Una doccia gelata ha colpito lo stabilimento della Affaba & Ferrari di Borgo San Giovanni. L’azienda, storica realtà lodigiana specializzata nella produzione di tappi in plastica per il settore alimentare e oggi parte del colosso multinazionale americano TriMas, ha proceduto al licenziamento immediato di tre dipendenti. La decisione, comunicata senza alcun preavviso, ha innescato una dura protesta sindacale che minaccia di bloccare l’intera produzione.
La cronaca: licenziamenti via lettera e cancelli presidiati
Lunedì mattina, tre lavoratori hanno ricevuto la notifica del provvedimento motivato da una “riorganizzazione per ragioni di mercato”. Tecnicamente, l’azienda ha invocato il giustificato motivo oggettivo dovuto alla soppressione delle mansioni.
La reazione dei colleghi è stata immediata:
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60 lavoratori in presidio: circa i due terzi della forza lavoro (90 dipendenti totali) hanno incrociato le braccia.
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Assemblea permanente: il confronto è iniziato nel parcheggio aziendale per poi spostarsi davanti ai cancelli dello stabilimento.
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Solidarietà diffusa: Lo sconcerto deriva dal fatto che, nonostante un calo produttivo fisiologico negli ultimi mesi, la proprietà non aveva mai ventilato l’ipotesi di tagli al personale.
Il caso TriMas: da Lodi a Vicenza, è scontro con i sindacati
Il caso di Borgo San Giovanni non sembra essere un episodio isolato. Secondo quanto emerso durante la mobilitazione, una dinamica speculare si è verificata nello stabilimento del gruppo in provincia di Vicenza, dove sono stati registrati altri tre licenziamenti con le medesime modalità.
Le organizzazioni sindacali contestano duramente la legittimità della procedura: “Il licenziamento è illegittimo perché non è stata seguita la corretta procedura di legge e non c’è stata alcuna comunicazione preliminare”, denunciano i rappresentanti dei lavoratori.
Le richieste: ritiro immediato o blocco della produzione
Il sindacato ha posto un ultimatum chiaro alla dirigenza di Affaba & Ferrari e al gruppo TriMas: il ritiro immediato dei licenziamenti. In assenza di un passo indietro da parte della proprietà, la mobilitazione proseguirà con il blocco totale delle attività produttive.
L’acquisizione della storica impresa famigliare lodigiana da parte della multinazionale statunitense, avvenuta pochi anni fa, sembra essere arrivata a un punto di rottura nelle relazioni industriali, mettendo in discussione la stabilità occupazionale di un territorio già provato dalle trasformazioni del settore manifatturiero.