Mani di una persona che legge l’etichetta sul retro di un pacco di pasta in corsia supermercato
Magazine

Questi sono i marchi di pasta che usano solo grano italiano e puoi trovarli facilmente al supermercato

Per capirlo bastano poche voci, ma vanno lette bene: origine del grano, paese di coltivazione e paese di molitura.

La prima cosa da tenere a mente è semplice: Made in Italy non significa automaticamente grano coltivato in Italia. Una pasta può essere prodotta, essiccata e confezionata in uno stabilimento italiano anche se la semola arriva da grano duro coltivato in altri Paesi, europei o extraeuropei. È un dettaglio che spesso sfugge, anche perché il richiamo all’italianità — colori, nomi, immagini di campi — può guidare la scelta prima ancora di leggere davvero l’etichetta.

Le regole di etichettatura prevedono che sulla confezione siano indicate l’origine del grano duro e il luogo in cui il grano è stato trasformato in semola. Il consiglio, ripetuto spesso dalle associazioni dei consumatori, è sempre lo stesso: “Bisogna girare il pacco e leggere il retro”. Solo così, davanti allo scaffale, si capisce se si sta comprando una pasta da filiera italiana dichiarata oppure un prodotto fatto con materie prime di provenienza mista.

Le diciture da cercare sul pacco: coltivazione, molitura e provenienza

Le voci da cercare sono “paese di coltivazione del grano”, “paese di molitura” e, in alcuni casi, “origine del grano”. Non sono dettagli messi lì per riempire la confezione: indicano dove il grano duro è stato coltivato e dove è stato macinato per diventare semola. Se entrambe le indicazioni riportano l’Italia, il consumatore ha un’informazione chiara sulla provenienza nazionale sia della materia prima sia della lavorazione.

Mani di una persona che legge l’etichetta sul retro di un pacco di pasta in corsia supermercato
Controllare l’etichetta sul retro del pacco aiuta a scegliere pasta con grano 100% italiano al supermercato.

Diverso il discorso per diciture più generiche, come “UE e non UE”. In quel caso il grano può arrivare da Paesi diversi, dentro e fuori l’Unione europea. Questo non vuol dire, da solo, che la pasta sia peggiore. Significa però che l’origine è meno precisa rispetto a un’etichetta con grano 100% italiano. E per chi vuole scegliere la filiera nazionale — per motivi ambientali, economici o di tracciabilità — la differenza conta.

La Molisana, Voiello, Armando e Barilla Al Bronzo: le linee con grano italiano dichiarato

Tra i marchi più presenti nella grande distribuzione, alcune linee dichiarano in etichetta l’uso di grano duro 100% italiano. È il caso di La Molisana, che indica una filiera nazionale per la propria produzione ed è facile da trovare in molti supermercati. Anche Voiello comunica l’uso di grano 100% italiano, scelta messa in evidenza sulle confezioni e legata all’identità del marchio.

C’è poi Pasta Armando, che insiste molto sulla tracciabilità. Oltre al grano italiano, il marchio dichiara una materia prima senza residui di pesticidi e glifosato, secondo quanto riportato nelle comunicazioni commerciali e in etichetta. Per Barilla, invece, bisogna distinguere tra le linee: la gamma classica riporta indicazioni più ampie sulla provenienza, mentre Barilla Al Bronzo viene presentata come pasta prodotta con grano 100% italiano. Non è un dettaglio da poco: due confezioni dello stesso gruppo possono avere origini del grano diverse.

Marchi con grano UE e non UE: come interpretare le alternative sugli scaffali

Molti marchi noti riportano in etichetta la formula “UE e non UE” per l’origine del grano. Tra quelli citati nelle verifiche disponibili ci sono, per alcune linee, Barilla classica, De Cecco, Rummo, Divella, Riscossa e Consilia. La dicitura indica che la materia prima può arrivare da più Paesi, con forniture che possono cambiare nel tempo in base alla disponibilità, alle caratteristiche del grano e alle scelte produttive.

Un caso diverso è Garofalo, che dichiara un mix tra grano italiano e grano proveniente dall’Arizona, negli Stati Uniti. Anche qui, il punto non è dare un giudizio automatico sulla qualità solo perché una parte del grano arriva dall’estero: grani coltivati fuori dall’Italia possono avere standard elevati e caratteristiche tecniche ricercate dai pastifici. Per chi compra, la differenza riguarda soprattutto la trasparenza della filiera e il livello di dettaglio che si vuole conoscere. Alla fine, davanti allo scaffale, la scelta passa da lì: pochi secondi in più per leggere il pacco e una decisione più consapevole da portare in tavola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA