Il piano scuole voluto dall’amministrazione del sindaco Rapinese (qui tutti i dettagli punto per punto) è ormai da settimane il tema cruciale del dibattito politico.
Dopo le vicende della Corridoni e degli altri istituti, le polemiche e l’imminente manifestazione, ecco un altro contributo da parte di due insegnanti della Scuola dell’Infanzia “Carluccio” di via Volta che sarà, nelle intenzioni dell’amministrazione, chiusa.
Ecco il ragionamento:
Non è facile trovare le parole giuste quando assistiamo a decisioni che calpestano il buonsenso prima ancora che il nostro lavoro. Ma a un certo punto il silenzio diventa complicità, e noi insegnanti della Carluccio sentiamo il dovere di dire chiaramente come stanno le cose.
Si parla di “riorganizzazione” e di “razionalizzazione”, usando termini asettici che servono solo a mascherare la realtà: la decisione di chiudere e cancellare la nostra scuola. La verità, però, è che qui non c’è nulla da risanare o da salvare. Alla Carluccio le aule sono piene e le famiglie continuano a sceglierci con fiducia ogni giorno. Siamo una scuola viva, che funziona e risponde a un bisogno reale del territorio.
Per questo non possiamo capacitarci del criterio secondo cui si decide di chiudere una realtà che cammina sulle proprie gambe. Davvero si pensa che i bambini siano numeri da spostare su una tabella?
Parliamo di bambini dai tre ai sei anni. A questa età la scuola non è un indirizzo su un foglio: è il loro mondo, è il luogo dei punti di riferimento, della sicurezza, dei legami quotidiani con i compagni e con le maestre che li accolgono.
Inoltre, con una chiusura, verrebbe meno quella dimensione preziosa per cui i bambini incontrano a scuola altri bambini che abitano vicino, le famiglie si conoscono e la scuola diventa parte della vita quotidiana.
Una piccola preziosa scuola inserita nel tessuto cittadino non offre soltanto un servizio educativo: contribuisce a rendere il luogo più vivo, abitato e accogliente. Favorisce gli incontri, sostiene le relazioni e rappresenta un presidio importante per le famiglie. Dove ci sono bambini, la città continua a vivere e a guardare al futuro. Sradicarli da un ambiente che funziona e che li custodisce, senza un valido motivo, significa ignorare del tutto i loro bisogni emotivi ed evolutivi. Significa non sapere cosa significhi fare educazione. Chi prende queste decisioni dovrebbe venire a vederla e a conoscerla davvero, la nostra scuola.
Chiediamo rispetto per i nostri bambini, per le famiglie che ci danno fiducia e per la nostra professionalità. La Carluccio non è un peso da alleggerire o una scuola da cancellare: è un presidio educativo che dà frutti ogni giorno. Spegnerlo è una sconfitta per tutta la comunità.
Francesca Pellegrino
Lucia D’Angelo
