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Treni, la Svizzera si “scorda” del Ticino: rischi per i collegamenti verso il confine e su Alp Transit

La notizia è passata un po’ in sordina. Ma in un territorio nel quale si parla costantemente di infrastrutture e trasporti  pubblici rapidi ed efficienti, anche per garantire lo spostamento dei turisti e, ad esempio, dei tanti lavoratori frontalieri, forse quanto emerso nei giorni scorsi nella vicina Svizzera riveste un ruolo importante.

A sottolineare quanto sta accadendo è  la Regio Insubrica che alza la voce e lancia un grido d’allarme sul futuro della mobilità su rotaia.

L’organismo di cooperazione transfrontaliera — che riunisce i rappresentanti delle Province di Varese, Como, Lecco, Novara e Verbano-Cusio-Ossola — ha espresso una profonda preoccupazione in merito al recente rapporto di perizia redatto dal Politecnico federale di Zurigo (ETH), documento cardine per lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie dei prossimi decenni.

Attraverso i membri del proprio Consiglio di presidenza, la Comunità di lavoro ha inviato una missiva ufficiale indirizzata ad Albert Rösti, Consigliere federale elvetico e capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC). L’oggetto della contestazione è il rapporto denominato “Trasporti ’45”, che delinea le priorità strategiche e gli investimenti per l’ampliamento della rete ferroviaria fino al 2045

La critica principale riguarda l’assenza di interventi significativi nel Canton Ticino. «La perizia non prevede opere di rilievo sull’infrastruttura ferroviaria ticinese», denuncia la Regio Insubrica, sottolineando come tale mancanza possa compromettere la stabilità dell’intero comparto. «Una simile esclusione causerebbe ripercussioni negative sulla qualità dell’offerta sia per il traffico passeggeri (lunga percorrenza e regionale transfrontaliero), sia per il settore merci».

Ls presa di posizione pone l’accento sulla Dichiarazione d’Intenti (MoU) sottoscritta nel 2023 da Svizzera e Italia. Tale accordo mirava esplicitamente all’ampliamento delle infrastrutture entro il 2035, con obiettivi condivisi per il potenziamento dei collegamenti Ticino-Lombardia. Tuttavia, emerge chiaramente come questi impegni non siano stati recepiti nelle analisi del Politecnico di Zurigo.

L’urgenza di intervenire è supportata dai recenti sviluppi diplomatici: proprio lo scorso novembre, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano, Matteo Salvini, e il Consigliere federale Albert Rösti avevano ribadito la volontà di potenziare le tratte di accesso meridionali ad AlpTransit.

Obiettivo è che si  rispetti la continuità geografica e funzionale tra i due Paesi e l’attuazione degli impegni del 2023 per garantire la stabilità dell’esercizio ferroviario e il recepimento delle richieste di interventi infrastrutturali integrativi presentate dal Canton Ticino, ritenute fondamentali per il successo dei collegamenti transfrontalieri.

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