Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Economia

E Manoukian depose il velluto: “Lockdown doveroso, ma sull’economia è stato come un evento bellico”

Come una guerra. Stavolta il presidente di Confindustria Como, Aram Manoukian, non ricorre alla frasi vellutate, senza spine, che ne sono un po’ la cifra stilistica. Ma, anzi, nel commentare i dati tutt’altro che esaltanti dell’economia comasca (li pubblichiamo sotto integralmente) utilizza un’immagine che rende bene l’effetto pesantissimo dell’emergenza sanitaria anche sull’economia lariana.

“È un tributo pesante quello che la nostra economia sta pagando alla pandemia – dice Manoukian – ed i dati del primo semestre raccolti tra le imprese comasche confermano ciò che era molto più di una sensazione. Il lockdown, doveroso da un punto di vista sanitario, ha avuto, sotto il profilo economico, effetti analoghi a quelli di un evento bellico ma, ancora, non si vede il momento della ricostruzione. I mesi autunnali, infatti, sono un punto interrogativo tendente al negativo per il perdurare della pandemia a livello globale”.

“È, quindi, indispensabile reagire con la medesima coesione che ci ha visto, durante i mesi più difficili dell’emergenza, divenire un vero e proprio esempio in ambito mondiale, cercando di trasferire il rispetto per le regole, la solidarietà, il coraggio, la collaborazione che hanno caratterizzato i mesi appena trascorsi, anche in ambito economico in un vero e proprio patto di alleanza – aggiunge il presidente di Confindustria – Dobbiamo sostenere gli investimenti privati e pubblici, i consumi interni, stimolare la domanda estera attraverso creatività e innovazione. Insomma, è fondamentale rimettere in moto il sistema economico bloccato da questo nemico subdolo e invisibile. Ma perché accada – conclude il Presidente di Confindustria Como – è indispensabile generare fiducia ad ogni livello. Dal Governo all’impresa, dal sistema bancario alle famiglie, per arrivare alle singole persone, la fiducia è il carburante sociale necessario affinché le cose possano accadere”.

I DATI RELATIVI ALLE AZIENDE DELLA PROVINCIA DI COMO

Nei primi sei mesi del 2020 i dati raccolti nell’ambito dell’Osservatorio Congiunturale tracciano uno scenario di marcato rallentamento per le imprese comasche, in coerenza con quanto esaminato a livello congiunto per il campione dei tre territori.

Gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato mostrano diminuzioni sia sul versante tendenziale, che risulta più penalizzato, sia sul fronte congiunturale.

In media, per i tre indicatori, la riduzione esaminata si attesta ad oltre il 21% rispetto al primo semestre dello scorso anno mentre la decelerazione misurata attraverso il confronto con i livelli del periodo luglio-dicembre 2018 si rivela poco al di sotto del 18% (17,9%).

L’attività produttiva risulta essere l’indicatore, tra quelli esaminati nell’ambito dell’Osservatorio, con la maggior contrazione su entrambi gli orizzonti temporali di analisi.

Le produzioni diminuiscono infatti del 19,9% a livello congiunturale mentre del 24,5% per quanto riguarda il confronto tendenziale. Anche il dato relativo alla capacità produttiva mediamente impiegata tra gennaio e giugno 2020, che scende dal 73,9% del secondo semestre 2019 al 55,4%, contribuisce ad accentuare il quadro di rallentamento.

Le aspettative formulate dal campione riguardo l’andamento generale del business nella seconda metà dell’anno non rivelano fiducia su un’inversione di marcia rispetto a quanto registrato per il primo semestre e risultano incerte. Per i tre indicatori vengono espresse infatti variazioni in diminuzione che si attestano mediamente al 7,5%.

Quasi un terzo (il 29,4%) del fatturato realizzato nel primo semestre 2020 dalle imprese di Como dipende dall’estero, a conferma della forte vocazione all’internazionalizzazione che caratterizza il territorio.

Il principale mercato di sbocco al di fuori dell’Italia è rappresentato dall’Europa Occidentale, area che assorbe una oltre due terzi dell’export, una quota pari al 21% del fatturato totale.

La struttura geografica delle vendite oltre confine comprende inoltre l’Est Europa (2,8%), i BRICS (1,5%), gli Stati Uniti (1,2%), l’Asia Occidentale (0,7%), l’America Centro-Meridionale (0,5%).

In Italia è generato il 70,4% del fatturato mentre la quota delle rimanenti aree del globo non precedentemente citate è pari complessivamente al 2%.

I giudizi qualitativi formulati dalle imprese del campione riguardo l’andamento del fatturato nella seconda metà del semestre, in particolare tra aprile e giugno 2020, risultano caratterizzati da una prevalenza di indicazioni di rallentamento, sia a livello domestico, sia con riferimento all’export.

Sul versante italiano nel 69,6% dei casi viene comunicata una diminuzione delle vendite, nel 27,2% un quadro stabile mentre nel restante 3,2% una crescita. Per quanto riguarda le esportazioni, il 68,8% del campione segnala una riduzione, il 15,5% indica una conservazione dei livelli mentre il 15,7% comunica vendite in aumento.

Non si registrano, per i primi sei mesi del 2020, particolari criticità legate al rapporto tra le aziende comasche del campione e gli Istituti di credito. Esaminando infatti i pareri espressi riguardo le condizioni praticate dai principali Istituti, il peggioramento è indicato per una quota inferiore ad un caso su dieci.
Nel dettaglio, con riferimento alle spese e alle commissioni nonché alla richiesta di garanzie e tassi, l’81,7% del campione segnala condizioni stabili, il 12,4% un miglioramento mentre il restante 5,9% comunica, invece, un inasprimento delle condizioni.

Valutando invece la disponibilità degli Istituti ad espandere linee di credito esistenti o ad attivarne di nuove si registra una situazione stabile per oltre un’azienda su due (51,6%), una maggior apertura per il 40,6% del campione mentre una minor propensione a soddisfare le richieste per il restante 7,8%.

Nel corso del primo semestre 2020 circa tre realtà del campione su cinque (56,9%) hanno usufruito della sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti secondo quanto previsto dal D.L. “Cura Italia”. Una quota simile (59%) di aziende comasche ha richiesto finanziamenti a medio/lungo termine in accordo con quanto stabilito dal D.L. “Liquidità”.

Lo scenario occupazionale è risultato caratterizzato da una generale conservazione dei livelli tra gennaio e giugno 2020, così come indicato da oltre sette realtà del campione su dieci (70,2%).

In caso di variazione l’indicazione prevalente si è rivelata però essere la diminuzione, comunicata dal 28,4% delle aziende, mentre l’aumento ha riguardato il restante 1,4% del campione.

Oltre quattro realtà su cinque (86,4%) hanno indicato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali nel primo semestre dell’anno, con una media di 11 (10,7) settimane richieste e 9 settimane effettivamente utilizzate.

Per circa due terzi del campione le misure adottate per la prevenzione e la protezione contro la diffusione del Covid-19 hanno determinato, nei primi sei mesi del 2020, sia modifiche alle turnazioni di lavoro del personale (66%), sia modifiche dell’orario di lavoro (63,1%).

Le previsioni riguardo l’andamento dell’occupazione per la seconda parte dell’anno confermano sostanzialmente il quadro delineato per il semestre gennaio-giugno; a fronte di una quota del 67,3% di realtà che prospettano uno scenario stabile, il 28% ipotizza una riduzione del proprio organico mentre il 4,7% comunica un incremento dei livelli.

I DATI AGGREGATI DI COMO, LECCO E SONDRIO

I dati delineano uno scenario di rallentamento degli indicatori rispetto al 2019. Ordini, attività produttiva e fatturato mostrano diminuzioni per entrambi gli orizzonti temporali di analisi. In diminuzione anche le prospettive per il secondo semestre 2020.

L’Osservatorio Congiunturale realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como sui primi sei mesi del 2020 evidenzia un quadro di decelerazione, sia sul fronte tendenziale sia su quello congiunturale.

Gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato registrano una decelerazione, rispetto ai livelli del periodo luglio-dicembre 2019, che si attesta in media al -10,9%.
Il raffronto ad un anno rispetto ai livelli del corrispondente semestre 2019 si rivela maggiormente penalizzato, con una diminuzione media per i tre indicatori pari al 16,6%.

Incerte e negative anche le previsioni per la seconda metà dell’anno in corso, con una diminuzione media attesa pari al 4,8% per ordini, produzione e fatturato.

Il tasso medio di utilizzo degli impianti produttivi evidenzia una sensibile contrazione rispetto a quanto esaminato nella precedente edizione dell’Osservatorio passando dal 75,7% del secondo semestre 2019 al 62,4%, uno scarto di oltre tredici punti percentuali.

All’interno del campione resta differenziato l’impiego della capacità produttiva; le realtà di medie dimensioni, con oltre 50 occupati, comunicano un utilizzo degli impianti (66,6%) più elevato rispetto a quanto esaminato per le imprese piccole, per le quali si registra un tasso del 59,5%.

Suddividendo invece le aziende in base al settore merceologico di appartenenza, è riscontrabile un utilizzo maggiore per le realtà metalmeccaniche (64,8%) e degli altri settori (65,3%), che considerano anche le produzioni alimentari e medico-farmaceutiche, rispetto a quelle tessili (52,7%).

Le imprese di Lecco, Sondrio e Como confermano una forte propensione all’internazionalizzazione.
Nei primi sei mesi del 2020 la quota di fatturato realizzato al di fuori dei confini nazionali è risultata pari ad oltre un terzo del totale (36,4%). L’export risulta prevalentemente diretto verso i paesi dell’Europa Occidentale, area che assorbe oltre la metà delle vendite estere e una quota pari al 20,6% del fatturato complessivo.

Risultano tuttavia importanti gli scambi con l’Europa dell’Est (4,5%), gli Stati Uniti (3,6%) e i BRICS (2%).

Anche le vendite all’estero, al pari di quanto riscontrato per l’Italia, hanno subito contrazioni nel corso del primo semestre 2020.

Valutando in particolare i giudizi espressi riguardo l’andamento del fatturato realizzato tra aprile e giugno, è identificabile una maggior incidenza di indicazioni di diminuzione rispetto a quelle di aumento, che riguardano sia il mercato domestico sia l’export.

Nel dettaglio, le imprese del campione considerano le vendite in diminuzione nel 67,8% dei casi per l’Italia e nel 61,7% dei casi per l’estero.

Sul versante dei rapporti tra le imprese del campione e gli Istituti di credito, con riferimento alle spese e alle commissioni, alla richiesta di garanzie e tassi, l’82,9% del campione segnala una situazione stabile, il 6,3% comunica un aggravio dei costi mentre il 10,8% indica un miglioramento.

Esaminando invece la disponibilità degli Istituti ad attivare nuove linee di credito o ad espandere quelle esistenti, tre realtà su cinque (60%) comunicano una situazione nella norma, il 33,2% una maggior propensione a soddisfare le richieste mentre il restante 6,8% un peggioramento.

Nell’ambito dell’Osservatorio è stato chiesto alle imprese aderenti di indicare l’utilizzo delle misure messe a disposizione dal Governo in tema di credito durante la prima metà dell’anno. Il 53,7% delle realtà del campione ha usufruito della sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti secondo quanto previsto dal D.L. Cura Italia, mentre il 46,8% ha presentato richiesta di finanziamenti a medio/lungo termine in linea con il D.L. Liquidità.

Le variazioni negative che nei primi sei mesi del 2020 hanno interessato gli indicatori di domanda, attività produttiva e fatturato sono riscontrabili anche sul fronte dell’occupazione.

Se circa due imprese su tre (66,5%) indicano stabilità dei livelli, il 26% del campione segnala dinamiche in diminuzione, a fronte di una quota inferiore (7,5%) di soggetti che indicano, invece, un aumento.

È importante considerare che nel periodo d’analisi oltre quattro realtà su cinque (81%) hanno affermato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali; in media sono state richieste 9 settimane, mentre ne sono state effettivamente utilizzate poco meno di 8 (7,7).

Le aspettative occupazionali sulla seconda metà dell’anno delineano un quadro che si sovrappone sostanzialmente con quanto esaminato per il primo semestre.

DOMANDA

La domanda delle imprese di Lecco, Sondrio e Como rivela diminuzioni per entrambi gli orizzonti temporali d’analisi considerati.
Il confronto congiunturale mostra una decelerazione del 10,6% rispetto ai livelli del secondo semestre 2019, dato che disattende completamente le previsioni formulate ad inizio anno, indicanti +2,4%.
Sul versante tendenziale si registra invece una contrazione del 16,6% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno.
Le aspettative per la seconda metà dell’anno permangono negative ed esprimono una variazione che, in media, per le realtà del campione globalmente considerato si attesta al -5%.

ATTIVITA’ PRODUTTIVA

L’indicatore associato all’attività produttiva delle realtà dei tre territori mostra andamenti in linea con quanto esaminato per la domanda, diminuendo sia sul versante congiunturale, sia sul fronte tendenziale.
L’analisi, rispetto ai livelli dello scorso semestre luglio-dicembre evidenzia una diminuzione della congiuntura del 12,6%, dato ancora una volta lontano, oltre che di segno opposto, dalle previsioni formulate durante la precedente edizione dell’Osservatorio (+3,4%).
Il confronto con i primi sei mesi del 2019 mostra invece un rallentamento più marcato, pari al 17,5%.

Come nel caso degli ordini, le previsioni sull’andamento della produzione per il secondo semestre del 2020 non rivelano un’inversione di marcia rispetto a quanto esaminato per la prima metà dell’anno; in media per il campione è attesa infatti una diminuzione del 5,3%.

La capacità produttiva mediamente utilizzata dalle imprese lecchesi, sondriesi e comasche nei primi sei mesi dell’anno si attesta a quota 62,4%, rivelando una contrazione di oltre 12 punti percentuali rispetto al tasso di utilizzo esaminato per il semestre precedente (75,7% per il periodo luglio-dicembre 2019).
All’interno del campione emergono differenze rispetto al grado di utilizzo degli impianti, sia a livello dimensionale, sia sulla base dei vari settori di attività esaminati.

In generale è possibile affermare che, a fianco di molte realtà che hanno indicato un sottoutilizzo, vi sono anche diversi casi di elevato impiego (oltre l’85% della capacità disponibile).
Valutando nel dettaglio, le realtà fino a 50 occupati comunicano un minor impiego (59,5%) rispetto alle imprese di medie dimensioni, per le quali si registra un tasso di utilizzo pari al 66,6%.

FATTURATO

Il fatturato delle aziende lecchesi, sondriesi e comasche segue quanto riscontrato per gli indicatori associati ad ordini e produzione.
Tra gennaio e giugno 2020 si registrano infatti riduzioni sia rispetto al semestre precedente, sia rispetto al corrispondente periodo del 2019.
Il dato tendenziale, misurato rispetto ai livelli ad un anno di distanza, mostra una contrazione del 15,7%.
La variazione congiunturale, determinata attraverso il confronto con il semestre luglio-dicembre 2019, si attesta invece al -9,4%, disattendendo le previsioni formulate in occasione del precedente Osservatorio (+2,8%).

In coerenza con quanto esaminato per la domanda e l’attività produttiva, le aspettative per la seconda metà dell’anno si confermano orientate al ribasso e si attestano in media al -4,1%.

Le realtà dei tre territori confermano di aver continuato ad operare all’estero nonostante le criticità generate dall’emergenza Covid-19, mostrando una marcata propensione all’internazionalizzazione.
Oltre un terzo (36,4%) del fatturato totale realizzato tra gennaio e giugno 2020 risulta infatti legato a clienti oltre i confini nazionali.

L’Europa Occidentale si conferma essere la principale area di destinazione delle merci al di fuori dell’Italia, assorbendo oltre un quinto del fatturato totale (20,6%).

La struttura geografica dei mercati serviti è inoltre composta dall’Est Europa (4,5%), dagli Stati Uniti (3,6%), dai BRICS (2%), dall’Asia Occidentale (1,6%) e dall’America Centro-Meridionale (1,1%).
Il fatturato realizzato in Italia risulta pari al 63,6% del totale, mentre la quota delle aree del mondo sin qui non citate risulta complessivamente pari al 3,0%.

Coerentemente con quanto analizzato nelle precedenti edizioni dell’Osservatorio congiunturale, la composizione geografica delle vendite, e dunque la quota di export, varia al crescere della dimensione delle aziende.

Le imprese con oltre 50 occupati generano in media una quota di fatturato estero che incide per circa la metà del totale (46,7%), mentre il dato rilevato per le realtà di piccole dimensioni è pari al 29,2%.

Considerando invece le realtà del campione in base al settore merceologico di attività, è rilevabile una maggiore componente di fatturato estero per le aziende metalmeccaniche (44,4%), rispetto a quelle tessili (35,6%) e a quelle degli altri settori (32,7%).

I giudizi qualitativi formulati dalle imprese lecchesi, sondriesi e comasche riguardo l’andamento delle vendite nella seconda metà del semestre, e più precisamente tra aprile e giugno 2020, delineano un quadro di prevalente decelerazione che trova riscontro anche nelle variazioni assunte congiunturalmente e tendenzialmente dall’indicatore associato al fatturato.

Di fatto le realtà del campione segnalano di aver registrato una diminuzione che, oltre ad interessare il mercato domestico, è riscontrabile anche per l’export.

Per quanto riguarda l’Italia, il 67,8% delle imprese comunica una contrazione, il 17,2% livelli stabili mentre il 15% un incremento.

Con riferimento all’export, invece, la quota di imprese che segnala una riduzione è il 61,7%, la stabilità si attesta al 17,1%, mentre nel 21,2% è comunicato un aumento.

SCENARIO OCCUPAZIONALE

Nei primi sei mesi dell’anno l’occupazione delle imprese dei tre territori registra, a fianco di un prevalente giudizio di conservazione dei livelli che si attesta a circa due terzi del campione considerato (66,5%), anche una quota di indicazioni di diminuzione, pari ad oltre un caso su quattro (26%).
Per il restante 7,5% dei casi il quadro occupazionale è risultato, invece, in aumento.

Oltre i quattro quinti (81%) delle imprese intervistate hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali nel primo semestre 2020. In media il numero di settimane richieste è stato superiore a 9 (9,2) mentre quelle effettivamente utilizzate è stato di 8 circa (7,7).

Per oltre una realtà su due le misure di prevenzione e protezione introdotte in azienda contro la diffusione del Covid-19 hanno determinato sia modifiche all’orario di lavoro del personale (61,2%), sia variazioni delle turnazioni di lavoro (55%).

Le previsioni occupazionali per la seconda parte del 2020 confermano il quadro delineato per il semestre precedente. A fianco del 68,4% di realtà che comunica di attendersi una stabilità dei propri organici, il 24,2% segnala una possibile riduzione mentre il restante 7,4% indica un aumento.

TAG ARTICOLO:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti: