Coppia di anziani cammina sul lungolago con bastone, panchine e montagne sullo sfondo
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Dove si vive più a lungo in Lombardia: la classifica Istat provincia per provincia, ecco dove si piazza Como

Quasi un anno e mezzo di differenza dentro la stessa Lombardia. Il quadro è quello di una regione che ha superato l’urto del Covid, ma dove restano distanze evidenti tra province, servizi, redditi e composizione della popolazione.

La mappa della longevità lombarda racconta una regione forte, ma non uguale dappertutto. Davanti a tutte c’è Lecco, con una speranza di vita alla nascita di 84,9 anni, un dato che la porta anche tra le prime province d’Italia. All’ultimo posto in Lombardia c’è invece Pavia, ferma a 82,6 anni e all’ottantottesimo posto nella graduatoria nazionale.

In mezzo, la classifica scende senza grandi scossoni: Monza e Brianza arriva a 84,8 anni, la città metropolitana di Milano a 84,7, Brescia a 84,5, Como a 84,4. Seguono Varese con 84,2 anni, Bergamo a 84,0, Lodi a 83,7, Cremona a 83,6, Mantova a 83,4 e Sondrio a 83,1. Il divario tra la prima e l’ultima non è solo una questione di numeri.

C’entra anche l’età media dei residenti. Pavia, secondo le letture demografiche disponibili, è la provincia lombarda con il tasso di mortalità più alto, un dato legato soprattutto a una popolazione più anziana. Il segnale, dopo gli anni del Covid, resta netto: la Lombardia ha recuperato terreno, ma al suo interno le differenze non sono sparite.

Como quinta in Lombardia: il recupero spinto dal calo dei decessi

Il caso di Como spicca nella classifica. La provincia lariana è al quinto posto in Lombardia e al diciassettesimo in Italia, con una speranza di vita di 84,4 anni. Un valore sopra la media nazionale di 83,45 anni. Non è un risultato arrivato per caso, ma il frutto di una ripresa chiara.

Coppia di anziani passeggia sul lungolago con montagne sullo sfondo e un bastone da cammino
Una coppia di anziani cammina sul lungolago, immagine che richiama longevità e qualità della vita in Lombardia.

Secondo l’elaborazione di Polis Lombardia sui dati del 2023, Como aveva segnato l’aumento più forte della regione nella speranza di vita maschile, con 1,3 anni in più in dodici mesi. In quell’anno, gli uomini comaschi potevano aspettarsi in media 82,2 anni di vita, le donne 86,2. C’è poi un altro dato che pesa: sempre nel 2023, i decessi in provincia di Como erano scesi del 10% rispetto all’anno precedente, una delle riduzioni più marcate in Lombardia insieme a Lecco e Lodi.

Anche da questi numeri, spesso nascosti nei registri anagrafici e sanitari, passa il ritorno della provincia nella fascia alta del Paese. Dopo la fase più dura della pandemia, il recupero è arrivato gradualmente. E oggi si vede negli indicatori demografici.

Il confronto nazionale: Milano, Monza e Lecco nella top five italiana

Nel confronto con il resto d’Italia, la Lombardia piazza diverse province nelle prime posizioni. Lecco, con 84,9 anni, è seconda a livello nazionale a pari merito con Treviso, che guida la classifica. Subito dietro ci sono Monza e Brianza, con 84,8 anni, e Milano, con 84,7: entrambe nella top five italiana.

Anche Brescia, dodicesima con 84,5 anni, resta nella parte alta della graduatoria. Il dato complessivo della regione, secondo gli ultimi indicatori Istat sul benessere, è di 84,1 anni. Un valore che conferma il pieno recupero dopo la stagione più pesante del Covid. Il confronto nazionale rende ancora più chiara la distanza: la provincia con il valore più basso è Napoli, con 81,4 anni, cioè tre anni e mezzo in meno rispetto a Lecco.

Il divario tra Nord e Sud, osservato da tempo dagli statistici, non riguarda solo quanto si vive, ma anche quanti anni si passano dopo i 65 senza gravi limitazioni. Nel Nord-ovest questa quota resta più alta che in altre aree del Paese. Sono numeri freddi, certo. Ma dietro ci sono cure, prevenzione, lavoro, reti familiari e reddito disponibile.

Perché si vive più a lungo: età, sanità, reddito e stili di vita

Le differenze nella speranza di vita non hanno una sola causa. Contano la struttura per età della popolazione, l’accesso ai servizi sanitari, gli stili di vita, il livello di reddito, la qualità dell’ambiente urbano e anche il modo in cui la pandemia ha colpito i singoli territori. Una provincia più anziana, come mostra il caso di Pavia, tende ad avere un tasso di mortalità più alto.

Al tempo stesso, dove la rete sanitaria è più diffusa e la prevenzione funziona meglio, il recupero dopo una crisi sanitaria può essere più rapido. Gli indicatori non spiegano tutto, ma aiutano a capire la direzione. Secondo le proiezioni dell’Istat, nei prossimi trent’anni la vita media in Lombardia potrebbe crescere ancora, fino a circa 86 anni per gli uomini e 89 per le donne. Resta però il nodo delle distanze interne.

Vivere più a lungo, e vivere meglio, non dipende solo dalla provincia in cui si nasce, ma da un intreccio di condizioni sociali, cure disponibili e abitudini quotidiane. La classifica, in questo senso, non è un punto d’arrivo. È una mappa: mostra dove il recupero è riuscito e dove c’è ancora strada da fare.

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