Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Punti di vista

Poi non ringhiate solo sui social: è un giorno storico con due candidati antitetici. Alzate le chiappe, andate a votare

Quella che è appena cominciata è una giornata storica per Como. E tu che ci vivi, ci lavori, ci studi, non vuoi parteciparvi? Vuoi restare fuori da questa occasione perdendo, almeno in piccola parte, l’occasione di sentirti parte di una pagina importante della città e del suo futuro?

In questo caso – sebbene sia chiaramente un’iperbole – verrebbe da ripetere una frase sentita molte volte in queste settimane: e allora poi non lamentarti, non trincerarti dietro la tastierina del telefono o del pc per vomitare valanghe di frustrazioni e insoddisfazioni su facebook perché le cose non vanno come devono, perché tutto è sbagliato, da rifare, senza senso, sempre peggio. Intendiamoci, non è certamente con il solo atto in sé di scegliere un sindaco, con la partecipazione attiva al voto apponendo la fatidica crocetta sul candidato preferito, che si può avere la certezza matematica che Como sarà più bella, più moderna, più a misura d’uomo nei prossimi anni. Innanzitutto perché il proprio prescelto può perdere (ma in quel caso potrà comunque essere un tuo difensore e garante dai banchi dell’oppoziione).

Ma se anche il preferito vincesse, è certamente vero che colui o colei che oggi sembra darti le garanzie di un domani migliore per la città e per la tua vita in essa, potrà poi tradire in parte o persino del tutto le attese e le speranze. D’altro canto, bastasse soltanto il muovere le gambette e tracciare la X sulla scheda, negli anni in cui la partecipazione al voto era molto più alta di oggi il capoluogo sarebbe già dovuto diventare automaticamente un modello per il mondo intero. Non è stato così, naturalmente. Anzi, le delusioni cocenti sono state innumerevoli negli anni: sia per i “vincenti” che per i “perdenti”. Ma c’è un valore superiore rispetto alla semplificazione brutale contenuta nelle parole vittoria e sconfitta, quando arrivano le elezioni (e specialmente le elezioni comunali). State votando uno o una di voi. Uno o una che, al governo ma anche fosse all’opposizione, starà con voi per cinque anni. Uno o una che deciderà le tasse che pagherete, i parcheggi che avrete, la mobilità che avrete, l’offerta culturale che avrete, lo sport che potrete fare, il tempo libero che potrete occupare nella vostra città, il tipo stesso di città che si modellerà per accogliere non solo voi ma anche i vostri figli negli anni a venire.

E questo 2022 porta in dote anche una scelta che divarica forse come non mai la risposta a tutte le questioni appena citate: con Barbara Minghetti e Alessandro Rapinese si propongono alla scelta dei comaschi due mondi forse mai così definiti nella loro radicale diversità, in una visione forse simile per alcuni obiettivi finali ma largamente diversa nel percorso per arrivarci. Sono in campo non soltanto la possibile prima donna sindaco e l’inedito assoluto di un candidato civico potenziale fascia tricolore, ma anche due visioni, due mentalità, due approcci, due caratteri, due squadre, due vie per il successo sostanzialmente opposte in tutto: dagli aspetti formali a quelli sostanziali. Cosa può attendersi di meglio un elettore per essere spinto a recarsi alle urne se non una doppia proposta politica radicalmente divergente? Aiuta a prendere posizione, a farsi un’idea e a dare una spinta sia a favore del proprio o della propria candidata, sia per escludere l’altro o l’altra (in un senso sportivo, ci auguriamo, senza bava alla bocca).

Insomma, tornando daccapo: una splendida giornata di sole, il destino della città per i prossimi 5 (o addirittura 10) anni, due contendenti che sono radicalmente alternativi l’uno all’altra. Come puoi non trovare 10 minuti per andare a votare? Come puoi già pensare di schifare il mondo a prescindere, domani, su facebook, dopo aver rinunciato al diritto-dei-diritti, all’occasione-delle-occasioni? Pensaci, alza le chiappe e vai in cabina, dai.

Ballottaggio a Como: le info su orari, scadenze, tessere elettorali e voto per chi è in quarantena Covid

12 Commenti

  1. Non la condivido, ma forse dovremmo iniziare a pensare che anche il non andare a votare sia una precisa scelta

  2. Sig.Mario, mi scusi. Cosa Le fa intendere che il “salto nel buio” a cui si riferiva il Sig. Milanese fosse proprio il candidato Sindaco Rapinese?

  3. Come vorrei poter dire anch’io a molto del giornalismo di oggi:

    “Alza la penna dalle meccaniche del condizionamento,
    e, finalmente libero, scrivi informazione libera!”

    1. Pensi che tra tutti i giornali locali, l’unico che leggo è CZ proprio perché riconosco l’indipendenza, mai ostentata tra l’altro, dei giornalisti che ci scrivono. Sarò vittima anch’io della relatività delle mie opinioni? Mah….. 😊

  4. Vorrei rispondere a Milanese senza fare nessuna polemica. Rapinese potrà anche rappresentare un salto nel buio ma dico io, perché uno non ha il sacrosanto diritto di avere un’opportunità di provare a governare visto che gode anche di un buon numero di elettori ?? Perché giudicare sempre senza avere la controprova ?? Buon voto a tutti

    1. Il salto nel buio non è il salto nel vuoto.
      E’ un salto differente e non necessariamente negativo.

  5. Non è questione di trovare 10 minuti per andare a votare: per la gestione della res publica ogni cittadino dovrebbe investire tempo.

    Per leggere, informarsi, seguire le discussioni e poi ovviamente anche votare.

    Ma non è coi 10 minuti dedicati a recarsi al seggio che uno mette a posto la propria coscienza civica.

    Informatevi e poi prendete una scelta; se dovete scegliere a caso, tanto vale non andarci alle urne.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo