Il settore dei media elvetici incassa un altro colpo durissimo. Il gruppo editoriale Tamedia ha annunciato un’ulteriore e pesante ondata di ristrutturazioni: 34 posti di lavoro a tempo pieno verranno soppressi, con un impatto diretto su 41 collaboratori distribuiti tra le redazioni di Zurigo, Berna, Basilea, Losanna e Ginevra.
La manovra colpisce in modo trasversale la stampa svizzera. Dei lavoratori coinvolti, 28 si trovano nella Svizzera tedesca, 9 in Romandia e 4 appartengono al Print Desk. L’editore ha fatto sapere che le notifiche ufficiali avverranno tramite colloqui individuali entro la fine del mese, pur restando in attesa dell’esito della procedura di consultazione avviata in Romandia. Per gli esuberi è previsto un piano sociale comprensivo di prepensionamenti, percorsi di riqualificazione professionale e tentativi di ricollocamento interno.
Le ragioni del gruppo: la fuga della pubblicità verso i Big Tech
Alla base della drastica riorganizzazione c’è una crisi strutturale che continua a mordere il mercato editoriale. Secondo quanto comunicato dalla società, il cambiamento delle abitudini di lettura, unito al crollo degli introiti pubblicitari — sempre più dirottati verso i colossi tecnologici globali —, ha reso inevitabile la revisione dei costi.
In questo contesto, il gruppo sottolinea la necessità di focalizzare le risorse dove si crea reale valore per gli abbonati, sfruttando al massimo gli investimenti nella digitalizzazione e nelle tecnologie innovative sostenuti negli ultimi anni.
«Dietro ogni posto di lavoro ci sono persone che hanno lasciato il segno in Tamedia con il loro impegno», ha dichiarato la CEO Jessica Peppel-Schulz. «Siamo consapevoli che si tratta di decisioni dolorose, ma dobbiamo garantire un’organizzazione economicamente sostenibile per continuare a investire in un giornalismo di qualità e in marchi forti».
La promessa infranta: tagli subito dopo la scadenza della tregua
L’operazione arriva a distanza di due anni dall’ultima grande ristrutturazione del 2024, che aveva portato alla chiusura delle tipografie di Bussigny e Zurigo e al taglio di circa cinquanta posizioni. In quell’occasione, la dirigenza aveva concordato un congelamento dei licenziamenti nelle redazioni valido fino a settembre 2026. Allo scadere del termine, le forbici sono tornate puntualmente in azione.
La dura protesta dei sindacati: «Così si indebolisce la democrazia»
Immediate le reazioni del mondo giornalistico. L’associazione Impressum ha espresso profonda preoccupazione, accusando il gruppo TX Group (proprietario di Tamedia) di aver trascurato negli ultimi anni la propria responsabilità sociale e democratica. Il sindacato chiede una ridistribuzione dei dividendi aziendali per tutelare i talenti e salvaguardare la qualità dell’informazione.
Sulla vicenda è intervenuto con fermezza anche Alberto Tikulin, presidente di Impressum Vaud: «Le redazioni meritano molto di più di una semplice tregua tra due ondate di licenziamenti. Ridurre il personale significa tagliare la capacità di indagare, verificare le notizie e raccontare la realtà locale. Si appesantisce il carico di lavoro di chi resta e si finisce per indebolire una stampa essenziale per il dibattito democratico».
(Foto simbolica in copertina di un-perfekt da Pixabay)
