Anziano al tavolo di cucina controlla documenti e bollette con laptop, calcolatrice ed euro
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1000 euro in meno sulla pensione: salta la rivalutazione, chi troverà la decurtazione sul cedolino

Per alcuni trattamenti sopra i 4.895 euro lordi mensili, il rischio è una perdita di potere d’acquisto che può superare i mille euro lordi l’anno rispetto a un adeguamento pieno.

La perequazione automatica delle pensioni è il meccanismo che, ogni anno, adegua gli assegni al costo della vita. Il riferimento è l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, esclusi i tabacchi, rilevato dall’Istat. In sostanza: se i prezzi salgono, anche la pensione dovrebbe crescere, almeno in parte, per non far perdere troppo terreno a chi la incassa.

Il nodo è proprio quel “in parte”. Non tutti ricevono lo stesso aumento. Le percentuali cambiano in base all’importo complessivo della pensione. Così, davanti alla stessa inflazione, due pensionati possono avere adeguamenti molto diversi. Non è un taglio dell’assegno, va detto. È però un aumento più basso rispetto a quello che arriverebbe con il recupero pieno del caro-vita. E sul bilancio di casa, alla lunga, la differenza pesa.

Manovra 2027, le fasce allo studio e la soglia dei 2.447 euro lordi

Il tema è tornato d’attualità con le anticipazioni sulla manovra 2027. Secondo quanto riportato dall’ANSA il 29 ottobre 2026, il Governo starebbe valutando una nuova griglia per la rivalutazione delle pensioni, divisa in sei fasce. Più alto è l’assegno, più bassa sarebbe la quota di inflazione recuperata.

Mani di un anziano al tavolo con calcolatrice, bollette, occhiali e banconote e monete in euro
Mani al tavolo tra bollette, calcolatrice e contanti: il bilancio domestico e l’impatto della rivalutazione pensioni 2027.

Per ora, però, si tratta ancora di un’ipotesi: serviranno il testo della legge di Bilancio e poi le istruzioni dell’INPS. Nello schema circolato, la rivalutazione piena resterebbe per le pensioni fino a circa 2.447 euro lordi mensili, pari a quattro volte il trattamento minimo. Sopra questa soglia il recupero inizierebbe a scendere: 90% per gli assegni fino a circa 3.059 euro, 60% fino a 3.671 euro, 50% fino a 4.895 euro, 40% fino a 6.118 euro e 35% oltre tale importo. Numeri tecnici, certo. Ma l’effetto è molto concreto: con una pensione più alta, verrebbe riconosciuta una fetta più piccola dell’inflazione.

Pensione da 5.000 euro, perché la perdita può andare oltre i mille euro

Per capire l’impatto basta una simulazione, da leggere con prudenza perché non considera eventuali correttivi, tutele o effetti fiscali. Con una pensione lorda mensile da 5.000 euro e un’inflazione ipotizzata al 2,9%, un adeguamento pieno porterebbe a un aumento di 145 euro lordi al mese. Se invece fosse riconosciuto solo il 40% dell’inflazione, l’incremento si fermerebbe a 58 euro mensili.

La differenza sarebbe quindi di 87 euro lordi al mese. Su tredici mensilità, si arriverebbe a 1.131 euro lordi l’anno. Attenzione, però: non vuol dire che il pensionato prenderebbe mille euro in meno rispetto all’anno prima. L’assegno, in valore nominale, continuerebbe a salire. Crescerebbe però meno rispetto a quanto sarebbe accaduto con una perequazione piena. Ed è lì che si misura la perdita di potere d’acquisto. Inoltre, un adeguamento più basso oggi significa anche una base di partenza più bassa per gli anni successivi.

Cedolino INPS, quando si vedranno davvero gli effetti

Se la norma sarà approvata nella forma anticipata, gli effetti riguarderanno la rivalutazione delle pensioni 2027. La verifica concreta passerà dal cedolino INPS, dove sono indicati l’importo lordo, le trattenute fiscali e il netto pagato. Il documento si consulta sul sito dell’istituto con identità digitale, attraverso il servizio dedicato al cedolino della pensione.

La minore rivalutazione, però, non comparirà per forza come una trattenuta separata. Più spesso si vedrà in un importo lordo più basso rispetto a quello che sarebbe spettato con l’adeguamento pieno. Per questo, spiegano fonti previdenziali, il confronto andrà fatto tra la pensione aggiornata e quella teorica calcolata con il recupero integrale dell’inflazione.

Per gli assegni più bassi, fino alla soglia dei 2.447 euro lordi, lo schema ipotizzato manterrebbe invece la rivalutazione al 100%. La partita, in ogni caso, resta aperta: gli importi definitivi si conosceranno solo dopo l’approvazione della manovra e le successive indicazioni dell’INPS.

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