Nel centrodestra, una certezza verso le elezioni a Como c’è. Ormai senza più dubbi: Stefano Molinari, presidente provinciale di Fratelli d’Italia, è il candidato che i meloniani mettono sul tavolo condiviso con Lega e Forza Italia.
Un freschissimo passaggio tutto comasco ha ulteriormente certificato la prima casella tangibile nella corsa verso il voto. Ovvio, il momento cruciale era stato quello di una decina di giorni fa, quando al tavolo regionale della coalizione il nome di Molinari era già planato chiaro e tondo. Ma ora, giusto per sgomberare il campo da possibili altre opzioni, è arrivata la certificazione anche a livello locale (che si dirà “era scontata”, ma se guardiamo altrove – centrosinistra incluso – la granitica certezza che un partito “incoroni” un suo esponente senza guerriglie di correnti e fazioni diventa molto meno ovvia).
In sintesi: davanti al direttivo provinciale di Fratelli d’Italia, ieri sera lo stesso Molinari ha ragguagliato i dirigenti comaschi del partito sull’andamento della partita per Palazzo Cernezzi. Ma soprattutto ha confermato l’indicazione regionale sul suo nome e, nello stesso tempo, la disponibilità personale a far parte della partita. L’approvazione del tavolo ha chiuso il cerchio. Anzi, il doppio cerchio regionale e comasco.
Dunque, chiarito che si tratta del nome espressione di Fratelli d’Italia e non automaticamente del candidato sindaco di tutto il centrodestra, Stefano Molinari è ufficialmente in lizza, con almeno quattro carte da giocarsi sia nell’eventuale sfida con Rapinese, sia contro il futuro nome del centrosinistra, sia nei confronti delle possibili alternative messe in campo dagli alleati:
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la lunghissima esperienza politica e partitica, da nome storico della destra comasca;
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la conoscenza della macchina di Palazzo Cernezzi, vissuta da consigliere e da assessore;
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l’aspetto caratteriale, inteso come totalmente alternativo per toni e modi rispetto all’attuale primo cittadino, Alessandro Rapinese;
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infine, la “comaschità doc”, che comunque per una competizione cittadina non guasta.
Fin qui, dunque, i fatti in casa Meloni.
Sul resto del fronte, poche le novità di rilievo. I nomi che girano e che potrebbero comporre la rosa finale del centrodestra sono sempre quelli del presidente dell’Aci, Enrico Gelpi, che sarebbe in pole nel caso in cui l’alleanza volesse optare per un profilo civico e non di partito visto che, pur godendo di un apprezzamento trasversale soprattutto nell’area moderata, non sarebbe espressione diretta di un partito.
Poi c’è il presidente dello Yacht Club, Gioacchino Favara, che dalla sua ha la carta di un contenitore civico di riferimento, ossia il neonato Progetto Como, ma che gode anche di un sostegno esplicito di Noi Moderati, soggetto che è a pieno titolo al tavolo lombardo del centrodestra.
Infine, se nel domino regionale, la casella Como venisse destinata alla Lega per alchimie di coalizione, il ministro Alessandra Locatelli potrebbe essere il nome più forte in assoluto, anche rispetto all’assessore regionale Alessandro Fermi.
Ovvio, le variabili non locali sono abbondanti: la scelta del candidato sindaco del centrodestra su Como, ad esempio, dipende prima di tutto dalla scelta su Milano e poi, a cascata, dalle scelte dell’alleanza su Varese, Monza e Lodi. Impossibile, oggi, disgiungere una singola tessera dal mosaico generale.
