A tre anni dalla legge del 2023, il sostegno destinato ai lavoratori dei comuni di confine non è ancora arrivato in busta paga. Il sindacato chiede lo sblocco immediato dei fondi, un tavolo con la Regione e un premio interamente detassato e decontribuito, senza costi per le imprese.
Almeno 25 milioni di euro di imposte incassati dallo Stato nel 2024 grazie ai nuovi frontalieri lombardi, ma nessun euro ancora arrivato nelle buste paga dei lavoratori a cui era stato promesso un sostegno. È questa la situazione denunciata dalla UIL Lombardia in merito al mancato pagamento del cosiddetto premio di frontiera, previsto dalla legge 83 del 2023 e destinato ai lavoratori residenti nei comuni di confine che svolgono la propria attività in Italia.
A lanciare l’allarme è Dario Esposito, coordinatore territoriale Uil Lombardia del Lario, che sottolinea il ritardo nell’attuazione di una misura attesa ormai da tre anni. «Dalle tasse dei nuovi frontalieri l’erario ha incassato almeno 25 milioni di euro. In busta paga, finora, zero euro. E per le aziende il premio non costa nulla», afferma Esposito.
Il sindacato precisa che il contributo non è destinato ai frontalieri che lavorano in Svizzera, ma a chi continua a lavorare nei territori italiani di confine. «Il premio non è per i frontalieri: è per chi resta», ribadisce Esposito. I beneficiari sono i lavoratori del commercio, della ristorazione, dell’industria, dell’agricoltura e degli altri settori privati: commesse, cuochi, operai, braccianti e impiegati che ogni giorno contribuiscono all’economia locale, confrontandosi con stipendi svizzeri molto più elevati.
Incassi fiscali e fondi: il divario denunciato dal sindacato
Secondo le stime elaborate dalla Uil sulla base dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), nel 2024 i nuovi frontalieri residenti in Lombardia hanno prodotto un imponibile significativo, generando un gettito fiscale stimato in almeno 25 milioni di euro nel solo primo anno. Una cifra destinata, secondo il sindacato, a raddoppiare con gli incassi del 2025. A fronte di queste entrate, tuttavia, il fondo statale destinato al premio è stato finanziato con risorse inferiori e, soprattutto, non ha ancora prodotto alcuna erogazione ai lavoratori.
Una situazione che il segretario generale della Uil Lombardia, Antonio Albrizio, definisce insostenibile e politicamente inaccettabile. «Da Sondrio a Como e Varese, passando per tutto il fronte lombardo, la situazione è insostenibile e politicamente inaccettabile», dichiara. Albrizio contesta il fatto che lo Stato incassi decine di milioni di euro di imposte senza che il beneficio promesso raggiunga i lavoratori che sostengono il tessuto economico dei territori di confine. Per questo, chiede alla Regione Lombardia di superare i ritardi burocratici nella gestione dei trasferimenti statali e di assumere un ruolo politico più incisivo. «Serve una cabina di regia politica forte che metta attorno a un tavolo sindacati e categorie economiche, pretendendo certezze da Roma», afferma il segretario generale. «I fondi ci sono, sono generati dalle nostre terre e devono tornare immediatamente nelle buste paga di chi sceglie di restare a lavorare e vivere nei nostri comuni».
Il nuovo decreto e la scadenza del 16 novembre
Un passaggio decisivo è rappresentato dal decreto-legge 162/2026, che prevede il trasferimento diretto delle risorse alle Regioni di confine. I tempi, però, sono stretti: il Parlamento dovrà convertire il decreto in legge entro il 16 novembre. Successivamente, spetterà alla Regione Lombardia definire i destinatari del premio e le relative modalità di erogazione. Esposito richiama l’attenzione anche sul rapporto tra le imposte incassate e le risorse destinate alla misura. «Facciamo i conti in tasca allo Stato: ogni 100 euro di IRPEF versati dai nuovi frontalieri lombardi, il fondo del premio ne vale meno della metà, al massimo 46. E in busta paga non ne è arrivato nemmeno uno», sottolinea.
Per la UIL, non è quindi sufficiente rendere disponibili le risorse: occorre che il finanziamento sia adeguato agli introiti fiscali effettivi e che il premio venga concretamente riconosciuto ai lavoratori interessati.
Un aiuto ai lavoratori senza costi per le imprese
La UIL Lombardia evidenzia inoltre che il premio di frontiera rappresenta un’opportunità anche per le aziende, perché non comporta costi aggiuntivi a loro carico. Il fondo è interamente statale e le imprese avrebbero esclusivamente il compito di fungere da tramite per l’erogazione.
«Le imprese di confine hanno tutto da guadagnare», osserva Esposito. «Ogni anno perdono personale che va a lavorare in Svizzera. Un premio pagato dallo Stato aiuta a trattenere i lavoratori senza toccare i costi aziendali». Il sindacato invita quindi le associazioni d’impresa a sostenere la richiesta di attuazione della misura, coinvolgendo comparti come il commercio, il turismo, l’artigianato e l’agricoltura. L’obiettivo è contribuire a contrastare la perdita di personale e a mantenere nei territori di confine le competenze e la forza lavoro necessarie alle attività economiche locali.
Le richieste della UIL a Regione, Governo e Ministero dell’Economia
La UIL chiede alla Regione Lombardia di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali non appena il decreto sarà convertito in legge. Il confronto dovrà servire a stabilire tempi certi e a garantire l’assegnazione del premio a tutti i lavoratori residenti nei comuni di confine, con l’esclusione del settore pubblico, già tutelato da un’altra normativa. Al Governo e al Parlamento il sindacato chiede di assicurare che il contributo arrivi integralmente in busta paga, senza essere gravato da tasse o contributi, e che il fondo cresca in proporzione agli effettivi incassi fiscali dello Stato. Al Ministero dell’Economia e delle Finanze viene invece richiesta la massima trasparenza sulle entrate derivanti dalle imposte versate dai nuovi frontalieri, con una rendicontazione distinta per ciascun territorio.
La UIL intende seguire tutte le fasi del percorso, dalla conversione parlamentare del decreto alle decisioni della Regione, fino all’effettiva erogazione del contributo. «Ai lavoratori di confine sono stati promessi dei soldi. Ci sono, sono stanziati e non costano nulla alle imprese», conclude Esposito. «Adesso devono arrivare in busta paga. La UIL seguirà ogni passaggio, dal Parlamento alla Regione, fino al primo euro».
