Sulla mostra di Turner, sia sul fronte complessivo che su quello specifico dei conti in profondo rosso (154mila euro incassati dai biglietti, 685mila spesi dal Comune) arriva l’anatema di Sergio Gaddi, storico ideatore e realizzatore delle grandi rassegne d’arte a Villa Olmo.
“Turner a Como. Fosse stata almeno una vera mostra, i risultati economici pur catastrofici sarebbero stati giudicati con più indulgenza. Grande, poi, nemmeno a parlarne, nonostante i roboanti annunci dell’esordio – è l’esordio – Ma non si possono spendere 700 mila euro per 11 quadri (7 acquerelli e 4 oli) da un prestatore unico. 11 opere. Sembra quasi uno scherzo. 60 mila euro a quadro, un contratto di noleggio francamente imbarazzante”.
“Ma peggio di questa somma “monstre”, è il caso di dire, c’è solo il numero di visitatori – infierisce il coordinatore provinciale di Forza Italia nonché storico dell’arte e tutt’ora protagonista di molti eventi – Nemmeno 20 mila, praticamente zero”.
“Non faccio paragoni – dice Gaddi, alla fine facendoli – con la stagione delle vere grandi mostre di Villa Olmo, con 800 mila visitatori in nove anni, con oltre 1000 opere esposte, con migliaia di articoli sui media internazionali, con l’incredibile indotto economico e di immagine per la città, con la presenza costante nei primi posti delle mostre più visitate in Italia, in assoluta assenza dei social che (fortunatamente) erano ancora praticamente marginali. Ma non si possono fare paragoni impossibili e irriverenti e non mi piace sparare sulla Croce Rossa, anche se a parti invertite interi branchi di personaggetti piccoli piccoli si sarebbero accaniti su di me come pulci con la tosse. Adesso, va bene tutto, ma che la giunta Rapinese si permetta anche solo di pronunciare la parola cultura suona come blasfemia”.
Il finale poi è caustico: “Mi addolora solo pensare che un nome sublime come Turner, pur nella sua produzione minore, sia stato umiliato da una collocazione impropria con zero comunicazione, zero visibilità, zero articoli, zero dibattito, zero interesse, zero pensiero, zero progetto, zero sponsor, zero attrattiva nonostante le migliaia e migliaia di turisti che ogni giorno affollavano la città nei 4 mesi di esposizione. Ma oltre al caldo torrido che ho provato al Broletto quando sono andato a vederla (temperatura ideale per gli acquerelli) l’unica cosa enorme è stata la prosopopea, l’improvvisazione e l’incapacità di questa amministrazione carica di mistificazioni. Queste sì che sono grandi, anzi grandissime. E suggerisco un titolo come epitaffio per il futuro: La grande bugia”.
