Le risorse arrivano dal bando “Imprese storiche verso il futuro 2026”, pensato per sostenere chi tiene vive vie commerciali, paesi e quartieri. La graduatoria, approvata a metà ottobre, riguarda attività che per molte comunità non sono semplici esercizi commerciali: sono l’insegna vista fin da bambini, il banco di famiglia, il bar all’angolo dove ci si ferma da sempre.
Un aiuto concreto, certo. Ma anche un segnale: la memoria economica dei territori può restare in piedi solo se riesce a camminare nel presente.
Il finanziamento destinato al Comasco arriva dal bando regionale “Imprese storiche verso il futuro 2026”, riservato alle attività già inserite nell’elenco regionale delle attività storiche e di tradizione. Non bastava, quindi, essere un negozio aperto da tanti anni. Servivano requisiti precisi: almeno 40 anni di continuità nella gestione, nell’insegna e nella merceologia offerta.
Il contributo è a fondo perduto, copre fino al 50% delle spese ammissibili e può arrivare a un massimo di 30mila euro, con un investimento minimo di 5mila euro. In media, le 32 realtà comasche otterranno poco più di 19mila euro ciascuna, anche se le cifre cambiano in base ai progetti presentati e alle spese riconosciute. Le domande, inviate solo attraverso la piattaforma Restart, sono rimaste aperte dal 12 maggio al 16 giugno 2026. Escluse, come previsto dall’avviso, le imprese già finanziate con il bando 2025.
Restauri, insegne, arredi e innovazione: cosa potranno pagare i fondi
I fondi potranno essere usati per interventi anche molto diversi tra loro, purché legati alla tutela e al rilancio dell’attività: dal restauro dei locali alla conservazione di insegne storiche, attrezzature, macchinari, arredi, finiture e decori originali. In una vecchia bottega, spesso, il valore sta anche lì: in un bancone segnato dal tempo, in una vetrina con le cornici di legno, in una scritta rimasta uguale per generazioni.
Regione Lombardia apre però anche a spese più rivolte al futuro, compresi progetti di innovazione, valorizzazione delle vie storiche e inserimento delle attività in percorsi turistici e commerciali. Non si tratta, insomma, solo di dare una lucidata a ciò che esiste.
L’obiettivo è aiutare questi esercizi a restare competitivi, aggiornando strumenti e spazi senza cancellare ciò che li rende riconoscibili. L’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi ha definito queste imprese «un patrimonio economico, sociale e culturale fondamentale» per i territori, richiamando il loro ruolo nei centri urbani e nei paesi più piccoli.
Passaggio generazionale, la sfida decisiva per tenere aperte le serrande
Tra le spese ammesse dal bando c’è anche il sostegno al passaggio generazionale, tema cruciale per molte attività familiari. Succede spesso quando i titolari si avvicinano alla pensione e i figli devono decidere se raccogliere il testimone. È lì che si gioca il futuro di una bottega: non solo sui conti, ma sulla possibilità di trasformare un mestiere ereditato in un’impresa ancora sostenibile. Una serranda che resta alzata significa lavoro, presidio di quartiere, servizi vicini a casa.
Una serranda che si abbassa, invece, lascia un vuoto difficile da riempire, soprattutto nei piccoli comuni. Per questo il bando finanzia anche percorsi di continuità, riorganizzazione e rilancio, accompagnando il ricambio senza strappi. Secondo le indicazioni regionali, il riconoscimento di attività storica non è soltanto una targa da appendere: può diventare un modo per attirare clienti, rafforzare la reputazione e dare una prospettiva a chi entra oggi nell’impresa di famiglia.
Como nel quadro lombardo: il confronto con Milano, Varese, Lecco e gli altri territori
Nel quadro regionale, Como si colloca in una fascia intermedia. In tutta la Lombardia saranno finanziate 511 imprese storiche, per uno stanziamento complessivo di 9.268.167 euro, in grado di attivare investimenti sui territori pari a 20.014.129 euro.
Davanti alla provincia lariana ci sono Milano, con 48 attività finanziate e oltre 888mila euro, e Varese, con 41 imprese e 663.988 euro. Seguono, tra gli altri territori vicini, Monza Brianza con 27 beneficiari e 449.379 euro, Lecco con 24 attività e 503.647 euro, mentre Cremona si ferma a 26 imprese per 350.584 euro.
Il bacino comasco, del resto, resta ampio: secondo i dati diffusi in occasione delle premiazioni territoriali, le attività storiche riconosciute in Lombardia erano 4.477, di cui 315 in provincia di Como. Dopo le precedenti edizioni del bando, che tra 2022, 2024 e 2025 avevano assegnato in tutto 25 milioni di euro generando circa 50 milioni di investimenti, ora per le 32 imprese comasche comincia la parte più concreta: cantieri, acquisti, fatture da rendicontare. E, dietro ogni pratica, una storia da tenere aperta.
