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Attualità, Economia

Aziende e tsunami bollette, Shanti Rigamonti: “I gestori non vogliono più rifornire le Pmi, ecco perché”

“L’aumento delle bollette è uno tsunami per le aziende energivore e gasivore”. Shanti Rigamonti, Amministratore Delegato della notissima Tintoria e Stamperia di Lambrugo Spa, non cerca la via lunga e parla con estrema chiarezza, peraltro facendosi, involontariamente ma centratamente, voce di migliaia, di imprenditori della filiera tessile locale e non solo. E’ il tema dei temi che accompagna il dibattito economico, finanziario e politico da inizio anno, l’impennata mostruosa dei costi energetici sta impattando sul sistema produttivo del Paese e prestissimo, il freddo è alle porte, anche sulle tasche dei singoli cittadini. Le radici della questione affondano a più di un anno fa, quando sono state percepite le prime avvisaglie. “Abbiamo visto già da luglio 2021 – spiega la manager – un movimento chiaro che ha portato all’impennata sempre più forte. Inoltre molte aziende non hanno beneficiato del rinnovo di contratti a prezzo fisso, bisogna considerare che si arrivava da costi relativamente bassi del 2020”.

Invece adesso?
Noi paghiamo gas e elettricità a prezzi dieci volte superiori. Sono costi che prima pesavano il 10% sul volume d’affari, ora il 30.

Non tutte le aziende inoltre possono ridurre i ritmi produttivi per contenere l’impatto.
Noi per esempio lavoriamo su tre turni che non possono essere cambiati come hanno fatto altri. Il ciclo continuo non può essere ottimizzato e comunque energia e gas non hanno tariffazioni diverse tra notte e giorno o nei fine settimana.

E il lavoro non manca.
Abbiamo ordini alti, siamo a regime con la produzione, soddisfiamo le richieste. Così abbiamo condiviso la criticità coi clienti e ribaltato una quota minimale dei costi su di loro.

E gli aiuti dello Stato?
Il credito d’imposta è stato prima del 10 e poi del 25%, quindi solo un quarto del costo abnorme che bisogna affrontare. Non è possibile fare economia di scala, la parte dei costi rimane in capo all’azienda e impatta sulla marginalità. Quindi, in generale, un’azienda o produce una compressione delle spese o chiude. Non è il nostro caso ma la fluttuazione dei prezzi impone una riflessione.

La prospettiva?
Interrogarsi su come e se il mercato assorbirà gli aumenti, con l’accensione dei riscaldamenti e l’aumento delle bollette i consumi avranno un crollo significativo e ci sarà una contrazione delle richieste. L’idea è dunque che il mercato non potrà continuare ad assorbire i rincari. Considerando anche l’inflazione diciamo che novembre e dicembre saranno mesi critici.

C’è il tema della filiera che non distribuisce i rincari in modo equo.
I brand devono iniziare ad assorbire i costi, la percentuale d’aumento per loro è minima. Ci deve essere un riequilibrio costante e reale dei costi di filiera. Il tessile da questo punto di vista è cristallizzato e chi sta a monte subisce tutta la gravità della situazione.

I gestori di gas e luce come si stanno muovendo con le aziende?
E’ un aspetto critico, le aziende elettriche e del gas hanno dato chiari segnali: non vogliono rifornire le Pmi. Alcuni imprenditori hanno fatto richiesta di rinnovo del contratto, o delle offerte, e si sono sentiti dire di no. Non è il nostro caso ma succede, eccome.

Perché?
I gestori sono stati trasparenti, se aumentano i costi dell’energia aumenta il livello di rischio delle imprese, soprattutto se le bollette passano da 30 a 300mila euro. Inoltre va sottolineato che i conti sui fattori di rischio delle aziende sono stati fatti sui bilanci degli anni Covid che però, oggettivamente, non andrebbero presi in considerazione.

Cosa succede a chi non ottiene nuovi contratti?
Alcune imprese nostre concorrenti sono finite sul mercato garantito. Ci sono aziende solide, puntuali nei pagamenti e con liquidità a disposizione che per il rinnovo dei contratti si sono sentite chiedere fidejussioni a 3 o 4 mesi, depositi cauzionali o addirittura bollette pagate in anticipo. In alcuni casi nemmeno dicendosi disponibili ad accettare queste condizioni hanno ottenuto il contratto. Prima nel mercato garantito ci finivano i cattivi pagatori, ora anche società che stanno bene ma che secondo il gestore sono a rischio.

Che alternative ci sono?
Sospendere o comprimere la produzione, avviare la cassa integrazione. Ma per un’azienda come la mia che è a regime, rinunciare al lavoro e aprire gli ammortizzatori sociali di fronte alla presenza di ordini è aberrante.

In generale quanto si può tirare avanti così?
Siamo già oltre l’accettabile, la crisi energetica è partita l’autunno scorso, gli incentivi statali sono lenti e con orizzonti temporali di due o tre mesi, privi di una visione strategica su mitigazioni a livello europeo. Noi stringiamo i denti, abbiamo investito sull’efficientamento e il monitoraggio dei consumi. Questo ci mette in una posizione privilegiata rispetto ad altri.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO

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3 Commenti

  1. Nel frattempo I COMPETENTONI DI BRUXELLES…… ORGANIZZANO PER IL…. 24 NOVEMBRE… UNA NUOVA RIUNIONE…. DOVE… NON… DECIDERANNO NULLA!!!!
    XELINQUENTI STRAPAGATI COI NOSTRI SOLDI

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