La tutela ambientale segna un punto a favore delle associazioni nella Riserva Naturale Pian di Spagna e lago di Mezzola. La Commissione per l’Ambiente Naturale della Provincia di Como ha infatti bocciato la variante relativa alla “mobilità dolce”, esprimendo un parere nettamente negativo sulla costruzione di un nuovo ponte ciclopedonale presso la foce dell’Adda.

L’opera, definita dalle associazioni ambientaliste come un “megaponte” dall’impatto ecologico ed economico insostenibile, è da tempo al centro di un duro scontro tra gli enti gestori e le realtà del territorio. Nonostante i tentativi di accelerazione burocratica, le critiche sollevate dai commissari e la mancanza di alternative progettuali valide hanno portato all’arresto del piano. Ora la palla passa alla Regione Lombardia, mentre Legambiente, WWF e altre sigle locali tornano a proporre una soluzione alternativa: il potenziamento della passerella già esistente sull’attuale ponte stradale, per conciliare fruizione turistica e conservazione della biodiversità.
Ecco la nota delle associazioni
La Commissione per l’Ambiente Naturale della Provincia di Como, convocata il 5 marzo u.s. ha espresso parere negativo in merito ai progetti di Variante per la mobilità dolce del Piano di Gestione della Riserva Naturale Pian di Spagna e lago di Mezzola.

Il punto più critico, anche se non il solo, è l’inclusione nella variante della previsione di un ponte ciclopedonale sull’Adda non lontano dalla foce. In varie occasioni le Associazioni riunite in Occhi sul Pian di Spagna avevano espresso contrarietà alla costruzione di un’opera ritenuta gravemente impattante da un punto di vista naturale, ecologico ed anche economico.

Già il 7/11/2019 la Regione Lombardia – Direzione Generale Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi auspicava un approfondimento idoneo a minimizzare gli impatti e l’incidenza dell’opera sulla biodiversità dell’area protetta.
Ma è stata necessaria una diffida formale da parte di Legambiente e WWF perché l’Ente gestore della Riserva mettesse mano, con velocità inaspettata, visti i tempi in cui ristagna l’approvazione della variante del Piano generale, ad una cosiddetta “variantina” con l’intento dichiarato di raccordare la mobilità all’interno della Riserva con il Piano regionale della mobilità dolce, senza riuscire a fugare il sospetto sul reale motivo, quello di aprire la strada al progetto del nuovo ponte.

E questo nonostante la direttiva 4 del PAI, il Piano per l’Assetto Idrogeologico del fiume Po prescriva che la localizzazione di nuove opere all’interno di questa Fascia è condizionata alla dimostrazione dell’assenza di alternative di localizzazione, per favorire la destinazione prevalente a primaria funzione idraulica e di tutela naturalistica e ambientale, prevedendo destinazioni che ne migliorino le caratteristiche.
Si è quindi arrivati all’incontro della Commissione della Provincia di Como in cui sono state discusse anche le diverse possibilità di realizzazione dell’attraversamento ciclopedonale del fiume. Sia sulle procedure utilizzate dall’Ente Riserva per produrre la Variantina, sia sulle soluzioni proposte per l’attraversamento dell’Adda, sono state sollevate numerose critiche da parte dei commissari. La conclusione è stata la bocciatura del progetto.

Questo non vuol dire che il megaponte sull’Adda sia definitivamente andato a fondo, ché l’ultima parola spetta alla Regione Lombardia, ma forse sarà la volta buona perché si cominci ad esaminare con attenzione, convinzione, supporto di dati certi, rispetto di una zona di primaria importanza naturalistica come il Pian di Spagna, l’idea di appoggiare o affiancare una passerella, questa sì, all’attuale ponte sull’Adda, dove peraltro già esiste un passaggio pedonale. Un’ipotesi da sempre proposta e sostenuta da Legambiente, WWF, Orma, Cros, ma anche dalla Provincia di Sondrio, e dalla Soprintendenza, sulla scorta di quanto è stato fatto pochi metri più in là, al Ponte del Passo sulla Mera.