Il lavoro, dunque, continua a esserci. Ma il passo rallenta rispetto alla primavera e anche rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il dato arriva dall’indagine svolta tra il 13 e il 29 maggio 2026 e offre una fotografia piuttosto chiara del mercato del lavoro comasco. Nel terzo trimestre dell’anno le aziende della provincia prevedono 11.770 nuovi ingressi, tra contratti stagionali, rapporti a termine e inserimenti più stabili. A Lecco le assunzioni attese sono 6.040: in tutto, nell’area lariana, si arriva a 17.810 entrate.
La Camera di Commercio di Como-Lecco conferma quindi un numero ancora alto di opportunità, soprattutto nei servizi. Il ritmo, però, non è più quello dei mesi precedenti. Il fabbisogno resta importante, ma le imprese si muovono con maggiore prudenza: il turismo ha già fatto molte chiamate in primavera, mentre l’industria appare meno vivace. Il quadro non è fermo. Semplicemente, è meno brillante.
Como rallenta rispetto alla primavera e al 2025: tra le province lombarde meno brillanti
Rispetto al secondo trimestre 2026, le assunzioni previste a Como calano di 1.380 unità, pari a un -10,5%. Una frenata che mette la provincia tra quelle lombarde con l’andamento meno favorevole nel confronto con la primavera, insieme a Brescia e Mantova, secondo la lettura territoriale dell’indagine Excelsior.
Il confronto con il terzo trimestre del 2025 è meno marcato, ma resta in negativo: 550 ingressi in meno, cioè -4,5%. Non è solo un caso comasco. In Lombardia le imprese prevedono poco più di 256mila contratti nel trimestre, con una flessione del 3,3% su base annua. I numeri restano alti, certo. Ma il rallentamento si vede. E in territori legati a manifattura e turismo, come Como, si avverte con qualche mese di anticipo.
Terziario in testa, turismo giù per effetto della stagione e industria in affanno
A reggere la domanda è soprattutto il terziario, che concentra 9.070 assunzioni sulle 11.770 complessive. La parte più consistente riguarda gli altri servizi, cioè servizi alle imprese e alle persone: qui sono previsti 4.890 ingressi, con una crescita del 9,6% rispetto alla primavera. È l’unico segno positivo tra i principali comparti comaschi.
Il turismo programma invece 2.720 assunzioni, mentre il commercio ne prevede 1.470. La frenata più evidente, rispetto al trimestre precedente, riguarda proprio alberghi, ristoranti e strutture ricettive: quasi un terzo di ingressi in meno. Un dato legato al calendario delle assunzioni stagionali, molte delle quali erano già partite nei mesi primaverili in vista dell’estate sul lago e nelle località più frequentate. Su base annua, però, turismo e commercio restano sostanzialmente stabili, con lievi aumenti.
Più delicato il quadro dell’industria, ferma a 2.580 assunzioni: 1.820 nel manifatturiero e 760 nelle costruzioni. È il settore che soffre di più nel confronto con il 2025, con una flessione vicina al 12%. L’agricoltura, nel totale, pesa poco: 120 ingressi previsti nel trimestre.
Ristorazione, pulizie e vendite: i profili cercati e il nodo del personale che non si trova
Nel solo mese di luglio 2026, la figura più richiesta dalle imprese comasche è quella degli addetti alla ristorazione, con 870 posizioni, oltre un quinto del totale mensile. Seguono il personale delle pulizie, gli addetti alle vendite, gli operatori della movimentazione e consegna merci e il personale di custodia di edifici e attrezzature. Profili pratici, spesso legati alla stagione, ai servizi di tutti i giorni e alla logistica di prossimità.
La domanda si concentra soprattutto su figure a media e bassa specializzazione. Solo il 9,7% delle assunzioni riguarda laureati, contro una media lombarda del 15%. Per il 25,8% degli ingressi basta l’obbligo scolastico, la quota più alta della regione. Sul fronte dei contratti, a luglio il tempo indeterminato copre il 19% delle entrate in provincia, con punte del 46% nel manifatturiero e del 28% nel commercio. I contratti a termine scendono invece al 49%, dal 53% di un anno prima, mentre i giovani under 29 rappresentano il 32% delle assunzioni previste.
Resta aperto, e non da oggi, il problema del reperimento del personale. Le imprese comasche dicono di fare fatica a trovare quasi una figura su due: il 49,8% delle posizioni è considerato difficile da coprire, più della media regionale. Le difficoltà maggiori si registrano nella produzione di beni ed erogazione dei servizi, dove mancano oltre mille profili, circa il 60% delle richieste, e nelle aree tecniche e della progettazione, poco sotto la metà. Il lavoro c’è. Far incontrare domanda e offerta, però, resta la parte più complicata.
