Ora non è più una questione di carte bollate, sentenze, corsi, ricorsi, gare e aggiudicazioni. Ora si tratta di rispettare un’intera città, persino quella parte che alla storica Como Nuoto non ha mai messo piede e che della Pallanuoto Como sente parlare oggi per la prima volta.
Bisogna giusto ricapitolare un attimo la vicenda, almeno per sommi capi.
Il 28 settembre 2018 con uno scarto minimo, la storica Como Nuoto si aggiudicò la gara indetta dal Comune di Como per la gestione in concessione di piscina, lido, parterre e ristorante di viale Geno.
Ad essere sconfitta fu la Pallanuoto Como guidata da Giovanni Dato, che presentò ricorso al Tar sull’assegnazione.
Nell’aprile 2019 arrivò l’esito dei giudici: bando annullato.

Altro giro di valzer al Consiglio di Stato, per una parola finale: arrivata effettivamente nel febbraio di quest’anno, con chiavi destinate alla Pallanuoto Como.
Finita qui? Macché. Como Nuoto rilanciò subito dopo l’esito sfavorevole. Così: “Como Nuoto prende atto della sentenza del Consiglio di Stato – disse una nota del sodalizio guidato da Mario Bulgheroni – Questa ha definito come non corretta la modalità di conteggio dei tesserati agonisti utilizzata dalla commissione di gara. Abbiamo dunque invitato il Comune di Como a dare esecuzione alla sentenza applicando la metodologia di conteggio degli atleti indicata dal Consiglio di Stato, restando in attesa degli esiti di tale attività”.

Un tema, quest’ultimo, rilanciato in consiglio comunale anche da un’interrogazione presentata nel marzo scorso dal consigliere Alessandro Rapinese e dallo stesso rilanciata nuovamente alla ripresa delle sedute dopo la pausa legata al Covid (con iniziale minaccia di andare in Procura in caso di ulteriori ritardi, ritirata poi soltanto come segno di collaborazione verso l’amministrazione).
Tutto questo mentre Pallanuoto Como, ancora esclusa dalla sede, rivendica da tempo la consegna delle chiavi in ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato.
E il Comune, che alla fine resta l’unico arbitro, ormai, rispetto alla vicenda? Dapprima l’assessore al Patrimonio, Francesco Pettignano, promise a Rapinese una risposta veloce alle questioni aperte. Poi, però, la vicenda si è inabissata nelle verifiche degli uffici, a cui, pare di capire, spetta mettere nero su bianco la risposta capace di sbloccare la situazione e dunque determinare l’assegnazione.
Intanto l’impianto conteso è ormai chiuso e in condizioni tutt’altro che allegre, mentre pure le altre piscine della città – dal Lido di Villa Olmo a quello di viale Geno – restano serrate.

Ora, dunque, serve fare in fretta. Anzi, serve fare subito: per una questione di rispetto verso entrambe le società tuttora in ballo, verso i loro dirigenti, atleti, sostenitori e verso i comaschi tutti, che comunque (almeno indirettamente) sono comunque i legittimi proprietari del patrimonio strutturale e storico dell’impianto in fondo a viale Geno.
Che le chiavi vadano immediatamente alla Pallanuoto Como, se non vi sono nuovi e imprevisti ostacoli. Oppure, tornino – clamorosamente e con inevitabile tempesta interna al Palazzo – alla Como Nuoto se le lunghissime verifiche interne sui tesserati avessero nel frattempo prodotto sorprese eclatanti e incontrovertibili.
Vadano a chi ne ha diritto chiunque esso sia, insomma. Ma ora il Comune decida. Anzi, meglio, comunichi la decisione. E si assuma (almeno) la responsabilità di affermare chiaramente e senza più ombre chi, secondo le sue valutazioni ufficiali, dovrà essere il prossimo gestore del compendio di viale Geno prima che vada alla rovina e l’estate sia un ricordo.