La nuova pompa low cost, aperta a fine giugno, ha spinto al ribasso i prezzi della benzina nel Bellinzonese e costretto diversi concorrenti a rivedere i listini. All’inizio sembrava solo una mossa commerciale. Poi sono arrivate le code, i cartelli cambiati in fretta e anche le prime domande della politica ticinese.
Tutto è cominciato con una stazione automatica, essenziale, senza grandi servizi attorno. Una pompa aperta a fine giugno lungo una strada trafficata di Bellinzona, non lontano dagli assi che portano verso il centro e l’autostrada. Etzelpark, già nota nella Svizzera tedesca per i prezzi bassi, è sbarcata in Ticino con una formula molto chiara: meno costi, servizio automatizzato e margini più stretti della media.
L’effetto, però, non è rimasto confinato a quella pompa. Nel giro di pochi giorni diversi distributori del Bellinzonese hanno cambiato i cartelli all’ingresso, quelli che gli automobilisti guardano al volo passando in auto. La benzina senza piombo 95, che prima dell’apertura si trovava attorno a 1,89 franchi al litro, è scesa fino a 1,69 franchi. Venti centesimi in meno. In pratica, un taglio di circa il 10,6% in una settimana. E non è finita alla verde: secondo le rilevazioni riportate dalla stampa svizzera, ribassi simili hanno toccato anche benzina 98 e diesel.
Dalla verde a 1,89 a 1,69 franchi: la scossa ai distributori del Bellinzonese
Nel mercato dei carburanti, dove spesso ci si gioca tutto su pochi centesimi, un calo del genere si nota eccome. Alcune stazioni della zona hanno iniziato a vendere la verde tra 1,63 e 1,69 franchi al litro, prezzi più bassi rispetto a molte altre parti del Cantone. A quel punto il fenomeno è uscito dai discorsi degli addetti ai lavori: cartelli aggiornati, commenti alle pompe, passaparola nei gruppi locali.
Dietro Etzelpark c’è il bernese Michael Knobel, imprenditore che il Tages-Anzeiger ha soprannominato il “re degli sconti alla pompa”. A Pfäffikon, nel Canton Svitto, una sua stazione aveva già messo sotto pressione i concorrenti, con differenze arrivate fino a 24 centesimi al litro rispetto ad altri distributori dello stesso isolato. A Bellinzona, secondo stime attribuite allo stesso Knobel, il risparmio complessivo per gli automobilisti potrebbe arrivare a 20-30 milioni di franchi all’anno. Una cifra importante, certo. Ma rende bene l’idea di cosa succede quando il prezzo cambia su migliaia di pieni.
Dalle Valli al Luganese: quando per il pieno vale la pena deviare
La conseguenza più immediata si è vista sulle strade. Nelle settimane dopo l’apertura, alcuni automobilisti sono arrivati apposta dalle Valli o dal Luganese per fare rifornimento nel Bellinzonese. Il motivo è semplice: su un pieno da 50 litri, il risparmio può superare i dieci franchi rispetto ai prezzi più alti. “Se devo già passare da qui, mi fermo”, hanno raccontato diversi clienti ai media locali. Una frase normale, da distributore, ma che dice parecchio.
Il conto, alla fine, è quello di sempre: chilometri, tempo, convenienza. Per chi vive vicino a Bellinzona o passa spesso da quell’asse, fermarsi pesa poco. Per chi arriva da più lontano, il vantaggio si riduce. Il segnale però resta chiaro: quando il prezzo alla pompa scende in modo netto, gli automobilisti cambiano abitudini. Anche per pochi chilometri. Anche solo per non avere la sensazione di pagare più del dovuto.
Il caso finisce alla COMCO: niente inchiesta, resta il confronto con l’Italia
Un ribasso così rapido e diffuso ha aperto anche un fronte politico. La domanda, in fondo, è inevitabile: se oggi la benzina può costare circa 20 centesimi in meno, quanto hanno pagato in più finora i consumatori? Il deputato leghista Mauro Minotti ha presentato un’interrogazione al Consiglio di Stato ticinese, chiedendo se il caso dovesse essere segnalato alla Commissione della concorrenza. Il consigliere nazionale socialista Benoît Gaillard è andato oltre: il 20 luglio ha inviato una segnalazione alla COMCO, allegando un rapporto sulle variazioni avvenute nello stesso momento e sui prezzi quasi identici tra diversi distributori.
La risposta dell’autorità svizzera, arrivata nelle ultime settimane, ha spento almeno per ora le aspettative. La COMCO non aprirà una procedura. In una lettera firmata dalla vicedirettrice Andrea Graber, la Commissione ha spiegato che, in un mercato trasparente, è normale che i distributori vicini si adeguino quando arriva un nuovo concorrente.
Benzina e diesel, ha osservato l’autorità, sono prodotti omogenei e con prezzi esposti al pubblico: tariffe uguali o cambiamenti nello stesso momento non bastano, da soli, a provare un accordo illecito. La documentazione è stata comunque trasmessa al Sorvegliante dei prezzi Stefan Meierhans. Gaillard ha definito la decisione “deplorevole” e ha lasciato intendere di non voler chiudere qui la partita.
Per chi guarda dal lato italiano del confine, il confronto resta interessante. A metà ottobre, secondo i dati Osservaprezzi del Mimit, la benzina self in Italia costava in media 2,035 euro al litro. Al cambio di inizio mese, 1,69 franchi corrispondono a circa 1,79 euro: quasi 25 centesimi in meno rispetto alla media italiana. Per un automobilista della provincia di Como, però, Bellinzona non è proprio dietro l’angolo. Il risparmio va messo sulla bilancia insieme a chilometri, tempo e consumo del viaggio.
Resta poi un tema più generale. In Svizzera i prezzi alla pompa spesso fanno fatica a scendere con la stessa rapidità con cui salgono. Gli esperti sentiti dalla RSI hanno spiegato che i cali del petrolio arrivano ai distributori più lentamente rispetto ai rincari. Tra i fattori che potrebbero favorire nuovi ribassi c’è anche il livello del Reno, la via fluviale da cui passa una parte importante dei rifornimenti del Paese. Un dettaglio tecnico, sì, ma molto concreto: a volte il prezzo sul cartello dipende anche dall’acqua che scorre molti chilometri più a nord.
