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Punti di vista

“E-bike truccate, a Como più ‘bicivelox’ al posto dei divieti indiscriminati per le due ruote in centro storico”

Giusto pochi giorni fa davamo conto delle numerose irregolarità riscontrate dalla Polizia locale di Como in seguito a controlli sulle e-bike: 41 su 48 avevano subito modifiche e trasformazioni tali da renderle veloci e potenti come ciclomotori. Un caso, quello comasco, molto simile a quanto riscontrato anche in diverse altre città italiane.

A tutto ciò si ricollega l’intervento di Luigi Ciullo, che rilancia anche per Como – in alternativa al contestatissimo provvedimento di stop alle due ruote in centro voluto dal sindaco Alessandro Rapinese – il possibile impiego costante dei cosiddetti ‘bicivelox’. Ovvero di quello strumento che, come appunto accaduto qualche giorno fa, permette di verificare la velocità e la potenza dei mezzi attraverso una piattaforma dotata di rulli, sulla quale viene collocata la bicicletta (nulla a che vedere, insomma, con gli apparecchi che scattano foto ai bordi delle strade).

Le sanzioni dipendono dalle violazioni commesse: l’articolo 50 prevede, ad esempio, una multa da 845 a 3.382 euro per chi effettua modifiche che aumentano la potenza o la velocità oltre i limiti consentiti. A queste possono aggiungersi altre sanzioni, per esempio per la circolazione senza assicurazione o senza i documenti necessari. La combinazione di violazioni differenti può far salire notevolmente l’importo complessivo delle multe e portare anche al sequestro del veicolo.
Di seguito, il testo di Luigi Ciullo.

Perché Autovelox sì e Bicivelox no?

Una verifica recente ha dimostrato che la maggior parte delle biciclette elettriche dei rider che fanno servizio di consegna sono truccate, quindi in violazione di legge. Il dato riporta l’attenzione su uno dei provvedimenti più contestati della Giunta Rapinese: il divieto indiscriminato per tutte le biciclette nelle strade più importanti del vasto Centro storico di Como, unitamente a nuove limitazioni di accesso perfino per i disabili.

L’indagine recente della Polizia locale testimonierebbe, in effetti, l’errore di aver emanato un divieto generalizzato ancor prima di effettuare le verifiche del caso: le stesse verifiche che hanno dimostrato dopo la controversa delibera che sarebbe bastato controllare e sanzionare alla fonte le E-bike modificate anziché inventarsi una regola il cui rispetto sarà assai difficoltoso verificare. Un divieto il cui senso è incomprensibile e che potrebbe comportare sanzioni a random col rischio di punire maggiormente chi non crea alcun problema, ovvero le più lente bici muscolari, e consentire di farla franca a molti rider in sella alle velocissime biciclette elettriche modificate.

Si evidenzierebbe, pertanto, la correttezza della protesta di quasi mille cittadini scesi in piazza. Essi sostennero l’errore di un divieto generalizzato, deciso prima degli accertamenti, che non tenesse in considerazione quanto il rischio prodotto dalle bici muscolari fosse opinabile e privo di evidenze rispetto a quello dei mezzi illegali che violano sistematicamente il codice della strada.

Assimilare le bici muscolari alle biciclette truccate da motocicli sembrerebbe un effettivo controsenso come lo sarebbe, per assurdo, proibire il traffico a tutte le automobili in un asse stradale ove si registrasse la presenza di bolidi che superino i limiti di velocità; quasi come amputare un arto per eliminare il dolore a un’estremità.

Di solito la diagnosi viene prima della cura, le indagini prima delle sentenze e le condanne dopo i processi. Il Comune di Como sembra invece procede a ritroso, controvertendo anche le prassi più logiche e consolidate del vivere civile.

Mi auguro che almeno stavolta, alla luce delle evidenze e delle emergenze di maggiore portata, la Giunta in carica sappia riconoscere l’errore e porre rimedio preferendo verificare le bici elettriche ancor prima di penalizzare tutte le due ruote senza discrimine. Altrimenti, si potrebbe pensare che l’incidente del Sindaco travolto dall”E-bike sia stato considerato come opportunità per punire ingiustamente chi non avesse responsabilità e per creare deliberatamente disagio alla mobilità sostenibile.
Luigi Ciullo, ex amministratore in Como.

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