“L’anno scorso abbiamo saldato i conti con il Comune a maggio. Lo faremo anche quest’anno. Stiamo dando priorità a tutta un’altra serie di cose che sono legate ai giocatori e alle problematiche che abbiamo a livello societario. Di più non possiamo fare per mantenere aperto uno stadio che ci costa 100mila euro all’anno. Altrimenti se la vedranno con i tifosi”.

Si tratta di un gioco tra difesa e attacco quello dell’amministratore delegato di Como 1907 Srl, Roberto Felleca, chiamato a commentare a caldo la notizia data da ComoZero, nella serata di ieri, per cui il Comune di Como avrebbe intimato alla società di rinnovare il contratto per l’utilizzo dello stadio Giuseppe Sinigaglia (al momento la squadra occupa la struttura senza concessione, scaduta a luglio 2018) e saldare un insoluto pari a 31mila euro (21mila per il periodo luglio 2018-febbraio 2019 e 10mila per l’acconto della stagione 2018/2019).

In caso di mancata ottemperanza, la pena sarebbe “l’immediata attivazione delle procedure per la riscossione coattiva e per la liberazione dell’immobile”. In altre parole, lo “sfratto” del Como dallo stadio.
“C’è da dire che non abbiamo mai sottolineato che abbiamo uno stadio fatiscente, con i bagni che non funzionano in curva, in tribuna e tante altre perdite d’acqua – spiega Felleca, denunciando le condizioni della struttura in (non) concessione – pur non essendo una ragione per non pagare il canone, inviterei il comune a fare un sopralluogo per valutare lo stato dello stadio”.

Al momento il Como è in cima alla classifica della Serie D e pare avere buone chance di continuare a cavalcare l’ondata di successi fino alla fine della stagione. Pare però lecito chiedersi se un decreto ingiuntivo di interdizione all’uso dello stadio possa avere un effetto negativo sulle performance della squadra.
Le speranze di Felleca riposano nello scenario in cui l’assessorato al Patrimonio mostri tolleranza nei confronti della posizione della società.
“Spero la questione non abbia una ricaduta sulla società. Mi auguro che il Comune ci lasci tranquilli a lavorare e raggiungere l’obiettivo a cui tutti vogliamo arrivare. A maggio manca un mese e mezzo. Come hanno aspettato sei mesi possono aspettarne uno e mezzo”.