Tassa sulla salute, sembrava destinato a chiudersi con un nulla di fatto anche il 2025. Ormai a distanza di quasi due anni dalla sua entrata in vigore, tutto infatti faceva presagire che le infinite discussione avrebbero subito uno stop per le vacanze di Natale per poi riprendere nel 2026.
E invece no. Sotto l’albero di Natale dei vecchi frontalieri arriva infatti in regalo la tanto contestata tassa. È stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero della Salute, elaborato di concerto con il Ministero dell’Economia, che ufficializza il via libera al contributo di compartecipazione per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) a carico dei cosiddetti “vecchi frontalieri”.
Secondo quanto stabilito dal provvedimento ministeriale, l’entrata in vigore della tassa avrà carattere retroattivo, partendo dal 2024. Il passaggio formale del Governo rappresenta tuttavia solo la prima fase: la palla passa ora alle singole Regioni, che avranno il compito di emanare i decreti attuativi necessari per definire l’importo esatto e le modalità operative di riscossione del contributo.
Il decreto ministeriale ribadisce con precisione i parametri finanziari del prelievo forzoso:
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Aliquota: Il contributo varierà tra il 3% e il 6% del reddito netto di ogni singolo “vecchio frontaliere”.
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Importo Minimo: La quota minima da versare è fissata a 30 euro al mese.
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Importo Massimo: Il tetto massimo del prelievo non potrà superare i 200 euro al mese.
La Regione Lombardia ha già manifestato l’intenzione di applicare l’aliquota più bassa, pari al 3%. Un dettaglio procedurale di rilievo riguarda la base del conteggio: non disponendo l’Italia dei dati fiscali precisi dei vecchi frontalieri, il calcolo dell’importo avverrà sulla base di un’autocertificazione presentata dal lavoratore stesso.
La Regione Lombardia si trova ora in prima fila per l’attuazione della misura. Resta però un’incognita temporale non indifferente. Andrea Puglia, sindacalista e responsabile del settore frontalieri per l’OCST, ha espresso preoccupazione sulle tempistiche: “Non sappiamo quando la Lombardia approverà il decreto attuativo. Il decreto ministeriale specifica che l’incasso deve basarsi sul reddito prodotto a partire dal 2024”, ha dichiarato al Cdt.
Nel decreto viene specificato che si procederà con la riscossione a partire dall’anno 2024. Rimane però l’incognita su cosa faranno le Regioni, perché se nel 2026 decidessero di prelevare sia il 2024 che il 2025 potrebbe essere una bella cifra da dare in un colpo solo.
Non sono mancate le prime reazioni, ecco una nota dei consiglieri regionali Dem:
“Dopo una lunga attesa, sorpresa – o ‘regalo’ di Natale, come lo ha già definito qualcuno ironizzando – del Governo di centrodestra: i frontalieri lombardi pagheranno la tassa sulla salute. Un prelievo forzoso nei confronti dei nostri lavoratori di confine che avviene con il beneplacito della Regione, probabilmente ben contenta dell’entrata, ogni mese, di diversi milioni di euro”, lo dicono Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del Pd, dopo aver appreso la notizia che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di Ministero della Salute e Ministero dell’Economia che dà il via libera al contributo di compartecipazione per il Servizio sanitario nazionale a carico dei vecchi frontalieri.
“Ci aspettavamo una retromarcia da parte di Roma nell’interesse dei frontalieri, ma non c’è stata. E ci rimane ancora qualche dubbio sulla costituzionalità di questa norma. Ma le chiacchiere stanno a zero: con effetto retroattivo, anche se noi avevamo chiesto almeno di non applicare questo aspetto, i nostri lavoratori di frontiera dovranno sborsare come minimo un centinaio di euro al mese, più gli arretrati, non appena Regione Lombardia avrà deliberato. Adesso rimane da vedere come intendono muoversi Fontana e la Lega, con gli alleati di Governo, dopo che avevano promesso ben altra soluzione sui territori”, continuano i dem.
“Abbiamo partecipato alle riunioni che i sindacati hanno organizzato nelle nostre provincie e visto quanta attenzione e preoccupazione ci fosse da parte dei frontalieri. Stato e Regione li hanno completamente abbandonati e intendono usarli solo per fare cassa”, concludono Orsenigo e Astuti.