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La piscina di Casate
Punti di vista

Impianti sportivi ai privati, la lettera dell’ex presidente di Csu: “Lavoratori trattati come variabili marginali”

Sulla rivoluzione che sta per compiersi in Como Servizi Urbani – la società controllata interamente dal Comune – si sono aperti dibattiti e polemiche. Non mancano inoltre dubbi sul destino dei lavoratori di Csu, visto che le gare annunciate dal sindaco Alessandro Rapinese entro fine giugno per affidare in gestione diversi impianti sportivi prima gestiti internamente (le piscine Sinigaglia e di Casate, il Palaghiaccio e il Centro Sportivo di Sagnino) lasciano oggettivi margini di incertezza sui ruoli che rimarranno ‘scoperti’.

Sul tema, oggi ospitiamo un contributo dell’ex presidente di Como Servizi Urbani, Renato Acquistapace, che evidenzia le preoccupazioni per il destino dell’azienda. Di seguito, il testo integrale.

Sto seguendo con attenzione la scelta da parte dell’Amministrazione comunale di avviare un percorso di cambiamento nella gestione degli impianti sportivi cittadini, con particolare riferimento a piscine e palaghiaccio oggi gestiti da CSU. Penso di poter intervenire con cognizione di causa, data la mia esperienza trascorsa alla guida della società.

CSU gestisce da anni strutture complesse e strategiche per la città, garantendo continuità di servizio anche in momenti difficili, come il periodo pandemico. È stato sempre fatto con professionalità, responsabilità e con un’attenzione costante alla sostenibilità economica e sociale, pur operando in un contesto di impianti che spesso necessitavano di interventi strutturali significativi.

Gli impianti sportivi comunali – piscine, palaghiaccio, centri sportivi – sono strutture ad altissima intensità energetica e negli ultimi anni, l’aumento dei costi di energia e manutenzione straordinaria ha generato pressioni significative sui bilanci di tutti i gestori pubblici italiani.

CSU ha garantito e continua a farlo, continuità del servizio, copertura dei costi operativi e investimenti manutentivi spesso anticipando criticità strutturali.

La gestione di impianti come la piscina Sinigaglia o il Palaghiaccio di Casate richiede competenze tecniche specifiche su impianti complessi, una conoscenza storica delle criticità strutturali e personale formato e stabile. Questa conoscenza tacita, maturata in anni di gestione, non è trasferibile automaticamente a un nuovo operatore.

CSU impiega lavoratori dedicati agli impianti sportivi e la loro esperienza è un patrimonio che non può essere trattato come una variabile marginale. Ogni cambio di gestione comporta rischi occupazionali, perdita di competenze e necessità di riqualificazione del personale.

Non contesto il diritto dell’Amministrazione di valutare nuovi modelli gestionali. Tuttavia, una scelta di questa portata dovrebbe poggiare su analisi economiche comparative tra gestione in house e gestione esterna, valutazione sull’impatto sociale e sportivo e magari anche un confronto con chi ha gestito gli impianti negli ultimi anni.

La narrazione secondo cui il cambio di gestione sarebbe una soluzione semplice, immediata e magari obbligata, rischia di essere fuorviante. Gli impianti sportivi non sono “asset da mettere a bando”, ma servizi pubblici essenziali che richiedono continuità, competenza e sostenibilità economica.

Per questo motivo, come ex Presidente di CSU, esprimo preoccupazione per una scelta che potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla qualità dei servizi sportivi cittadini e sulla stabilità di un sistema che, pur tra difficoltà oggettive, ha sempre garantito operatività e affidabilità.
Renato Acquistapace

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