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“Rapinese populista, tracotante e irrispettoso”, lettera ai consiglieri dai dipendenti del Comune di Como. Sciopero l’11 febbraio

Lo scorso 29 gennaio l’annuncio: Como, scontro totale su 179mila euro revocati e sugli scatti bloccati: è sciopero. “La dignità non ha prezzo”. La decisione in seguito alle clamorose polemiche dello scorso mese di dicembre con lo scontro frontale tra i sindacati (e gran parte dei dipendenti del Comune di Como) e il sindaco Alessandro Rapinese e la sua giunta. A comunicarlo erano state tutte le sigle sindacali. Oggi sono state comunicate le modalità della protesta: Mercoledì 11 febbraio in occasione dello sciopero dei lavoratori e lavoratrici del comune di Como, si terrà un presidio dalle ore 9 davanti Palazzo Cernezzi. Inoltre, i consiglieri comunali di maggioranza e minoranza sono stati raggiunti da un comunicato sindacale firmato da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cobas pi, CSE flfp che riporta le ragioni dello sciopero e invita gli stessi a supportare l’iniziativa”. Ma soprattutto ecco la lettera inviata ai consiglieri:

Sciopero mercoledì 11 febbraio 2026

Gentile Consigliere Comunale,
Le inviamo la presente per spiegarle le motivazioni che ci hanno condotto ad una scelta così drastica, quella dello sciopero. Abbiamo una convinzione. Quando decidiamo di sostenere un’idea, perorare una causa, affrontare una lotta, quando l’affrontiamo insieme, quando decidiamo di essere uniti, non possiamo essere ignorati. Le parole del sindaco sulla estrema marginalità dei lavoratori al servizio della cittadinanza sono emblematiche: “potete scioperare tutto l’anno che tanto cambia nulla”. Una battuta come un’altra per dire – anzi per ribadire – che il nostro lavoro è marginale, insignificante, un peso per le casse comunali.

Dobbiamo dare un segnale chiaro e inequivocabile a chi pensa di giocare da solo la sua partita. Per questo abbiamo indetto uno sciopero, mercoledì 11 febbraio.

Perché scioperare?

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un progressivo svuotamento del ruolo delle relazioni sindacali e a decisioni prese in modo unilaterale dall’amministrazione, guidata dal Sindaco Rapinese, che hanno colpito tutto il personale.

A partire dalle modifiche continue all’assetto organizzativo senza un reale confronto, che hanno creato un clima di strutturale incertezza e frustrazione negli uffici e nei servizi.

Le proposte sull’incremento del salario accessorio (che abbiamo chiesto noi dipendenti!) derivanti dalle possibilità fornite dal decreto P.A. sono state ingiuste fin dall’inizio: dei 100.000 euro aggiuntivi in parte stabile del fondo 50.000 destinati a 22 posizioni EQ e 50.000 euro al resto del personale (circa 600 dipendenti). 99 euro medi per la stragrande maggioranza dei dipendenti contro 1.818 euro medi per 22 posizioni di elevata qualificazione, una disparità che da subito abbiamo respinto come inaccettabile.

Una volta rifiutata la “proposta indecente” la contrattazione è stata di fatto sostituita da decisioni calate dall’alto e una volta restituita al mittente la seconda proposta (40.000 per le EQ e 60.000 per tutti gli altri), l’uomo solo al comando è arrivato alla revoca di due delibere di giunta che stanziavano complessivamente circa 179.000 euro (100.000 euro di risorse stabili da decreto PA e 79.000 in parte variabile da PNRR), con l’effetto praticamente immediato di una riduzione media di circa 287 euro a testa sulla produttività.

Ulteriore effetto negativo derivante dal mancato accordo di contrattazione decentrata è stato il blocco del percorso delle progressioni orizzontali, di fatto penalizzando le prospettive future di ciascuna/o di voi.

Nonostante le scorrettezze antisindacali abbiamo tentato il dialogo anche dopo la proclamazione dello stato di agitazione, durante la procedura di conciliazione in Prefettura, abbiamo proposto soluzioni e tentato mediazioni dignitose. L’amministrazione in tutta risposta ha dichiarato la propria disponibilità a rimettere le cifre sottratte al fondo a condizioni ancora più penalizzanti della prima proposta (su 100.000 euro di decreto P.A. ha chiesto il conferimento di 70.000 per le 22 posizioni organizzative e 30.000 per i restanti 600 dipendenti). Un genio della mediazione? Un bullo arrogante? Decidete voi. Naturalmente abbiamo rifiutato e abbandonato il tavolo.

Questo modo di fare, populista, tracotante, irrispettoso, non possiamo accettarlo.

Cosa vogliamo ottenere con la mobilitazione:

  • Il ripristino delle risorse revocate e rispetto delle relazioni sindacali;
  • Ripresa di un dialogo responsabile e serio, strutturato e rispettoso;
  • Un sistema di relazioni sindacali che consegni davvero la contrattazione alla delegazione di parte pubblica evitando decisioni perentorie somministrate dall’alto;

MA SOPRATTUTTO

  • Dignità e correttezza per tutti i lavoratori e le lavoratrici del comune di Como, nessuno escluso, senza discriminazioni tra categorie di personale che contribuiscono ad alimentare il malcontento generale sempre più insopportabile.

Per questo vi chiediamo di supportare il nostro sciopero.

Saremo in presidio mercoledì 11 febbraio alle ore 9 davanti palazzo cernezzi, lato Viale Lecco. Grazie.

I lavoratori e le lavoratrici del Comune di Como.

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