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Ok il turismo e tutto il resto ma ecco l’idea che può trasformare Como nella più affascinante città europea

Como può diventare una delle città europee dove si vive meglio oppure trasformarsi lentamente in un luogo sempre più difficile da abitare. Le decisioni dei prossimi anni ne determineranno il destino. La città non soffre di una mancanza di attrattività. Al contrario.

Il successo di Como è ormai internazionale. La vera sfida consiste nel governarlo senza sacrificare chi qui vive ogni giorno.

Il turismo rappresenta l’esempio più evidente. È una straordinaria risorsa economica, ma quando diventa l’unica vocazione di una città finisce per produrre effetti collaterali: affitti sempre più elevati, negozi tradizionali che scompaiono, servizi orientati ai visitatori e non ai residenti. Una città non può vivere soltanto di chi arriva la mattina e riparte la sera.

Magari esige meno soldi, ma più qualità della vita.

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Accanto al turismo emerge il problema più urgente: la mobilità. Frontalieri, visitatori e traffico locale congestionano quotidianamente Como. Continuare con interventi parziali non sarà sufficiente. Parcheggini in centro servono solo a fare entrare più auto. Servono soluzioni coraggiose e una visione complessiva. E ce ne sarebbero.

L’area ex Ticosa rappresenta probabilmente la più grande occasione urbanistica degli ultimi decenni.

Più che discuterne all’infinito, occorre finalmente realizzarla bene. Può diventare il simbolo della Como del futuro oppure restare il monumento all’immobilismo.

Anche l’Università dell’Insubria potrebbe assumere un ruolo molto più importante. Se saprà specializzarsi nei settori della scienza, dell’intelligenza artificiale, della sostenibilità, del design e della tradizione serica, contribuirà a trattenere quei giovani che oggi troppo spesso costruiscono altrove il proprio futuro.

I giovani che se ne vanno per non tornare più, sono una perdita per tutta la comunità.

Il patrimonio culturale della città rimane enorme ma ancora sottoutilizzato. Volta, il Razionalismo, il lago, la musica, la seta e la letteratura potrebbero alimentare un’offerta culturale internazionale distribuita durante tutto l’anno e non concentrata esclusivamente nella stagione turistica. Ma esiste un’idea che potrebbe distinguere Como da qualsiasi altra città europea.

Diventare ad esempio la capitale europea della divulgazione scientifica, come Firenze si identifica con il Rinascimento o Salisburgo con Mozart. Nessuna città ha costruito la propria identità internazionale facendo della cultura scientifica il proprio marchio distintivo.

Como possiede però un patrimonio irripetibile: Alessandro Volta. Attorno alla sua figura potrebbe nascere un grande progetto permanente capace di unire scuole, università, imprese, ricerca, festival, editoria e divulgazione. Sarebbe un’identità riconoscibile nel mondo e difficilmente imitabile, nata in una città che nel mondo rappresenta una immagine non ripetibile.

Parallelamente ogni scelta amministrativa dovrebbe rispondere a una domanda molto semplice: migliora davvero la vita di chi abita qui dodici mesi all’anno? Solo dopo ci si dovrebbe preoccupare dell’esperienza del turista.

Le città del futuro saranno giudicate sempre meno dal numero dei visitatori e sempre più dalla qualità della vita che riescono a garantire ai propri cittadini. Dal tempo che fanno risparmiare, dall’aria che si respira, dalla possibilità per un giovane di trovare casa, lavoro e prospettive.

Per questo il vero indicatore del successo di Como non sarà il numero dei turisti, ma quello dei laureati che sceglieranno di restare e di lavorare qui. Se dovessi immaginare Como nel 2035 vedrei tre possibilità. La migliore è una città che ha completato Ticosa, migliorato la mobilità, investito nella conoscenza e costruito una nuova identità europea fondata su scienza, cultura e qualità della vita. La peggiore è una città sempre più affollata, più costosa, più lenta e sempre meno abitabile per chi vi risiede e dalla mentalità sempre più provinciale.

Il limite storico di Como non è mai stato la mancanza di idee. È stata, piuttosto, la difficoltà di trasformarle rapidamente in decisioni e le decisioni in opere. Il futuro non è scritto. Como può diventare un modello europeo di città di medie dimensioni oppure una splendida occasione perduta. La scelta e il futuro dipendono dalle scelte di oggi, dalla capacità di avere finalmente una visione e dal coraggio di realizzarla.

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