Dunque eccolo, il famoso “indirizzo operativo” con cui la giunta di Como – su documento firmato dall’assessore all’Urbanistica Marco Butti e dal dirigente Giuseppe Ruffo – ha formalmente avviato l’iter per la potenziale rivoluzione destinata a vedere crescere un nuovo Comune con annesso centro direzionale e posteggi nell’area dell’ex Ticosa.

Si tratta del testo licenziato dall’esecutivo Landriscina lo scorso 4 luglio e che nella sostanza ha dato forma e parole al maxiprogetto già illustrato da sindaco, Butti e Ruffo all’assemblea dell’Ance della scorsa primavera.
Per l’iter: Nuovo Comune in Ticosa: la giunta fa sul serio, spunta l’ok di luglio. Forza Italia nell’angolo
Finalmente, però, che cosa intenda l’amministrazione è nero su bianco, benché in un formato ancora sintentico.
Innanzitutto, c’è l’elenco delle aree interessate dal progetto. Ovvero: l’ex Ticosa; l’attuale sede del Comune lato Via Bertinelli (la parte moderna); l’intero ambito ex Stecav e la sede della Polizia Locale di Viale Innocenzo XI; eventuali altri immobili comunali utilizzati per esigenze operative degli uffici ed eventuali ulteriori ambiti di proprietà privata.

Il tutto, inquadrato in un’operazione che “dovrà perseguire i seguenti obiettivi a prevalente caratterizzazione di pubblica utilità”.
Al fine di avviare l’iter per il Programma integrato di intervento, con tutte le sue fasi prima dell’eventuale via libera ai lavori, Butti e Ruffo hanno fissato tutti gli obiettivi.

Molto sono già noti:
-realizzazione del nuovo asse viabilistico di Via Grandi/Viale Innocenzo XI e riqualificazione dell’intersezione con Viale Roosevelt
– realizzazione dell’autosilo per un numero di circa 1.000 posteggi distribuiti su due livelli oltre eventuali ulteriori posteggi a raso in copertura fronte Cimitero Maggiore;

– aree a verde pubblico e spazi aggregativi pubblici finalizzati a valorizzare le relazioni urbane e sociali anche con il contesto urbano esistente;
– pubblici esercizi e attività commerciali prospicienti lo spazio pubblico; nuovo centro direzionale comunale che accorpi tutti gli Uffici Comunali, anche quelli attualmente delocalizzati (Polizia Locale, Servizi sociali, archivi ecc.) con la realizzazione di due livelli parzialmente interrati da destinare ad archivio generale del Comune e parcheggi riservati), al piano terra attività di servizi ed esercizi pubblici, sala conferenze e sala espositiva, ai piani superiori Uffici Comunali ed altri uffici di eventuali altri soggetti pubblici/privati interessati;
– la riqualificazione dell’edificio denominato “Santarella” e relative aree di pertinenza realizzando un polo culturale a destinazioni formative, museali ed espositive; la ricollocazione delle attività commerciali/direzionali esistenti.

Chiudono l’elenco le specifiche esatte per altri due comparti. Innanzitutto la già citata parte moderna del Comune di Como.
Qui il testo parla di “valorizzazione dell’attuale consistenza volumetrica della sede comunale, lato Via Bertinelli”, il che significa vendita o affitto a terzi. Ma con ampie possibilità, cioè “modifica della destinazione d’uso a funzioni residenziali, alberghiere e commerciali con ricollocazione nell’ambito delle aree ricomprese nella proposta di Programma”.
E c’è l’ex Stecav e il vicino comando della Polizia locale di Como, per cui si profilano “l’alienazione […] mutando la destinazione d’uso a funzioni commerciale, direzionale, alberghiera”.

Questo dunque, il pacchetto “rivoluzione Ticosa” su cui è formalmente calata la benedizione di sindaco, Butti e giunta nel suo complesso il 4 luglio scorso, mentre Forza Italia (fuori dall’esecutivo ma ancora in maggioranza) ancora scriveva su un documento ufficiale per chiedere subito il parcheggio nell’area che “i promotori della presente ritengono fuorviante e non condiviso il percorso intrapreso recentemente dal sindaco e dalla giunta”, evocando addirittura il ricorso al referendum popolare.
Intanto, nella stanza dei bottoni, si pigiava forte sull’acceleratore.
QUI IN FORMATO INTEGRALE IL DOCUMENTO DI GIUNTA DEL 4 LUGLIO SCORSO