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Attualità, Cultura e Spettacolo

A Como la bottega dei libri antichi di Gabriele, tra mistero e proibito: “La mia vita fra aste, collezioni e amore per la cultura”

Una passione, quella per la storia, nata all’Università Statale di Milano. E così, una volta ottenuta la laurea in Lettere e Filosofia, Gabriele Maspero ha già deciso: la sua professione sarà quella di libraio antiquario. Un mestiere che grazie anche a film e libri, ha sempre avuto un alone di mistero.

C’è chi infatti si immagina dei novelli Indiana Jones alla ricerca di volumi perduti nella notte dei tempi o di tomi contenenti formule magiche. Anche se non è proprio così, va detto che si tratta di un mestiere affascinante dove il duro lavoro e ovviamente anche una dose di fortuna costituiscono alcuni degli ingredienti base. A raccontarci questa mestiere è Gabriele Maspero, canturino con studio e negozio a Como, in via Cadorna, che da giugno 2020 è anche presidente di Alai (associazione librai antiquari d’Italia), fondata nel 1947, che raggruppa 101 librerie sparse su tutto il territorio nazionale. “Grazie al suo Codice etico e a strette regole di ammissione, assicura assoluta competenza e professionalità nel campo dei libri antichi, delle stampe, delle carte geografiche, dei manoscritti e della grafica”, spiega Maspero.

La passione per la storia dunque come spinta propulsiva. “Esatto. Da sempre sono affascinato dalla storia e mi ci sono dedicato con passione. Tra le vari influenze subite (stiamo parlando dei primi anni 2000), c’è anche un film sul tema, ovvero la “Nona Porta” di Roman Polansky”.  Una pellicola dove un esperto di libri antichi – interpretato da Johnny Depp – veniva ingaggiato da un misterioso collezionista per recuperare due delle tre copie esistenti de “Le nove porte del regno delle tenebre”, contenenti delle formule in grado di evocare il diavolo.

“Ecco a me non è mai capitato niente di simile – scherza Maspero – Ma in ogni caso il mistero e la bellezza contenuta nei vecchi testi è indescrivibile”. Anche perché si tratta di volumi “preziosi, per i quali esiste un mercato, sia in Italia che all’estero. Tutti noi abbiamo il sogno di imbatterci in qualcosa di rarissimo e preziosissimo ma non è così semplice. Ciò che appaga è poi l’impegno costante e il fascino dal punto di vista culturale oltre che l’orgoglio di maneggiare testi già sfogliati o scritti da personaggi illustri”. La passione di Maspero è per le edizioni italiane dell’Età dei Lumi e della Rivoluzione, epoca cruciale di fermento politico e filosofico per la nascita della modernità.

E parlando con il presidente di Alai ben si comprende la passione che sta alla base della professione e che emerge con forza nei racconti. “Commerciare libri rari regala emozioni contrastanti. Da un lato c’è spesso il rimpianto, magari dopo aver venduto titoli che si sarebbero potuti valorizzare di più. Ricordo un album di prospettive incise in rame da Piranesi che fece sobbalzare metà delle botteghe romane. Ero a Saluzzo a valutare un’eredità quando i postini recapitarono il mio catalogo nel Lazio, e dovetti abbandonare l’affare in corso visto lo squillo continuo del telefonino: tutti volevano lo stesso album, e offrivano più del prezzo di listino, ma ormai era venduto. D’altro lato in queste avventure librarie c’è anche molta gioia, in particolare quando si acquista, magari a caro prezzo, un’opera o un’intera biblioteca contesa da altri. Ricordo un nobiluomo che, per vendermi la sua collezione risorgimentale, mi mise in competizione con una casa d’aste, e mi toccò raggiungere la Franciacorta per quattordici volte: quattordici pranzi, quattordici strette di mano. Non calcolai mai il gasolio impiegato”.

Maspero predilige l’antico e le civiltà tradizionali, quindi un esempio di libro “per me emozionante è stato l’Irmologion del libraio Leoncini (Venezia 1585). Era una bella testimonianza della cultura bizantina in Italia sopravvissuta dopo la caduta dell’Impero, e dei continui rapporti dei Veneziani con il Levante. Ma ho avuto tra le mani anche opere più antiche, come il De Civitate Dei di Sant’Agostino in un’edizione stampata nel 1475, oppure l’editio princeps delle Epistole familiares di Petrarca del 1494. Recentemente, toccando argomenti più frivoli, ho avuto a che fare con uno dei migliori libri sugli scacchi, di Damiano da Odemira (1524), che tra l’altro insegnava come giocare con gli occhi bendati. Intrigante anche il Libro della ventura di Lorenzo Spirito, un testo proibito che tramite il lancio dei dadi indovina il futuro del lettore: ne ho una copia manoscritta del XVIII secolo, visto che non poteva essere stampato. Sul fronte dell’economia politica, invece, qualche anno fa ho per esempio pescato da un collega distratto un’edizione importante di Adam Smith, The theory of moral sentiments (London 1761), dove l’economista espone per la prima volta la sua dottrina del bene comune come perseguimento dell’interesse personale”.

Sicuramente prima dell’avvento di internet o comunque dell’uso così massiccio del web, come accade adesso “era più faticoso il nostro lavoro ma anche più coinvolgente. Ricordo tanti viaggi fatti da solo in auto, con destinazione Germania o Austria, per andare ad aste di libri, per visionare collezioni private o altro. Adesso il tutto si è semplificato con il web ma anche rischioso. Non basta infatti scattare due foto dei volumi e metterle su qualche motore di ricerca per venderli. Bisogna fare attenzione. E noi, sia a livello personale che come associazione ci battiamo proprio per creare delle regole che tutelino il cliente e anche i venditori”. Dialogando con Maspero si scopre inoltre che la categoria è molto ristretta. In tutto il mondo si contano 1600 librai antiquari. Cento in Italia, suddivisi in prevalenza tra Piemonte, Lombardia e Emilia. A livello mondiale, il maggior numero è presente in Inghilterra con una fortissima concentrazione – siamo sui 300 negozi – nella sola città di Londra. “Ad ogni modo, visto che sono di Cantù, rimango affezionato all’unico libro antico sulla mia città, Monumenti e fatti politici e religiosi del borgo di Canturio del prevosto Annoni (Milano 1835). Ne posseggo un esemplare da lasciare ad ogni figlia, ma per ora loro preferiscono Harry Potter”.

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