È un test avviato con Salling Group per automatizzare una delle mansioni più ripetitive della grande distribuzione entro l’inizio del 2027.
Corsie vuote, luci più basse, carrelli carichi di merce da sistemare. Nel supermercato Føtex scelto per la prova, quando i clienti sono usciti e le porte sono chiuse, entrano in scena macchine con braccia, mani meccaniche e un compito molto pratico: prendere i prodotti uno alla volta e portarli sugli scaffali. Non è ancora il supermercato senza personale. Ma, a guardarlo da vicino, qualcosa gli somiglia.
I robot umanoidi sono sviluppati dalla start-up danese Hive Robots e costruiti dalla cinese Unitree, azienda nota nella robotica. A seguire il test è Salling Group, il più grande gruppo della distribuzione danese, con oltre 2.000 punti vendita in sei Paesi europei. L’idea è far lavorare le macchine quando il negozio è vuoto, soprattutto di notte, alleggerendo i dipendenti dalle attività più ripetitive.
Per ora, però, la scena resta tutt’altro che autonoma. Un operatore controlla i movimenti, corregge, interviene quando la presa non riesce o quando un articolo finisce storto. È un addestramento vero, sul campo, tra confezioni reali, spazi stretti e scaffali dove pochi errori bastano a bloccare tutto.
Come si addestra un robot al riassortimento, tra prese, pesi e prodotti difficili
Addestrare un robot commesso non vuol dire soltanto spiegargli dove mettere una scatola. Nel riassortimento il problema è la varietà. Una bottiglia d’olio scivola. Un pacco di pasta va allineato senza deformarlo. Una confezione di uova richiede una presa leggera. Poi ci sono etichette, formati diversi, prodotti messi male nei carrelli.
Ogni gesto viene guidato da operatori umani, che aiutano le macchine a riconoscere forma, peso e posizione degli articoli. Solo dopo il robot prova a ripetere il movimento. Il senso della prova, spiegano i partner del progetto, è insegnare azioni semplici in un luogo complicato, dove anche pochi centimetri possono fare la differenza tra uno scaffale ordinato e un prodotto finito a terra.
La difficoltà è tutta qui. Un magazzino industriale può essere pensato per le macchine. Un supermercato, invece, nasce per le persone. Corsie, ripiani, imballaggi e carrelli cambiano di continuo. Per questo, oggi, i robot lavorano più lentamente dei dipendenti e hanno ancora bisogno di una supervisione costante. Apprendisti, in sostanza.
Obiettivo 2027, autonomia notturna, scadenze da controllare e scaffali pieni
Il traguardo fissato da Salling Group è netto: entro l’inizio del 2027 i robot nei supermercati dovrebbero riuscire a rifornire gli scaffali da soli, nelle ore di chiusura. Il turno notturno è il primo banco di prova, perché riduce il contatto con i clienti e permette di testare le macchine in un negozio più prevedibile. Meno passaggi, meno ostacoli improvvisi.
Secondo Føtex, i dipendenti dedicano tra il 40 e il 50% del loro tempo al riempimento degli scaffali. Una quota pesante, fatta di operazioni fisiche e ripetute: spostare carrelli, aprire colli, prendere prodotti, controllare gli spazi vuoti. Se la tecnologia funzionasse, spiegano dall’azienda, il personale potrebbe dedicarsi di più all’assistenza ai clienti, alla gestione del punto vendita e alle attività che richiedono esperienza e giudizio umano.
In futuro, le macchine potrebbero fare anche altro. Controllare le date di scadenza, segnalare uno scaffale vuoto, individuare prodotti fuori posto o merce finita nel reparto sbagliato. Non tutto subito. Ma la direzione è quella: trasformare il robot da semplice braccio meccanico a presenza operativa capace di leggere il negozio, almeno nelle sue funzioni più standard.
Lavoro, sicurezza e regole: il vero banco di prova resta fuori dal negozio
Il nodo non è soltanto tecnico. In Danimarca, prima che i robot possano muoversi da soli tra i clienti, serviranno modifiche o chiarimenti sulle regole. La sicurezza resta il punto più delicato: una macchina che solleva prodotti, attraversa corsie e si muove vicino alle persone deve rispettare vincoli precisi. Finché questo passaggio non sarà risolto, il turno di notte resterà il confine più realistico.
La prova danese si inserisce in un quadro già in movimento. In Giappone, la catena FamilyMart usa dal 2022 un robot per rifornire le bevande nei minimarket. In Norvegia, StrongPoint e 1X lavorano a un umanoide per il riassortimento, attività che secondo le loro stime vale circa il 30% delle ore di lavoro in un supermercato. Nel Regno Unito, Tesco testa Tally, robot che percorre le corsie per individuare prodotti esauriti, prezzi errati o articoli fuori posto. Negli Stati Uniti, Kroger ha usato robot per l’inventario in diversi negozi dell’area di Cincinnati.
In Italia, scene simili non sono ancora comuni nei punti vendita, ma la ricerca c’è. L’Università di Napoli Federico II ha coordinato il progetto europeo REFILLS, dedicato a robot capaci di smistare casse nel retrobottega, trasportare carrelli verso la superficie di vendita e affiancare i commessi. Quando queste soluzioni arriveranno davvero nei supermercati italiani, il confronto con lavoratori e sindacati sarà inevitabile: non solo su quanti compiti verranno automatizzati, ma su come cambierà il lavoro nelle corsie.
