RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Attualità, Economia

Lombardia, il colosso internazionale non arretra: partono i licenziamenti nella storica azienda

Nessun passo indietro da parte del gruppo Efi (Electronics for imaging). La multinazionale statunitense, proprietaria di Reggiani Macchine Spa, ha confermato ieri, martedì 10 febbraio, il piano di ristrutturazione che colpirà duramente lo stabilimento di Comun Nuovo come ha raccontato Primabergamo in queste ore. La direzione aziendale ha formalizzato l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà fino a 13 lavoratori della sede bergamasca, su un organico che conta attualmente 151 dipendenti.

Posizione inaccettabile per i sindacati

La conferma della linea dura è arrivata durante il vertice tra i vertici societari e le rappresentanze sindacali presso la sede di Confindustria Bergamo. Gigi Rizzoli, esponente della Fiom Cgil di Bergamo, ha commentato con estrema fermezza l’esito del confronto: “L’azienda ci ha sostanzialmente confermato la sua posizione: puntare su saving e redditività, imposti dalla casa madre, passando dal taglio di 13 posizioni lavorative in un organico già fortemente ridimensionato. Per noi questa impostazione è inaccettabile e l’abbiamo ancora una volta respinta al tavolo, chiedendo di ragionare su strumenti alternativi, a partire da prepensionamenti e volontarietà”.

Sulla stessa linea di netta contrapposizione si pone Livio Salvioni, della Fim Cisl Bergamo, che ribadisce l’indisponibilità dei lavoratori a subire decisioni unilaterali: “Malgrado le varie proposte fatte e tese a ricollocare il personale in esubero in aree diverse, all’uso degli ammortizzatori sociali o a chiudere la vertenza solo per eventuali volontari, l’azienda ha insistito sul proprio obiettivo della riduzione di 13 persone, da effettuare nella prima parte dell’anno. Non possiamo accettare che l’unica via percorribile siano i licenziamenti. Per questo, in accordo con i lavoratori proseguiamo la protesta”.

Sciopero e presidio il 13 febbraio

La tensione sociale sfocerà in una nuova giornata di mobilitazione. Dopo lo stop del 30 gennaio, è stato proclamato un secondo sciopero con presidio davanti ai cancelli della fabbrica. La mattina di venerdì 13 febbraio, dalle ore 8 alle 10, le maestranze della Reggiani Macchine incroceranno le braccia per manifestare contro la procedura di esubero. Le sigle sindacali sottolineano un dato allarmante: negli ultimi tre anni, l’azienda ha già subito una contrazione della forza lavoro pari a circa il 25% dell’organico totale.

Analisi dell’azienda sulle difficoltà del mercato

Il management di Reggiani Macchine aveva già precedentemente esposto le motivazioni strategiche alla base della scelta attraverso una nota ufficiale, che viene riportata integralmente da Primabergamo:

“Reggiani Macchine ha annunciato – durante un incontro con le OO.SS – l’intenzione di allineare il proprio modello operativo e di business alle difficoltà strutturali del mercato. Purtroppo, questo provvedimento, necessario ad assicurare la sostenibilità futura dell’azienda, non è più procrastinabile e porterà all’individuazione di esuberi in alcune posizioni lavorative presso la sede di Comun Nuovo. Questa difficile decisione è il risultato di un’approfondita analisi del settore meccanotessile che sta affrontando negli ultimi anni una fase caratterizzata da cambiamenti strutturali significativi, legati alla forte pressione sui prezzi determinata dall’ingresso di player di matrice asiatica e all’inasprirsi dello scenario competitivo. L’azienda, infatti, negli ultimi anni ha operato in uno scenario di fragilità globale caratterizzato da una domanda in forte contrazione nei mercati europei e parallelamente dal drastico calo delle quote di mercato in Paesi come Cina, India, Bangladesh e Pakistan dovuto all’ingresso di player di matrice asiatica nel settore. Inoltre, la politica protezionistica statunitense, ha ulteriormente aggravato la situazione che – unita all’instabilità geopolitica – rischia di frenare ulteriormente gli investimenti globali nel settore. In questo quadro, il management dell’azienda ha provato ad implementare diverse iniziative per cercare di rilanciare la competitività del business italiano, ma gli sforzi messi in campo sono stati utili ma non sufficienti alla luce del contesto di mercato in continuo deterioramento. Prima di giungere a questa sofferta, ma inevitabile decisione, Reggiani Macchine ha preso in considerazione tutte le alternative percorribili, oltre ad aver fatto ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali disponibili, ma dopo un’approfondita analisi, ha confermato che l’opzione praticabile è, purtroppo, l’apertura di una procedura di mobilità. Siamo dispiaciuti per l’impatto che questo provvedimento avrà sui nostri lavoratori e lavoratrici di Comun Nuovo. Siamo consapevoli della difficoltà della situazione e vogliamo assicurarvi che Reggiani Macchine si impegnerà a lavorare a stretto contatto con le Organizzazioni Sindacali, le Istituzioni e i dipendenti per supportarli durante questa fase”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Potrebbe interessarti: