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“Le città pagano le politiche immigrazioniste, a Como Rapinese ha la delega alla Sicurezza ma subisce i problemi”

Continua il dibattito sulla sicurezza a Como, ovviamente con sguardo particolare sulla zona di piazza Volta teatro anche lo scorso fine settimane di un gravissimo caso di cronaca con l’accoltellamento di un 19enne. Dopo il duro intervento del segretario provinciale di Forza Italia, Sergio Gaddi, oggi interviene anche il segretario cittadino di Fratelli d’Italia, Alessandro Nardone. Di seguito, il suo intervento.

L’ennesimo accoltellamento avvenuto in Piazza Volta è un fatto gravissimo. Fortunatamente il giovane ferito è stato soccorso tempestivamente dai Carabinieri, ai quali va il ringraziamento di tutta la comunità per il lavoro che svolgono ogni giorno con professionalità e dedizione.

Ma sarebbe un errore limitarsi all’ennesimo commento sull’ennesimo episodio di cronaca.

Da anni molte città italiane ed europee stanno pagando il prezzo di politiche immigrazioniste e buoniste che hanno sottovalutato il tema della sicurezza e del controllo del territorio. È un dato di fatto. Oggi l’Europa stessa sta progressivamente cambiando approccio e il Governo Meloni sta avendo un ruolo determinante nell’aprire una fase nuova, fondata sul controllo dei flussi migratori, sul contrasto all’immigrazione clandestina e sul rafforzamento della cooperazione internazionale. È una svolta importante, che va nella direzione giusta. Ma gli effetti di decenni di scelte sbagliate continuano inevitabilmente a manifestarsi anche nelle nostre città.

Tutto questo, però, non può diventare un alibi per il sindaco, perché una città non si limita a subire i problemi, ma deve governarli; ed è proprio qui che emerge il limite più evidente dell’amministrazione Rapinese.

Da quattro anni assistiamo a una presenza costante del sindaco sui social network, a polemiche quotidiane, a scontri con residenti, commercianti, categorie economiche, associazioni e opposizioni. Lo vediamo commentare tutto e intervenire su tutto; quello che continuiamo a non vedere è una visione complessiva della città e della sua sicurezza.

Una città più sicura nasce quando cittadini, istituzioni e Forze dell’Ordine lavorano nella stessa direzione. Negli Stati Uniti esiste uno slogan che compare ovunque, nelle metropolitane, nelle stazioni e negli spazi pubblici: If you see something, say something. Se vedi qualcosa, dillo.

Dietro quella frase c’è una filosofia molto semplice: la sicurezza non è soltanto compito della polizia, ma nasce da una comunità che comunica, da cittadini che segnalano problemi e criticità sapendo di essere ascoltati e da un rapporto di fiducia tra istituzioni e residenti che consente di intercettare i problemi prima che degenerino. È esattamente quel rapporto che negli ultimi anni si è progressivamente indebolito e che oggi rappresenta una delle fragilità più evidenti della nostra città.

Molte responsabilità vengono da lontano e non ho alcuna difficoltà a dire che il rapporto tra cittadini e istituzioni si è progressivamente deteriorato nel corso degli anni. Ma Rapinese ha dato il colpo di grazia a quel poco che era rimasto.

Perché una città che litiga continuamente con i propri residenti, con i commercianti, con le associazioni, con le categorie economiche e con chiunque esprima un’opinione diversa è una città che smette di essere comunità. E una città che smette di essere comunità diventa inevitabilmente una città più insicura.

Inoltre, va detto con chiarezza che il ruolo della Polizia Locale rappresenta solo una parte della soluzione, perché la sicurezza è una questione molto più ampia, che comprende:

  • presenza costante sul territorio;
  • monitoraggio delle aree critiche;
  • collaborazione con le Forze dell’Ordine;
  • decoro urbano;
  • illuminazione e manutenzione;
  • ascolto dei cittadini;
  • coinvolgimento delle attività economiche;
  • opportunità e spazi per i giovani;
  • raccolta e analisi continua delle informazioni.

Insomma, la vera differenza la fa la capacità di avere una visione. Rudy Giuliani riuscì a trasformare New York perché partì da un principio molto semplice: i problemi non sono inevitabili e non devono essere subiti, ma misurati, monitorati e governati.

A Como, invece, si ha sempre più l’impressione che si proceda per polemiche, per emergenze e per reazioni episodiche, ovvero esattamente il contrario di ciò di cui la città ha bisogno.

Ma è del tutto evidente che senza una visione non si risolvono i problemi della sicurezza, così come non si risolvono quelli del turismo, del commercio, della mobilità o delle politiche giovanili. Si continua semplicemente a inseguirli.

E se dopo quattro anni il sindaco, che ha scelto di mantenere per sé anche la delega alla Sicurezza, continua a inseguire i problemi invece di anticiparli, forse è arrivato il momento di interrogarsi non sui sintomi, ma sul metodo con cui questa città viene amministrata.

Alessandro Nardone
Coordinatore cittadino Fratelli d’Italia Como

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