Dell’episodio abbiamo parlato ampiamente in questi giorni, riprendendo la denuncia pubblica di Paola Minussi.
Una 15enne aspetta il bus alla fermata del Teatro Sociale di Como. Il mezzo arriva, non sosta dove previsto ma solo una ventina di metri più avanti e dopo una evidente sollecitazione della giovane. L’autista dopo aver aperto le porte, visibilmente infastidito, chiede alla ragazza, dalla pelle scura, se sia Italiana e pretende di vedere la sua carta d’identità.

L’autista del bus alla giovane: “Sei italiana? Voglio i documenti”. La madre: “Razzismo vergognoso”
Denuncia di razzismo su un bus, Asf: “Indagine interna. Noi contro ogni discriminazione”
Dopo il deputato cinquestelle Giovanni Currò, unico politico che negli ultimi giorni ha preso parola sulla vicenda, si leva la prima voce da Palazzo Cernezzi. E’ Sergio de Santis, Fratelli d’Italia a intervenire. E lo fa, pur evidenziando di non aver dubbi sull’episodio, difendendo con molta chiarezza gli autisti.
Sulla vicenda specifica non mi esprimo, perché se la signora dice quanto scritto, non ho motivo di dubitare (ma aspetterei la risposta di Asf e soprattutto dell’autista).
Ciò che non mi piace è quel passaggio in cui si afferma non essere l’unico caso cui ha assistito:”Secondo quanto raccontato da Minussi (peraltro presidente di Woman in White Society di Como), episodi a carattere razzista non sarebbero una novità a bordo dei mezzi pubblici di Como: Non è il primo episodio. Ne ho visti diversi altri….”
Se così fosse, doveva intervenire pubblicamente anche negli altri casi, e comunque questa immagine degli autisti dei pulmann di Como, spietati razzisti, io non la condivido per nulla. Viaggio molto con gli autobus cittadini, e il più delle volte sono gli stessi autisti ad avere una grande pazienza nei confronti di gruppi di giovani a dir poco “sopra le righe”, senza contare che, come categoria riferita al personale degli autobus e dei treni, sono in generale tra i più bersagliati da aggressioni di viaggiatori, quasi sempre immigrati senza biglietto.