A Montecitorio il testo è passato con 153 sì, 105 no e 4 astenuti. Ora la parola passa al Senato: solo dopo il via libera definitivo e i decreti attuativi si capirà quando le famiglie potranno fare domanda all’INPS.
Il disegno di legge sui caregiver familiari ha superato la prima lettura alla Camera dei deputati. È un passaggio atteso da anni da associazioni e famiglie, che chiedono il riconoscimento di una figura spesso rimasta fuori dalle principali politiche sociali. La misura, però, non è ancora operativa. Il testo deve essere esaminato e approvato dal Senato. Solo dopo partirà la fase dei decreti attuativi.
Il provvedimento riguarda un tema delicato: l’assistenza prestata in casa a persone con disabilità grave, malattie invalidanti o condizioni di non autosufficienza. Dopo circa vent’anni di proposte rimaste ferme o mai arrivate al traguardo, il Parlamento prova a definire per legge il ruolo del caregiver, cioè del familiare che si occupa in modo continuativo della cura. Per la maggioranza è “un primo riconoscimento”. Dalle opposizioni, invece, sono arrivate critiche su una platea giudicata troppo ristretta.
Il ddl si aggiunge alle tutele già previste dalla Legge 104, come i permessi retribuiti di tre giorni al mese per chi assiste un familiare con handicap grave. La novità è il contributo economico. Ma non sarà per tutti i caregiver: il sostegno è pensato per una fascia precisa, cioè chi convive con la persona assistita e sostiene il peso principale della cura quotidiana.
Requisiti per il contributo: convivenza, 91 ore di cura e disabilità grave
Il contributo caregiver previsto dal ddl non scatterà in automatico per chi assiste un familiare. Il testo distingue quattro profili di caregiver in base all’impegno richiesto, ma solo uno potrà ottenere il sostegno economico: il caregiver familiare convivente prevalente. In pratica, la persona che vive con il familiare assistito e se ne occupa in modo principale.
Per accedere al beneficio bisognerà assistere una persona con disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104, oppure titolare di indennità di accompagnamento. Serve anche un impegno molto alto: almeno 91 ore a settimana. Una soglia che racconta situazioni in cui la cura occupa gran parte della vita di tutti i giorni. Non qualche ora di assistenza, quindi. Di fatto, quasi un tempo pieno. E anche di più.
La convivenza è uno dei punti centrali del provvedimento. Il caregiver dovrà risultare stabilmente residente con la persona assistita, perché il contributo è pensato per chi regge il carico più pesante: farmaci, accompagnamenti, igiene personale, pasti, pratiche sanitarie, presenza notturna. Secondo le prime indicazioni del testo, il riconoscimento della qualifica passerà da una procedura specifica, che sarà definita con i provvedimenti successivi.
ISEE fino a 25.000 euro e reddito da lavoro: le soglie per avere il bonus
Oltre ai requisiti familiari e assistenziali, il ddl fissa anche paletti economici precisi. Il reddito da lavoro del caregiver non dovrà superare i 3.000 euro lordi annui. È una soglia molto bassa, pensata per chi ha ridotto drasticamente o lasciato il lavoro per assistere il proprio familiare. Ed è anche uno dei punti più discussi del testo, perché restringe la misura ai casi di maggiore dipendenza economica.
Durante l’esame in commissione è arrivata una modifica importante sull’ISEE. Un emendamento del presidente della commissione Affari sociali, Ugo Cappellacci, ha alzato il limite da 15.000 a 25.000 euro, ampliando così la possibile platea dei beneficiari. Non tutti, però, avranno lo stesso importo: per chi si trova tra 15.000 e 25.000 euro di ISEE, la cifra sarà ridotta in proporzione.
Resta quindi una doppia selezione. Da una parte il carico di cura, con le 91 ore settimanali e la convivenza. Dall’altra la condizione economica, misurata attraverso ISEE e reddito da lavoro. Secondo le opposizioni e alcune associazioni, questa combinazione rischia di lasciare fuori molte famiglie che affrontano comunque un’assistenza pesante. Governo e maggioranza, invece, spiegano la scelta con la necessità di concentrare le risorse sui casi più fragili.
Importi, fondi disponibili e tempi per domanda e pagamenti INPS
Il bonus caregiver potrà arrivare fino a 400 euro al mese, ma la cifra non sarà automatica per tutti. Il testo prevede il pagamento da parte dell’INPS ogni tre mesi: in teoria, fino a 1.200 euro a trimestre, per un massimo di 4.800 euro l’anno. La somma sarà esente da imposte e si aggiungerà ai benefici già esistenti, senza sostituire i permessi della Legge 104.
C’è però un passaggio decisivo. L’importo reale sarà stabilito trimestre per trimestre con un decreto del Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità, in base ai fondi disponibili e al numero di domande accolte. Se le richieste saranno più alte del previsto, l’assegno potrebbe scendere sotto i 400 euro mensili. Una clausola di prudenza, ma tutt’altro che secondaria.
Le coperture indicate sono pari a 257 milioni di euro per il 2027 e a 260 milioni di euro annui dal 2028. Cifre da leggere insieme alle stime ISTAT: in Italia i caregiver familiari sono circa 7 milioni, mentre i beneficiari della Legge 104 sono circa 4 milioni. La distanza tra la platea potenziale e le risorse disponibili spiega molte delle critiche arrivate in Parlamento e dalle associazioni.
Per vedere i primi pagamenti, comunque, servirà ancora tempo. Dopo il voto del Senato, dovranno arrivare i decreti attuativi, poi l’attivazione della piattaforma INPS per il riconoscimento del caregiver e, infine, la procedura per presentare domanda. Il calendario dipende anche dalla sessione di bilancio in corso. Se l’iter dovesse rallentare, l’arrivo effettivo dei pagamenti potrebbe slittare, con il 2027 indicato al momento come primo anno di finanziamento.
