Mentre la politica, da tutte le parti, si arrovella e si scontra sul cantiere in corso per i nuovi giardini a lago e la data di riapertura (qui tutte le cronache), ecco arrivare una gentile, nostalgica e amorevole lettera (firmata) da una lettrice.
Un racconto del tempo che è stato in una Como che certamente non tornerà. La pubblichiamo integralmente, poiché ogni testimonianza è un mattoncino di valore che non disperde il passato:
Come era bello nelle giornate primaverili o estive, passeggiare nei giardini pubblici, sedere su una panchina al fresco ombroso degli alberi, vedere bimbi giocare, qualche cane rincorrere una palla, una coppia di innamorati sbaciucchiarsi.
C’erano anche dei giochi ed un chiosco, nel caso venisse sete o per accontentare i capricci dei più piccoli. Tutte cose semplici, ma, non è forse nella semplicità che si ritrovano le cose rassicuranti di tutti i giorni… ed era pure gratuito, a parte i pochi spiccioli per un ghiacciolo.
Per i comaschi tutto ciò è solo un lontano ricordo, certo, i turisti i giardini non li hanno mai visti e quindi che gliene può importare che ci sia un cantiere tutto all’aria. Per chi si chiede perché tutto questo non si possa più fare, la risposta è una sola…la colpa è di qualcun altro.
A volte sembra di vivere in una pièce teatrale surrealista, invece purtroppo, è realtà. Ora ci resta solo da aspettare di vedere Disneyland-Como, ma non sarà alla portata di tutti, anzi, probabilmente di pochi eletti.
Che tristezza.
L.A.