Anziano al tavolo di casa che controlla documenti e buste con laptop aperto e calcolatrice accanto
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Dichiarazione Red, molti dimenticano che va presentata obbligatoriamente e rischiano il blocco della pensione

Ma per chi riceve la richiesta dall’Istituto, ignorarla può costare caro: dalla trattenuta sul cedolino fino alla sospensione della pensione. Il punto è proprio questo: chi è chiamato a inviarlo deve farlo entro le scadenze previste. Una lettera dimenticata, o un avviso non letto nell’area personale, può trasformarsi in un problema concreto.

Il modello Red serve ai titolari di prestazioni Inps legate al reddito per comunicare all’Istituto entrate che non risultano già dalle banche dati fiscali. In pratica, chi presenta il 730 o il modello Redditi e non ha altri redditi da segnalare spesso non deve fare nulla. Chi invece percepisce somme non indicate nella dichiarazione fiscale, oppure ha una situazione familiare che incide sulla pensione, deve fare attenzione.

La differenza non è un dettaglio. Il 730 parla al Fisco. Il Red, invece, permette all’Inps di controllare se una prestazione spetta ancora e in quale misura. “Molti pensionati pensano di essere a posto perché hanno fatto la dichiarazione dei redditi”, racconta un operatore di Caf, “ma non sempre basta”. L’errore nasce qui. E spesso viene fuori tardi, quando sul cedolino arriva un importo più basso del previsto.

Pensioni e assegni legati al reddito: cosa può essere sospeso

Le prestazioni interessate sono quelle che dipendono, in tutto o in parte, dai redditi personali o familiari. Tra queste ci sono l’integrazione al minimo, la maggiorazione sociale, la quattordicesima per pensionati, l’assegno sociale, alcune pensioni di reversibilità e gli assegni di invalidità, secondo le indicazioni diffuse dall’Inps e richiamate dai patronati nelle campagne informative.

Anziano seduto al tavolo di cucina controlla documenti e moduli con occhiali, penna e calcolatrice
Un pensionato verifica documenti e calcoli a casa, come nella compilazione e invio del modello Red richiesto dall’Inps.

Il meccanismo, sulla carta, è semplice: se il reddito supera certe soglie, la prestazione può essere ridotta oppure non spettare più. Se il pensionato non comunica i dati richiesti, l’Istituto non può verificare il diritto e può intervenire sull’assegno. Non è una multa in senso stretto, ma un controllo su somme pagate in base a requisiti economici. Per chi vive con una pensione vicina al minimo, però, anche una trattenuta piccola pesa. E pesa subito.

Chi deve inviare il Red: redditi propri, del coniuge e della famiglia

L’obbligo di presentare il modello Red riguarda soprattutto i pensionati che non devono inviare il 730 o il modello Redditi, ma hanno comunque entrate da comunicare all’Inps. Per esempio interessi bancari, rendite estere, redditi da immobili o altri importi non già acquisiti dall’Agenzia delle Entrate. Può riguardare anche chi ha fatto la dichiarazione fiscale, ma non era tenuto a inserirvi alcune voci importanti per il calcolo della prestazione.

C’è poi il nodo dei redditi familiari, spesso sottovalutato. Per alcune prestazioni contano anche il reddito del coniuge o di altri componenti del nucleo. Basta una variazione per cambiare il quadro, anche se la situazione personale del pensionato è rimasta la stessa. L’Inps invia una comunicazione agli interessati, anche tramite servizi digitali o messaggi personalizzati per chi ha dato il consenso. Ma non sempre l’avviso viene letto. Una busta dell’Istituto, tra tante carte, può sembrare una comunicazione come le altre. Solo dopo, quando arriva la trattenuta, si capisce che non lo era.

Sospensione, revoca e regolarizzazione: scadenze e procedura da seguire

Per la campagna riferita ai redditi 2024, la scadenza ordinaria era fissata al 28 febbraio 2026 ed è stata poi prorogata al 30 marzo 2026, secondo il calendario previsto per l’adempimento. Nelle ultime settimane, però, l’attenzione si è spostata anche sulle posizioni rimaste aperte per gli anni precedenti. Per i redditi 2022, l’Inps ha avviato in estate la sospensione parziale delle prestazioni, con una trattenuta del 5% dell’importo lordo di luglio, applicata sui ratei di agosto e settembre, e con termine per mettersi in regola fissato al 15 settembre 2026.

La procedura è graduale. Di norma l’Istituto dispone la sospensione della prestazione per 60 giorni. Se in quel periodo la dichiarazione non arriva, può scattare la revoca definitiva. A quel punto il problema non riguarda solo le mensilità successive: l’Inps può chiedere indietro le somme già versate e risultate non dovute. Un passaggio delicato, che può aprire un recupero su più anni.

Per regolarizzare la posizione si può usare il portale MyINPS, accedendo con Spid, Cie o Cns, oppure rivolgersi a Caf e patronati, che assistono gratuitamente nell’invio. Chi ha già subìto una sospensione non deve usare la campagna Red ordinaria, ma la funzione “Ricostituzione reddituale per sospensione”. Il consiglio pratico, ripetono gli operatori, è semplice: controllare ogni comunicazione dell’Inps, verificare se la pensione è collegata al reddito e chiedere aiuto prima della scadenza. Una verifica di pochi minuti può evitare mesi di problemi.

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