Botta, risposta e ancora botta. Si articola su tre livelli un ampio e profondamente interessante dibattito politico sulla città e su visioni diverse che se ne hanno tra passato, presente e futuro. In questi otto anni, compiuti giusto oggi, questo giornale ha ospitato molti confronti e siamo felici di farlo ancora, soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali che, in termini politici, sono lontane solo pochi passi (salvo accorpamenti con altri voti saranno a giugno 2027).
In un contesto generale che assai spesso vede anteporre la contumelia a un briciolo di pensiero ecco che la sfida a fioretto e sciabola tra i due contendenti diventa l’occasione per un ragionamento importante e mai banale su una città che, nel complesso, preferisce sonnecchiare. Non sempre ma ogni tanto.
Per agevolare i lettori che, pure giustamente, non leggono ogni singolo articolo di questo giornale ecco i primi due passaggi: dapprima l’intervento di Luca Michelini professore ordinario di Storia del pensiero economico all’Università di Pisa e da sempre attentissimo osservatore della realtà di questo capoluogo: Como e le elezioni 2027: “L’anemia delle opposizioni, la leadership di Rapinese, le lobby. La città è addormentata”.
Ne è seguita un’ampia e ferma risposta di un altro attentissimo protagonista delle vicende e della storia cittadina, l’avvocato Lorenzo spallino, ex assessore all’Urbanistica della giunta del sindaco Mario Lucini: Como, replica durissima al professore: “La giunta Lucini è stata il contrario di un fallimento. Il resto è mistificazione”.
E così arriviamo al terzo capitolo, in serata è arrivata la contro replica di Michelini. Eccola:
Il potere vuole la censura. Breve replica all’avvocato Spallino
La replica, assai sopra le righe, che l’avvocato Lorenzo Spallino dedica alla mia breve riflessione ospitata cortesemente da ComoZero, credo vada considerata una delle conferme più evidenti della tesi che vi sostenevo: le classi dirigenti dei partiti della Seconda Repubblica, tutte – con buona pace dell’avvocato che vorrebbe invece distinguersi da altri partiti – sono incapaci, per cultura, di discutere e di dialogare e non accettano nessuna forma di critica.
Letteralmente odiano la discussione e mirano a trasformare coloro che non la pensano come il “capo” o come “il gruppo dirigente”, in un “dissidente” del “sistema”, da mettere a tacere. Nel più puro metodo verticistico, tipico delle culture politiche che si trasformano in un “credo” e perciò stesso fanno piazza pulita di coloro che additano come “eretici”, si volge la discussione di merito, in un attacco personale: più volte nello scritto di Spallino riecheggia la parola “onestà”, come a dire che chi non la pensa come lui è ipso facto “disonesto”, ha la grave colpa di mancare di “rispetto” verso la verità, la città, il lavoro svolto dalla giunta che lo ha visto assessore e via discorrendo. Il potere, di cui l’avvocato Spallino è stato ed è ancora piena espressione, non sopporta la critica. Non disturbare il manovratore e stare tutti al proprio posto.
Nulla di nuovo, del resto. Ai tempi della giunta Lucini è risaputo che ho accompagnato l’azione del suo governo con una fitta serie di commenti pubblici, pubblicati allora da “Ecoinformazioni” e dalla mia mailing list, dove ho espresso puntualmente il mio punto di vista, spesso molto critico verso la giunta, sia per i metodi adottati sia nel merito delle scelte. Ho dedicato diverse pagine all’analisi delle politiche sociali proposte da quella giunta, ma non ricordo che la mia riflessione sia stata occasione per un confronto serio all’interno della pubblica opinione, tanto meno in quella di centro-sinistra: ricordo solo che il sindaco Lucini mi scrisse una breve e gentile mail di circostanza e di complimenti e nulla più. Quando ho cercato di raccogliere in un volumetto le mie riflessioni, non ho trovato ascolto perfino in coloro che erano più vicini alle mie tesi e che erano assai insofferenti per i metodi adottati dal partito di maggioranza relativa, di cui subivano tuttavia l’egemonia. In conclusione: lesa maestà allora, lesa maestà oggi.
Purtroppo, le tesi che proponevo nel mio breve scrittarello sono confermate una volta di più. Tuttavia, è bene sottolineare che i tempi sono cambiati: sarebbe opportuno che oggi, coloro che ambiscono a distinguersi in quanto “democratici”, nella difesa delle nostre libertà repubblicane – tra cui quella di pensiero -, imparassero a praticarle quotidianamente e cercassero di capire le ragioni per le quali quelle libertà vivono una crisi così radicale.