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In Comune a Como matrimoni di massimo mezz’ora e no musica. Nessi parla d’amore e morte. Rapinese di salamella e ballo. Molteni di cesso e poesia

Il nuovo regolamento per la celebrazione dei matrimoni e delle unioni civili in Comune a Como prevede, da ieri sera dopo il voto in Consiglio, una durata massima di 30 minuti.

L’assessore alla partita, Alberto Fontana, presentando i cambiamenti (che peraltro vietano la musica) ha spiegato che si tratta di: “Prescrizioni di buona educazione e di buon senso, non abbiamo fatto altro che raccogliere in un Regolamento quello che già avviene, con un occhio all’esperienza di questo Comune e facendo riferimento a Comuni analoghi al nostro, quindi niente di particolare. Secondo me è una traccia per poter celebrare il matrimonio qui o nei luoghi deputati”.

E’ intervenuta poi la capogruppo Dem, Patrizia Lissi, sottolineando: “Come mai solo mezz’ora? E’ proprio poco”. L’assessore ha risposto: “E’ già emerso in commissione, proprio questa mattina ho partecipato a una celebrazione per rendermi conto di quanto tempo fosse necessario per la lettura degli articoli e la forma richiesta, con tutta la calma possibile ci vogliono dieci minuti. Mezz’ora è il tempo sempre utilizzato, così anche in altri Comuni, direi che lo consideriamo ampiamente sufficiente anche per chi vuole dire qualcosa, non credo serva altro tempo. E’ un tempo congruo e abbondantemente sufficiente”.

Poi l’intervento accorato del capogruppo di Svolta Civica, Vittorio Nessi:

Per capire se è un buon regolamento quello che andremo ad approvare bisogna capire l’importanza della cosa che viene regolamentata. Per cose, manifestazioni semplici, per manifestazioni di poca importanza il regolamento può essere un regolamento di rapida attuazione, invece delle questioni simbolicamente più importanti il regolamento deve tenere conto.

Noi stasera parliamo del matrimonio e dell’unione civile. Io, per comodità, userò soltanto il termine matrimonio. Ogni qualvolta parlerò di matrimonio voi potete intendere che io parlo anche dell’unione civile, per semplicità. Allora, perché io ritengo che il matrimonio sia qualcosa che non possa essere sbrigato con il cronometro in mano? Come sembra sia stato controllato questa mattina dall’assessore Fontana.

Beh, innanzitutto perché il matrimonio è uno dei riti più antichi dell’umanità, che qualche importanza potrà magari anche averlo, e segna uno dei tre passaggi fondamentali che ci riguardano: il momento della nascita, il momento appunto del matrimonio con cui una coppia entra nel disegno per alcuni religioso, per altri della natura, della procreazione della specie e di quello che i latini chiamano il mutuum adiutorium e poi quello della morte. Quindi siamo di fronte a cose che pesano per quanto riguarda il nostro vissuto e per quanto riguarda la nostra esperienza.

Ha anche un valore sociale importante perché è la presentazione alla collettività di una unità familiare che viene a formarsi con la conseguenza di diritti e di doveri che ne seguono e che tutelano quindi tutta una serie di elementi importanti, ivi compresi anche la prole, i figli, e tutto quello che ne consegue. Diciamo che oggi sembra un rito superato, le convivenze ormai forse statisticamente sono un numero superiore, le convivenze sono state assolutamente sdoganate, quindi non esiste più quella riprovazione sociale di una volta, per cui forse statisticamente il matrimonio sotto questo aspetto entra magari un po’ in crisi. Però immagino che voi vi siate domandati qual è il motivo per cui il matrimonio rimane sempre qualcosa di speciale rispetto alla convivenza.

Ed è il fatto rappresentato da quelle due piccole parole che una volta si pronunciavano quando due persone si sposavano in chiesa, e cioè: nella buona e nella cattiva sorte. Cosa che fa un salto notevole rispetto al contenuto di quella che è la legittimissima convivenza da parte di due persone che si vogliono bene e che decidono quindi, senza fissare un termine, la loro voglia di vivere insieme. Ecco, questa è la parola magica che attribuisce al matrimonio qualcosa di più. Perché accanto al momento della gioia della vita, è il momento che il matrimonio mette di fronte le persone, non soltanto al momento della gioia, della felicità, dell’onnipotenza, ma anche il momento del limite, il momento della fine, il momento del dolore inevitabile, il momento della morte.

E queste cose lo sanno le persone che hanno attraversato questi momenti. Tutto questo che noi ci portiamo nel Dna, perché è una delle cerimonie più importanti della storia dell’uomo, ha fatto sì che il matrimonio prendesse nel tempo la forma di una cerimonia importante, sentita. Noi riteniamo che questo regolamento non tenga conto di tutte quelle cose che ho detto, che passano in secondo ordine, che si tenda a farne una cosa cronometrica, una cosa un po’ burocratica, una cosa che dice: sono in tempo a fare le cose che servono, le abbiamo cronometrate e quindi tutto diventa un po’ con la logica plastica di Las Vegas. Ho presentato due emendamenti proprio sotto questo aspetto.

Poi è intervenuta di nuovo Lissi invocando la solennità e la bellezza della celebrazione. Quindi ha replicato l’assessore Fontana:

Sinceramente io non credo di aver sminuito la sacralità della celebrazione del matrimonio. Tant’è vero che ho parlato di lettura di articoli ma anche di lettura di una formula. Questo non significa togliere quei momenti di cui  parlava lei consigliera Lissi e di cui ha parlato anche il consigliere Nessi. Perché francamente quello che ho voluto sottolineare è che probabilmente è stata letta della freddezza quando freddezza non voleva esserci.

In ogni caso conta il trasporto con il quale il celebrante può accogliere i nubendi: può leggere le formule, gli articoli del Codice Civile che, mi ripeto, purtroppo è quello che richiede il rito. Dopodiché c’è ampio tempo per ciascuno, per poter magari dire due parole, coinvolgere anche i presenti.

Francamente non vedo la correlazione tra quello che avete sottolineato voi e il tempo che viene dedicato alla celebrazione. Non è tanto quello, non è tanto il tempo quanto la modalità che, secondo me, dà quella veste di sacralità e di importanza che la celebrazione richiede. Quindi, ribadisco, il termine di 30 minuti non è assolutamente né riduttivo né equiparabile a un matrimonio celebrato a Las Vegas. A nostro avviso è un tempo congruo per poter svolgere questa funzione con tutto quello che la funzione richiede anche in termini di trasporto e di partecipazione. Non ho assolutamente voluto sminuire nulla di tutto questo.

Poi si è passati alla votazione degli emendamenti. Il capogruppo di Forza Italia, Giordano Molteni, ha richiamato anche l’importanza della musica o di chi vuole leggere poesie. Il consigliere Dem Stefano Legnani ha evidenziato come non sia comprensibile che il nuovo regolamento preveda al massimo due matrimoni o unioni civili al giorno. La capogruppo della Lega, Elena Negretti, ha evidenziato come il limite dei due matrimoni sia eccessivo così come l’estensione a un’ora della celebrazione (emendamento di Nessi) non sia viceversa particolarmente strano come prevedono molti altri Comuni: “La mezz’ora da quando parte? Da quando ho detto che mi sposo alle 11 e arrivo alle 11.10?”. Il capogruppo FdI, Lorenzo Cantaluppi, ha evidenziato come il tempo concesso ricordi un po’ le Tariffe Vulcano previste per i parcheggi in città.

Quindi è intervenuto il sindaco Alessandro Rapinese:

Allora, io mi sono rivolto all’intelligenza artificiale che dava 15 minuti, però vado sul sito di Ferrara, che è un Comune, insomma, un po’ più a sud di noi, dove la gente chiacchiera di più, dove la gente dicono sia più socievole, eccetera, eccetera. Il comune di Ferrara dice che la celebrazione del matrimonio o di un’unione civile ha una durata media di circa 15 minuti, 20 minuti al massimo.

Ma no, a Ferrara? A Ferrara sono più veloci, si vede che arrivano belli decisi. Detto questo, io capisco, nel senso, è un momento dove sicuramente il trasporto emotivo è importante, ma io non so, penso di aver superato i 100 matrimoni celebrati. Ma io non ricordo matrimoni dove alla fine del rito si siano scatenate danze pazze o festeggiamenti all’interno di questa sala. Va bene, grazie e arrivederci. Sindaco, facciamo una foto? Sì, grazie. Bene, grazie, arrivederci.

Ma non saprei elencarne uno che abbia superato questo tempo. Uno. Evidentemente per l’opposizione, per la minoranza, per voi, è così fondamentale. Dico solo, va bene, va bene, anche è vero che qui abbiamo un pubblico ufficiale che magari si mette qui a guardare la sala e sta qui un’ora a guardare i festeggiamenti. C’hai mezz’ora, arrivi, ti sposi, grazie, arrivederci. Avranno di meglio anche loro da fare, credo, proprio perché novelli sposi, magari, avranno anche da festeggiare da qualche parte. Ecco, se abbiamo scambiato questo per un salone delle danze, forse abbiamo fatto un po’ di confusione.

Quindi, Adesso, oggettivamente, per leggere tre articoli del codice civile e fare due battutine, eccetera, eccetera, già un quarto d’ora mi sembra più che sufficiente. Se dovessero dirmi che devo stare qui un’ora ogni volta che celebro, io cambio lavoro, nel senso che, francamente, diventa impegnativo e mi presterei anche un filino meno. Dico, va bene, d’accordo, però sei contento, sì.

Non è che devi decidere qua se sposarti o no. Spero che tu abbia già deciso. E se arrivi vestito bene non è che ti cambi qua, vai a casa tua a cambiarti, o se devi fare la festa non farla qua, anzi è pure vietato fare la festa, se devi grigliare la salamella perché ti piace quella roba lì, fallo da un’altra parte, se devi fare la festa vai da un’altra parte, cioè hai mezz’ora di tempo per registrare quello che è un atto. Poi spero che la dichiarazione d’amore… Cioè non è che l’hanno scoperto qua che si sposavano, io penso che abbiano già festeggiato, cioè uno ha detto, mi vuoi sposare? Sì. E allora, vabbè, lì mezz’ora forse è un po’ poco, magari usciamo a cena, stiamo un po’ insieme, due parole romantiche, ma qua vengo a celebrare quello che è un matrimonio civile, che peraltro se lo facessi in una chiesa con tutto quello che comporta quel rito, che è una cosa molto diversa, 50 minuti, eh?

Non è che poi il prete sta lì e dice, ma sì, state qua tutto il pomeriggio. 50 minuti, grazie, magari c’è anche il prossimo o arriva anche un funerale dopo, non lo so, però detto questo oggettivamente noi riteniamo che mezz’ora sia un periodo sufficiente per il 90 per cento dei riti. Se qualcuno dovesse sforare, pazienza, non arriverà di certo Aiello (comandante della Polizia Locale, Ndr) con una squadra antisommossa a buttarli fuori. Diciamo: “Va bene però adesso dai, che bella copia che siete, ma via, buona giornata”. Quindi direi, mezz’ora mi sembra un periodo più che sufficiente. Belli, eh? Belli, ma mezz’ora è abbastanza, grazie.

Nessi poi ha chiesto, con un emendamento, che si ripristinasse la musica durante la celebrazione: “La musica rafforza il valore simbolico, l’alternativa è il proibizionismo”. Poi sostenuto dalla consigliera Paola Tocchetti di Forza Italia. Il sindaco ha spiegato che: “Questo è un luogo di lavoro. E queste sale sono spesso utilizzate. Carino magari due matrimoni in fila con una raffica di musica, è una questione di rispetto. Possono scatenarsi dopo, dopo un matrimonio c’è una festa. Questa non è una sala da ballo, spero nessuno abbia dei traumi per l’assenza della musica. Questa è la sede di un’amministrazione, vedremo se ci sarà un calo delle richieste di matrimonio. Magari altrove si può fare. Si immagini un bel coro mentre è in corso una riunione”.

L’emendamento è stato bocciato ma è da notare il voto a favore del consigliere di maggioranza Emilio ‘Milo’ Casati.

Poi unanimità sull’emendamento numero 3 del consigliere Legnani (con un certo scambio teso in aula circa un errore formale nel documento: qui i dettagli).

Nelle dichiarazioni di voto Giordano Molteni ha invocato la bellezza dei matrimoni, la poesia: “Un momento che diventa unico. Se queste cose non le capiamo vuol dire che nella vita non abbiamo capito niente, signori. Non abbiamo capito niente di quello che sono i rapporti tra le persone. Che alla fine sono quelli che contano, ci sono momenti che devono essere significativi per tutti, di compartecipazione, di unione, di bellezza, di sentimenti, di sensibilità, di cultura. E noi stiamo buttando tutto, scusatemi il termine, nel cesso. Noi, in questa sala che è una sala importante per la vita del nostro Comune… Questa sera si è rotto un meccanismo con la compartecipazione di tutti di unione, amicizia, amore… L’abbiamo buttato nel cesso”.

Ne è seguito un piccolo confronto teso col presidente del Consiglio, Fulvio Anzaldo. Alla fine il nuovo regolamento è passato.

 

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