Sul tema del nuovo Stadio di Como riceviamo e pubblichiamo una articolata riflessione di Legambiente. Di seguito, il testo integrale.
Il progetto di riqualificazione dello stadio Sinigaglia, presentato dalla Società Como 1907 per poter partecipare alle partite di vertice calcistico, ha definitivamente archiviato ogni possibile discussione in merito alla costruzione di uno stadio fuori dal perimetro cittadino. Consapevoli di questo ne prendiamo atto, pur senza nasconderci i disagi che la città affronta quando il Como gioca in casa, in termini di viabilità, ma non solo.
Riteniamo quindi importante esprimere alcune considerazioni sul progetto presentato, così come ne abbiamo avuto conoscenza attraverso la stampa locale. Si tratta, purtroppo, di una conoscenza parziale, mancando qualsiasi riferimento al piano economico finanziario.
Come Circolo Legambiente abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti per visionare la documentazione completa che, a nostro avviso, non ha ragione di essere coperta da vincoli di segretezza.
Abbiamo, inoltre, sottoscritto con altre associazioni una lettera, già diffusa a mezzo stampa, in cui chiediamo al Comune di garantire partecipazione e trasparenza nella procedura di approvazione di un progetto che cambierà per sempre il volto di una porzione della città di particolare valore architettonico e paesaggistico. Partecipazione peraltro pubblicamente auspicata dalla stessa società del Calcio Como.
Intervenire sullo stadio significa non solo efficientare una notevole infrastruttura, ma anche riqualificare un prezioso brano di città. Rappresenta, dunque, un’opportunità per Como, ma a condizione che gli interessi in gioco siano correttamente bilanciati: da una parte l’interesse della società Calcio Como di portare a termine un progetto impegnativo dal punto di vista economico, che deve avere un ritorno nel tempo adeguato e remunerativo e dall’altra l’interesse della collettività che può ottenere la ristrutturazione di una importante infrastruttura sportiva e la riqualificazione di una delle zone di pregio della città, senza però perderne la piena fruibilità.
I nodi critici sono, a nostro parere, due: il tema della viabilità, compresi gli accessi alla zona, e le funzioni accessorie e complementari previste.
La realizzazione di un autosilo al “Pulesin” dal punto di vista viabilistico appare irragionevole. II nodo costituito dalla rotatoria situata sulla via Bellinzona-uscita via per Cernobbio è già ora molto congestionato durante diverse fasce orarie della giornata, con innegabili conseguenze sulla qualità dell’aria e la salute dei residenti. La costruzione di un nuovo autosilo di 400 posti andrebbe ad aggravare una situazione viaria già compromessa, senza peraltro rispondere ad un obbligo di legge, in quanto la normativa nel caso di ristrutturazione di un manufatto esistente non impone la realizzazione di nuovi autosili nelle vicinanze. La soluzione andrebbe invece trovata nell’ampliamento dei parcheggi di periferia collegati con navette e nel potenziamento di trasporti locali in occasione delle partite.
La pedonalizzazione di via Vittorio Veneto, viale Sinigaglia e via Puecher è sicuramente apprezzabile, ma potrebbe essere ulteriormente valorizzata sviluppando progettualità che riguardino l’accesso con mobilità dolce allo stadio, con la previsione, ad esempio, di una “velostazione” e punti di ricarica per ebike.
Per quanto riguarda le funzioni da insediare, si nota una prevalenza di quelle di tipo commerciale e ricettivo che sembrano utili principalmente a massimizzare il ritorno economico. Ci preoccupa, in particolare, l’ubicazione nel comparto di un hotel multipiano che poco sembra raccordarsi con l’ambiente circostante e che certamente non risponde a un bisogno della città, nella quale vi sono molte strutture alberghiere, anche di lusso. D’altra parte, le destinazioni d’uso compatibili con quelle legate allo sport, di cui la cittadinanza potrebbe fruire, appaiono modeste: la possibile presenza di una palestra non è di per sé qualificante.
Resta il tema della qualità architettonica dell’edificato che da un lato deve dialogare con il genius loci e le architetture razionaliste presenti, dall’altro con l’inserimento paesaggistico nel primo bacino del lago di Como, valori sui quali la competente Soprintendenza eserciterà le sue competenze.