Nel 2026 la crescita passa soprattutto dalla Lombardia, dove l’insegna sta spingendo su una formula ormai riconoscibile: prezzi bassi, scaffali che cambiano spesso e negozi compatti nei principali poli commerciali. In pochi anni il marchio è entrato nelle abitudini di molti clienti con una promessa semplice: spendere poco, trovare sempre qualcosa di nuovo e uscire con il carrello pieno, anche senza averlo previsto.
Il meccanismo di Action è diretto, quasi spartano: tanti articoli, ricambio continuo e prezzi che restano sotto una soglia psicologica molto forte. Secondo i dati diffusi dal gruppo, oltre due terzi dell’assortimento costa meno di 2 euro. È uno dei motivi per cui il marchio si è fatto conoscere anche da chi non frequenta abitualmente i discount tradizionali.
Nei punti vendita si trovano circa 6.000 prodotti, divisi in 14 categorie merceologiche: casa, cancelleria, bricolage, giochi, cura personale, decorazioni stagionali, piccoli accessori per cucina e bagno. Una parte dell’offerta cambia ogni settimana. Ed è proprio questo a riportare dentro i clienti: “vediamo cosa è arrivato”, si sente dire spesso all’uscita.
Non è spesa alimentare, ma ne riprende alcune abitudini. Si entra per comprare quaderni o una lampadina, si esce con detersivi, giochi per bambini, pile, utensili e magari un addobbo fuori stagione. Pochi euro alla volta. Ma su numeri molto grandi.
Ricavi a 16 miliardi e nuove aperture: la corsa europea di Action
La crescita di Action in Europa viaggia ormai su numeri da grande catena internazionale. Il 2025 si è chiuso con ricavi netti per 16 miliardi di euro, in aumento del 16,1% rispetto all’anno precedente. Nel primo semestre 2026 il gruppo ha già raggiunto 8,3 miliardi di euro di ricavi globali.
Anche la rete continua ad allargarsi. Nel 2025 i negozi Action hanno accolto in media 21,6 milioni di clienti a settimana, contro i 18,7 milioni dell’anno prima. Le aperture sono state 384 in dodici mesi, più di una al giorno, portando il totale a 3.302 punti vendita in 14 Paesi, con l’ingresso anche in Svizzera e Romania.
Oggi il gruppo conta oltre 84mila dipendenti e nel 2026 punta a crescere ancora, con il debutto annunciato in Croazia e Slovenia. La Francia resta il mercato principale, con una quota che nel 2024 superava il 44% del fatturato complessivo. Ma l’Italia è ormai tra i Paesi più vivaci della rete. Non solo per i numeri.
Italia oltre quota 250 negozi: Action spinge dal Nord al Centro-Sud
In poco più di cinque anni Action Italia ha costruito una presenza diffusa lungo la Penisola. Dopo le cinque aperture simultanee del 26 settembre, i negozi sono saliti a 255, diventati 256 con l’inaugurazione di Messina il 1° ottobre. Un passaggio importante, perché conferma l’interesse dell’insegna anche per le città del Sud.
Per reggere questo ritmo, l’azienda ha rafforzato anche la rete logistica. Il centro di distribuzione di Ferentino, in provincia di Frosinone, è stato pensato per servire meglio il Centro-Sud, accorciando tempi e distanze nel trasporto delle merci. Dietro gli scaffali pieni, insomma, c’è una macchina che deve muoversi veloce quanto i negozi.
Il formato è ormai chiaro: superfici compatte, di solito tra 850 e 1.000 metri quadrati, dentro retail park, centri commerciali o zone di forte passaggio. Spazi facili da girare, corsie dense, prodotti esposti senza troppi fronzoli. La promessa resta quella: entrare, trovare, pagare poco.
Lombardia, il laboratorio della crescita: densità record tra Milano, Brianza, Bergamo e Brescia
La regione simbolo dell’espansione italiana resta la Lombardia, dove Action è più presente che altrove. Con l’apertura di Monza, a settembre, l’insegna ha raggiunto 71 punti vendita lombardi. Pochi giorni dopo si sono aggiunti anche quelli di Treviglio e Orzivecchi.
I due nuovi negozi, tra le province di Bergamo e Brescia, hanno portato oltre 1.700 metri quadrati di nuova superficie commerciale e 30 posti di lavoro diretti. Un segnale del peso dell’asse orientale lombardo nei piani dell’azienda. Bergamasca e Bresciano, per posizione e densità commerciale, sono diventati snodi naturali della crescita.
Anche Milano ha recuperato terreno, pur essendo arrivata più tardi rispetto ad altre aree della regione. Oggi la città conta più negozi, mentre hinterland e Brianza restano le zone dove la presenza aumenta con maggiore continuità, tra centri commerciali, parchi retail e strade ad alto traffico.
Sulle prossime aperture lombarde l’azienda non ha dato indicazioni ufficiali. Il ritmo degli ultimi mesi, però, fa pensare che la soglia dei 75 negozi in Lombardia possa essere superata presto. Per un’insegna cresciuta sui piccoli prezzi, il mercato più ricco d’Italia è diventato anche il banco di prova più importante.
