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Punti di vista

Diciamoci la verità: il dibattito su Alida Valli interessa soltanto il kidergarten litigioso di Palazzo Cernezzi

La constatazione, che viene da esperienza diretta e personale (e dunque è laicamente aperta ad altre esprienze dirette e personali di segno opposto), nulla toglie alla grandezza dell’attrice né all’incendio polemico degli ultimi giorni.

Però nello stesso tempo, sempre partendo da questo specifico osservatorio che potrà anche essere serenamente contraddetto, viene difficile negare un’impressione fortissima: il dibattito sull’intitolazione o meno ad Alida Valli di un tratto del lungolago di Como, così come le propaggini sul voto in consiglio comunale o sui durissimi scambi partitici e personali che ne sono conseguiti, hanno interessato una cerchia ristrettissima di persone. E quando si dice ristrettissima, è oggettivamente difficile ipotizzare un gruppo che vada molto oltre la quarantina di consiglieri e assessori comunali, qualche ultras dei vari partiti (ognuno col suo punto di vista) e ulteriori sottilissime frange singole e autonome.

In questi 3-4 giorni di “dibattito pubblico”, praticamente mai si è venuti in contatto con lettori, interlocutori, figure istituzionali (oltre quelle citate e direttamente coinvolte), esponenti della cultura locale, associazioni, intellettuali, artisti e via dicendo che abbiano anche solo fuggevolmente affrontato la questione.

Gli stessi articoli con cui pure abbiamo ampiamente coperto la vicenda dalla cronaca del voto a Palazzo Cernezzi passando per le varie prese di posizone dei politici coinvolti (oltre al nipote di Alida Valli) hanno suscitato un confronto prossimo allo zero, con poco interesse generale, ancor meno coinvolgimento dei lettori, scarsissima voglia di intervenire o dire la propria. Naturalmente il discorso potrà apparire diverso se si plana su una pagina facebook qualsiasi dei politici più direttamente coinvolti, ma qui entrano in gioco i fans o detrattori incalliti che generano comunque discussioni del tutto chiuse in una bolla semi-autoreferenziale.

Tutte queste impressioni cosa significano? Sulla sostanza della vicenda – che certamente ha una sua nobiltà, oltre ad alcuni riflessi storico-politici interessanti e innegabili – non incidono: andava riportata, documentata dalle varie angolazioni e non liquidata. Sulla grandezza di Alida Valli, il pochissimo interesse generale non incide di un grammo: la star – molto comasca, almeno per un tratto di vita personale e familiare – resta tale e immortale.

Sul fatto che dopo una pausa dei lavori di quasi un mese (dal 24 maggio al 16 giugno), il consiglio comunale si sia incagliato per ore – dentro e fuori il Palazzo – per un tema simile, ecco, quello resta assolutamente legittimo ma effettivamente un po’ lunare.

Un po’ troppo, probabilmente: forse anche perché, con tutti i temi dirimenti per il presente e il futuro di Como che invece da anni restano malinconicamente muti in qualche cassetto, il dibattito tutto al chiuso della stanza su un passato remoto e in bianco nero, non appena si è fuori da lì restituisce più la sensazione di un kindergarten stagionato, litigioso e inconcludente, che non quella della massima assemblea cittadina che incide solennemente sulla vita della comunità.

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