L’UFIS – Unione Frontalieri Italiani in Svizzera – ha intrapreso due manovre istituzionali distinte, ma coordinate, indirizzate rispettivamente alla Regione Lombardia e alla Confederazione Svizzera. Questa iniziativa nasce dalla necessità di far emergere con estrema chiarezza e senso di responsabilità le conseguenze concrete derivanti dalle scelte politiche maturate negli ultimi mesi sul tema del frontalierato, ponendo al centro la tutela dei diritti dei lavoratori e delle famiglie che risiedono nelle aree di confine.
Nello specifico, l’UFIS esige dalla Regione Lombardia massima trasparenza e una solida motivazione tecnica in merito alla scelta di applicare una contribuzione sanitaria regionale ai frontalieri. Parallelamente, l’associazione ha richiesto alla Svizzera una presa di posizione ufficiale riguardante il nuovo Accordo Bilaterale Italia–Svizzera, denunciando la discriminazione già operativa tra “vecchi” e “nuovi” frontalieri .
Il contesto tra accordo bilaterale e tassa sanitaria regionale
Il panorama del lavoro transfrontaliero sta attraversando una fase di mutamenti profondi e significativi. Il nuovo Accordo Bilaterale Italia–Svizzera ha introdotto una netta demarcazione tra i lavoratori assunti prima del 17 luglio 2023 e quelli contrattualizzati successivamente a tale data. Questa distinzione ha di fatto creato due regimi fiscali differenti per soggetti che svolgono le medesime mansioni all’interno dello stesso territorio svizzero.
Allo stesso tempo, in Italia, è stata aperta la strada a una contribuzione sanitaria regionale, lasciando alle singole amministrazioni delle regioni di confine la piena libertà applicativa. Secondo l’analisi dell’UFIS, questi interventi, oltre a non essere stati coordinati in modo adeguato, hanno finito per generare disparità già riscontrabili, i cui effetti gravano pesantemente sulle famiglie, sulle imprese e sulla stabilità dei territori interessati.
Lettera alla Lombardia: chiedere conto di una scelta isolata
L’UFIS ha inoltrato una comunicazione formale al Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, per sollecitare la Giunta regionale a motivare la decisione di procedere verso l’applicazione della contribuzione sanitaria ai frontalieri. Si tratta di una scelta che appare isolata, poiché la Lombardia si distingue da tutte le altre regioni di confine, tra cui il Piemonte, che ha invece espresso pubblicamente la propria contrarietà alla misura.
Nello specifico, l’UFIS chiede alla Lombardia:
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Una spiegazione tecnica dettagliata della misura;
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La pubblicazione delle analisi di bilancio che ne giustificano l’adozione;
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Una valutazione puntuale degli impatti socio-economici sulle famiglie lombarde;
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Chiarimenti sulla coerenza di tale scelta rispetto agli accordi internazionali attualmente vigenti.
L’associazione ribadisce con fermezza che una decisione di tale portata non può essere assunta senza un’informazione trasparente e senza una valutazione organica delle conseguenze per i contribuenti coinvolti.
La lettera a Fontana
Lettera alla Svizzera: una frattura artificiale tra lavoratori
Contestualmente, l’UFIS ha trasmesso una missiva al Governo federale svizzero, domandando una presa di posizione ufficiale sui differenti regimi introdotti dal nuovo Accordo Bilaterale. La distinzione tra “vecchi” e “nuovi” frontalieri – basata esclusivamente sulla data di assunzione – non rappresenta un’ipotesi astratta, bensì una disparità già pienamente manifestata nel concreto: oggi, lavoratori impiegati nelle medesime mansioni e nello stesso Cantone sono soggetti a regole differenti.
L’UFIS evidenzia come tale frattura risulti del tutto estranea alla logica del mercato del lavoro transfrontaliero, dove la mobilità e la parità di condizioni rappresentano elementi fondamentali e imprescindibili.
La lettera al governo svizzero
Il nodo europeo e la coerenza con i principi UE
Un punto centrale della comunicazione rivolta alla Svizzera riguarda il rapporto tra l’Accordo Bilaterale e il quadro normativo europeo. L’UFIS chiede espressamente che la Confederazione chiarisca la coerenza del nuovo impianto con i seguenti pilastri:
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La libera circolazione dei lavoratori;
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La parità di trattamento;
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Il principio di non discriminazione;
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Il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale;
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La normativa e la prassi europea in materia di mercati del lavoro transfrontalieri.
L’UFIS sottolinea che, pur non essendo uno Stato membro dell’Unione Europea, la Svizzera ha sottoscritto accordi-quadro con l’UE proprio in tema di mobilità, previdenza e lavoro. È quindi legittimo chiedere che l’Accordo Bilaterale non risulti confliggente con tali principi fondamentali.
Non solo criticità: l’accordo va riaperto e riscritto
L’UFIS afferma con chiarezza che l’obiettivo non è semplicemente quello di “correggere dettagli applicativi” , ma di riconoscere che il nuovo Accordo Bilaterale ha introdotto una disparità strutturale che non può essere tollerata. Per questa ragione, l’associazione chiede formalmente che:
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L’Accordo venga ufficialmente riaperto sui tavoli bilaterali;
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Venga effettuata una riscrittura integrale del testo;
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Sia eliminata la distinzione discriminatoria tra le categorie di frontalieri;
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Venga ripristinato un quadro basato su parità, reciprocità e cooperazione.
L’UFIS ribadisce che non esiste alcuna ragione funzionale, economica o giuridica che possa giustificare l’attuale divisione artificiale fra i lavoratori.
Trasparenza e non scontro per la tutela dei territori
Entrambe le azioni – verso la Lombardia e verso la Svizzera – sono state impostate dall’UFIS con un approccio dialogico e istituzionale. L’associazione non intende generare contrapposizioni, ma promuovere la chiarezza, la responsabilità politica, la correttezza giuridica e la tutela dei lavoratori e delle famiglie, garantendo la stabilità dei territori di confine.
L’UFIS conferma inoltre la propria piena disponibilità a partecipare a tavoli tecnici e a consultazioni bilaterali e trilaterali per risolvere le criticità esposte.
Un passo avanti nella rappresentanza dei frontalieri
Con questa duplice iniziativa, l’UFIS consolida il proprio ruolo come attore sindacale e istituzionale del frontalierato, dimostrando che la protezione dei lavoratori implica oggi una capacità di interlocuzione su livelli differenti: regionale, nazionale, federale e sovranazionale. L’associazione ritiene indispensabile che il futuro del lavoro frontaliero sia costruito sulla trasparenza delle scelte, la correttezza degli strumenti e l’equità delle regole.



