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Chirurgia oncologica, il primario Vannelli e il nuovo progetto di Erone Onlus: “Assistenza diretta al cittadino”

Secondo il Rapporto dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, le organizzazioni non profit hanno avuto un ruolo decisivo durante la crisi sanitaria, nonostante l’indagine condotta da “Italia non Profit” abbia evidenziato come la prima fase della pandemia sia stato uno tsunami che ha inciso negativamente sulle attività istituzionali, per oltre la metà di: associazioni, cooperative sociali, fondazioni, onlus e consorzi. Eppure all’iniziale smarrimento, è seguita una reazione molto forte, dimostrando come il volontariato abbia saputo interpretare la necessità di cambiamento imposta dalla pandemia, rafforzando la coesione sociale e immettendo fiducia e senso di appartenenza nel sistema Italia.

Ne parliamo con Alberto Vannelli, Presidente di Erone onlus e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia al Valduce.

“Avendo lavorato per oltre 10 anni all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ho imparato quanto sia fondamentale il volontariato nella guerra al cancro. In Italia ogni anno 380 mila cittadini scoprono questa diagnosi, ma a confortarci è il costante aumento della sopravvivenza. Ripensando a quando iniziammo quest’avventura nel 2012 con la creazione di Erone onlus, devo riconoscere che fummo buoni profeti nell’auspicare un rinnovato cambiamento della società civile nei confronti dell’oncologia, con il messaggio: costruire un’idea per istruire una coscienza oncologica”.

Poche settimane fa si è tenuta la Giornata mondiale contro il cancro, World Cancer Day, promossa dalla UICC – Union for International Cancer Control e sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Con lo slogan: Close the Care Gap – Everyone deserves access to cancer care (Colmare il gap sulla cura – Tutti meritano l’accesso alla cura del cancro), si è voluto richiamare l’attenzione sull’importanza della comprensione e del riconoscimento delle disuguaglianze nella cura del cancro in tutto il mondo.

Qual è il ruolo di Erone onlus ?

“Nonostate le difficoltà del periodo – continua il chirurgo oncologo Vannelli – abbiamo cercato di interpretare i bisogni della cittadinanza pensando proprio al riconoscimento delle diseguaglianze con un progetto dedicato ai pazienti che dopo un tumore del retto hanno bisogno di una stomia. Nella nostra provincia ogni anno si registrano oltre 120 nuovi casi di tumore del retto e questa tendenza non accenna a diminuire. Ma il dato più interessante è il numero dei pazienti con stomia definitiva (il famigerato sacchetto), che resta inferiore alle 600 unità. La cifra da sola non dice molto, ma se consideriamo il rapporto con la popolazione, scopriamo che la nostra provincia è quella con il numero più basso in Lombardia e una delle più basse in Italia. Parte del merito va alla diffusione di unità operative di chirurgia dedicate: l’esperienza che ho acquisito a Milano, trasferita sulle sponde del Lario si è concretizzata con l’istituzione dell’unità di chirurgia oncologica da me diretta, uno dei pochi esempi in Italia. La soddisfazione maggiore però è venuta proprio dal territorio quando il nostro messaggio è stato fatto proprio da una mia paziente che ha voluto creare un’associazione dedicata ai pazienti affetti da stomia. Oggi AVAS (questo il nome dell’associazione) è il miglior successo per la nostra attività e la consapevolezza che la coscienza oncologica a Como c’è e produce risultati. Con la pandemia è nata l’idea di creare un progetto di assistenza territoriale per i pazienti con stomia che complice l’attuale situazione, esprimono un diverso bisogno di assistenza”.

Un progetto decisamente ambizioso e rivolto a tutto il territorio lariano, peraltro pensato in un momento di evidente difficoltà. Come ha fatto Erone onlus a realizzarlo e a che punto è?

Il progetto totalmente autofinanziato da Erone onlus è nato oltre un anno fa, ha richiesto una grande dose di pazienza e una forte perseveranza per le difficoltà che hanno colpito in egual misura tutti. Una doppia sfida che vede oggi nel compimento della prima fase di questo lavoro, una grandissima soddisfazione. Abbiamo identificato un infermiere da formare tramite un master universitario: Cristina Rocco, che già da tempo si dedicava ai nostri pazienti in Valduce. Con il conseguimento nel 2021 di questo titolo si apre la seconda parte del progetto che vedrà il coinvolgimento di tutto il terzo settore già presente sul territorio. In linea con il nostro motto: qualunque sia la tua battaglia avrai anche la nostra forza, vogliamo creare una rete di assistenza diretta per il cittadino”.

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