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Politica

Como, il sindaco si autoassegna 13 deleghe: “Regno di Rapinese con assessori al nulla e stipendi pesanti”

La surreale modifica delle deleghe degli assessori comunali sancita ieri per decreto dal sindaco di Como Alessandro Rapinese ha sfilato il Commercio a Michele Cappelletti e il Turismo a Enrico Colombo, ma giustificando la sparizione delle attribuzioni con una “semplificazione”. Una mossa che ora diventa anche un caso politico.

Se non altro perché ora a Rapinese (l’unico che non si è “auto-razionalizzato” nulla) fanno capo 13 deleghe se si contano anche quelle precedenti, cioè patrimonio, sport, sicurezza, polizia locale, affari generali, relazioni internazionali, innovazione tecnologica, urbanistica, mobilità e trasporti, personale.

Oggi sul tema è intervenuta la Lega con una nota che pubblichiamo di seguito.

Il Sindaco Rapinese ha gettato la maschera. Tra un viaggio in Turchia, uno in Cina, una polemica, mentre la città viene umiliata da un’amministrazione che continua a compiere scelte che penalizzano le famiglie, i cittadini e gli studenti, ha deciso di avocare a sé ulteriori deleghe, concludendo la trasformazione del Comune nel “Regno di Rapinese”.

La Giunta, svuotata di ogni reale potere decisionale, appare ormai come una mera scenografia.

“Siamo arrivati al paradosso. Assessori trattati come “cartonati a grandezza naturale”, utili solo a fare da sfondo ai video social del Sindaco”, denunciano Elena Negretti (Capogruppo comunale della Lega Salvini Premier) e Paolo Muttoni (Coordinatore provinciale della Lega Giovani Cumasch).

A questo quadro desolante si aggiunge la beffa per i contribuenti: questi “assessori al nulla”, pur svuotati di funzioni e peso politico, continuano a percepire invariati i loro lauti compensi. Stipendi pesanti che restano totalmente a carico della cittadinanza comasca, costretta a pagare per mantenere figure ormai puramente decorative.

La gestione amministrativa è diventata una collezione personale del Primo Cittadino: dal personale alla sicurezza, ogni aspetto della vita cittadina deve passare per la sua scrivania. Un accentramento che paralizza la democrazia e riduce il confronto a zero.

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