Stefano Molinari, attuale presidente provinciale di Fratelli d’Italia ed ex assessore ai trasporti ai tempi della giunta Bruni, ironizza sulla nuova iniziativa lanciata dal sindaco di Como, Alessandro Rapinese, per rilanciare l’autosilo Valmulini. Ossia la formula annunciata dal primo cittadino che prevede un nuovo interscambio auto-moto pensato per raggiungere il centro città partendo dal multipiano a metà Napoleona.
Nell’autosilo comunale – in sintesi – con un solo abbonamento si avrebbe la facoltà di lasciare posteggiata la propria moto, poi arrivare nella struttura da fuori città, mollare la macchina, salire in sella alla due ruote e raggiungere così il centro del capoluogo dove sono appena stati creati tantissimi posti nuovi dedicati ai ‘centauri’.
Un’idea che convince assai poco Molinari, che ha bocciato l’idea con l’intervento che pubblichiamo di seguito.
Da ex assessore alla viabilità e ai trasporti conosco bene le criticità del Valmulini e so quanto sia complesso individuare soluzioni efficaci.
Parliamo di una struttura nata a servizio dell’ospedale Sant’Anna, poi rimasta sottoutilizzata dopo il trasferimento e che oggi, con la progressiva attivazione delle Case di Comunità, sta tornando ad avere un flusso importante di utenti legati ai servizi sanitari.
Proprio per questo sorprende che, invece di affrontare il tema con un approccio serio e strutturale, si continui a proporre soluzioni che appaiono più teoriche che reali.
L’idea di incentivare l’interscambio tra auto e moto, con un unico abbonamento, non tiene conto delle reali abitudini dei cittadini: si immagina che una persona arrivi in città in macchina, subendo traffico e code, lasci l’auto al Valmulini e poi utilizzi la moto per percorrere l’ultimo chilometro verso il centro.
Uno scenario che, nella vita quotidiana, appare francamente poco realistico.
Si rischia così di inseguire modelli astratti, lontani dalla realtà, senza incidere davvero sul problema. A questo punto, con un po’ di ironia, si potrebbe anche completare il percorso: arrivo in auto, passo alla moto e poi magari, una volta in convalle, prendo anche una bicicletta….
Al di là delle battute, il punto è politico: Como ha bisogno di una visione chiara sulla mobilità, fatta di collegamenti efficienti, accessibilità e servizi concreti, non di sperimentazioni estemporanee. Serve un progetto serio, non l’ennesimo tentativo destinato a rimanere sulla carta.