Oltre 120 persone al vernissage di “Partita di pallone”, dipinto del 1933 che intreccia calcio, architettura e storia industriale comasca. L’opera sarà visitabile gratuitamente fino al 18 dicembre nella sede di Confindustria Como
Oltre 120 partecipanti hanno preso parte oggi, mercoledì 4 novembre, al vernissage di Partita di pallone, celebre dipinto realizzato nel 1933 dal maestro comasco Mario Radice, ospitato nella sede di Confindustria Como. L’opera sarà accessibile gratuitamente al pubblico da giovedì 5 novembre a venerdì 18 dicembre, nel foyer di via Raimondi 1, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18.

L’iniziativa prosegue la serie di appuntamenti dedicati alla cultura e all’arte promossi da Confindustria Como e offre l’occasione di approfondire la storia e il significato di uno dei dipinti più rappresentativi dell’arte del Novecento legata allo sport. A guidare il pubblico nella scoperta dell’opera sono stati Roberta Lietti, curatrice e responsabile dell’Archivio Opere di Mario Radice, l’architetto Paolo Brambilla e lo storico dell’arte Sergio Gaddi.

“Desidero innanzitutto ringraziare le eredi di Mario Radice per aver scelto di portare l’opera ‘Partita di pallone’ nella nostra sede, rendendola accessibile alla comunità comasca in un evento monografico”, ha dichiarato Gianluca Brenna, presidente di Confindustria Como. “Ci troviamo di fronte a un quadro di assoluto valore, al quale il Maestro era profondamente legato e che ha custodito per molto tempo nella propria casa. Per Confindustria Como, ospitarlo significa aprire la nostra sede alla città e alla sua comunità, offrendo a tutti l’opportunità di ammirare da vicino un capolavoro. L’opera resterà con noi fino a dicembre: il mio invito è quello di venire a scoprirla, a osservarla con attenzione e a godere della sua bellezza”.

Un dipinto premiato e protagonista delle grandi mostre
Realizzata in occasione del concorso Arte e Sport, promosso dai Sindacati di Belle Arti di Firenze, la tela fu premiata per la sua originalità e la qualità dell’esecuzione. Da allora è diventata un’opera di riferimento tra quelle dedicate agli sport moderni nell’arte del Novecento.

Nel corso degli anni, Partita di pallone è stata protagonista di importanti esposizioni. Tra queste, la retrospettiva comasca Mario Radice 1898-1987, curata da Luciano Caramel nel 2002, e la mostra antologica Mario Radice. Architettura, numero, colore, organizzata al Mart di Rovereto. Nello stesso museo, il dipinto è stato esposto anche nella recente rassegna Arte e fascismo, all’interno della sezione dedicata alle discipline atletiche.
Il calcio e le fabbriche: il ritratto della Como del Novecento
Nel dipinto, la storia dello sport, e in particolare del calcio comasco, si intreccia con quella dello sviluppo industriale del territorio. Da un lato emerge il legame con il Como 1907, storica società calcistica associata a Confindustria Como, che nel 2027 celebrerà il 120° anniversario della fondazione. Grande appassionato di calcio, Radice rappresenta nel dettaglio un attaccante del Como contrastato da due avversari.

Dall’altro, l’ambientazione racconta una città in trasformazione, segnata dalla nascita e dalla rapida espansione delle prime fabbriche tessili del Novecento. La partita si svolge nel campetto che allora si trovava in via Alciato, accanto all’area del futuro Asilo Sant’Elia. Sullo sfondo si riconoscono una struttura industriale con copertura a shed, tipica degli stabilimenti tessili, e gli edifici dei quartieri Viganò, Trieste e Volta.

Si tratta di grandi complessi residenziali costruiti negli anni Venti dalla Società Cooperativa Edificatrice per ospitare gli operai delle seterie della zona. Il quadro diventa così anche una testimonianza della storia urbana e sociale di Como, capace di unire sport, industria e architettura in un’unica scena.

L’esposizione è curata da Roberta Lietti, con progetto di allestimento dell’architetto Paolo Brambilla.
Chi era Mario Radice
Mario Radice (Como, 1898-1987) è stato uno dei protagonisti dell’astrattismo storico italiano e una figura di spicco delle avanguardie europee del Novecento. Fondamentali per la sua evoluzione artistica furono i viaggi all’estero compiuti tra il 1930 e il 1932, in particolare a Parigi, dove entrò in contatto diretto con la scena internazionale e con artisti del calibro di Fernand Léger. In Italia fu profondamente colpito anche dalle opere di Wassily Kandinsky esposte a Milano.
Da queste esperienze nacque un linguaggio fondato sulla geometria pura, sviluppato anche attraverso lo stretto sodalizio con importanti esponenti del Razionalismo architettonico, tra cui Cesare Cattaneo e Giuseppe Terragni. Con quest’ultimo collaborò alle decorazioni interne della Casa del Fascio di Como, realizzata tra il 1933 e il 1936 e considerata uno dei massimi esempi del rapporto tra pittura e architettura moderna.
Invitato più volte alla Biennale di Venezia, Radice ha contribuito alla storia della critica e del design italiani come teorico della forma e dello spazio. Per i suoi meriti artistici e il suo impegno civile ha ricevuto importanti riconoscimenti: l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano nel 1973 e l’Abbondino d’oro dalla città di Como nel 1985.
