Nuova vita per l’ex maneggio confiscato alla mafia. Pronto infatti il bando pubblico per la gestione. Soddisfatto il Pd cittadino e provinciale.
“La lotta alla mafia sul nostro territorio si misura anche dalla capacità di restituire alla collettività i beni confiscati alle organizzazioni mafiose e di trasformarli in luoghi di legalità, inclusione sociale e partecipazione. Per questo riteniamo una buona notizia che per Cascina Tavorella ad Oltrona San Mamette si proceda finalmente, come prescritto dalla normativa, all’affidamento attraverso un bando pubblico e trasparente”. Lo fanno sapere il segretario del Circolo del Partito Democratico di Oltrona San Mamette-Appiano Gentile- Bulgarograsso, Pasquale Vergottini e la Segretaria provinciale Carla Gaiani.
“L’auspicio del PD, sia locale che provinciale, – chiarisce Vergottini – è che la comunità di Rebbio e il Decanato di Appiano Gentile possano ottenerne l’affidamento del bene, dando continuità al lavoro straordinario svolto in questi anni dai diversi enti e dalle decine di volontari arrivati da tutta la provincia di Como. Sono stati loro a rendere nuovamente viva la cascina, trasformandola in un simbolo concreto del territorio di impegno contro le mafie e di educazione sociale, ambientale e soprattutto alla legalità. Lo testimoniano le tante giornate di lavoro e i numerosi incontri e dibattiti organizzati che hanno coinvolto relatori di rilievo del mondo civico, cattolico, istituzionale, dell’associazionismo e dell’antimafia. Sarebbe davvero un peccato, oltre che una grave iniquità, disperdere questo patrimonio umano e civile che è sotto gli occhi di tutti”.
“Auspichiamo infine – conclude la segretaria provinciale Dem – che alcune prescrizioni del bando, come il divieto di utilizzare il bene per la «propaganda di idee atte a influenzare le opinioni», vengano interpretate in maniera costruttiva e con buon senso perché, al di là della formulazione oggettivamente singolare, un bene confiscato alla mafia deve essere un luogo di libertà, di confronto e di crescita civile, non uno spazio in cui si teme il libero dibattito delle libere idee”.