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Il caos nell’azienda sociale comasca, Rapinese sprezzante: “Tutti i comunelli se ne vanno? Meglio così”

I comunelli“. Così il sindaco di Como Alessandro Rapinese, ieri sera in consiglio comunale, ha definito i comuni che dovrebbero condividere con il capoluogo il percorso dell’Azienda sociale comasca e lariana nell’erogazione dei servizi sociali sui territori (ne fanno parte, o ne facevano parte, come vedremo, 21 comuni).

Come noto, lo scontro tra il Comune di Como e tutte le amministrazioni è arrivato al culmine – con San Fermo ‘primo avversario’ – a fine 2024, quando di fatto si è creata una spaccatura insanabile nell’assemblea, con Rapinese da una parte e tutti gli altri dall’altra (qui i dettagli).

Infiniti i punti di rottura, dal nuovo presidente (che attualmente è la vicesindaca di Como Nicoletta Roperto) alla gestione fino al recente bando per l’amministratore unico, di fatto emesso in tempi flash da Palazzo Cernezzi in totale autonomia rispetto ai (teorici) altri 20 soci (nominata Mara Maria Salvadè). I quali, come non bastasse, in precedenza avevano anche annunciato l’intenzione di creare in blocco una società ex novo entro metà 2025.

Ebbene, in questo scenario, ieri sera in consiglio comunale sia Eleonora Galli (Pd), sia Elena Negretti (Lega) hanno chiesto rispettivamente un aggiornamento sulla situazione generale e anche come mai nel bando per il nuovo amministratore unico fossero ancora inclusi due comuni di Veleso e Zelbio, che in realtà se ne sono andati da tempo.

Dopo aver dato una prima risposta su questo punto (“Non so come sia nato il bando, i refusi capitano, forse si è semplicemente fatto riferimento all’atto costitutivo dell’azienda dove erano presenti anche i due comuni”), Rapinese ha usato toni sprezzanti verso i ‘ribelli’, cioè tutti tranne Como.

“Veleso e Zelbio non ci sono più, sembra che molti altri non ci saranno più a breve – ha dichiarato Rapinese in aula – Facciano la loro scelta, ma mi preme far notare che l’azienda sociale ha oltre il 50% dei cittadini gestiti sul territorio di Como. Il Comune di Como ha già detto chiaramente che farà parte di questa azienda. Adesso, rispetto a tutto il casino che hanno creato i comunelli, manca solo la scelta di un direttore, poi la situazione sarà blindata e si lavorerà serenamente“.

Sulla volontà dei ‘comunelli’ di lasciare l’azienda sociale e fondarne un’altra senza il capoluogo, Rapinese ha ribattuto che “dicono che se ne andranno da tanto tempo. Lo faranno? Bene, meglio così. Abbiamo abbastanza forza per sostenerne due o tre di quelle aziende, garantendo i servizi”.

Prima ancora, sempre il sindaco di Como era tornato sul primo motivo di scontro, ovvero la sostituzione del precedente presidente: “Era scaduto da due anni, ma invece che farsi da parte pareva che in quell’azienda valesse ancora qualche norma di qualche strano regno del passato. Poi con un po’ di problemi l’assemblea consortile ha nominato un nuovo presidente, dopodiché noi volevamo la nomina di un amministratore unico. Gli altri comuni non partecipano più all’assemblea consortile? E’ un po’ come se tutti in questo consiglio comunale non venissero più. Me ne faccio una ragione, non mi butto da un ponte“.

“Abbiamo nominato un presidente – ha concluso il sindaco di Como – ora abbiamo nominato un amministratore unico usando delle norme di tutela quando le assemblee improvvisamente non riescono più a garantire il numero legale. Ora mi auguro che riusciremo a nominare un direttore e poi l’azienda sociale tornerà in ordine e a funzionare perfettamente“.

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