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Chiudere Borgovico? “Anche no, grazie. Non siamo Montmartre, nemmeno artisti decadenti. Vogliamo lavorare”

Dell’ipotesi-sogno di chiudere via Borgovico vecchia nelle sere dei weekend estivi abbiamo parlato più volte.

L’ultima poche ore fa, quando abbiamo riportato le parole della portavoce dell’associazione Borgovico Street Ester Negretti che ha raccontato come, a fronte di un Comune disponibile a partire immediatamente con questa iniziativa e nonostante le garanzie di poter raggiungere in ogni caso abitazioni e negozi con l’auto, un gruppo di residenti si sia dimostrato ancora perplesso tanto da chiedere un nuovo incontro chiarificatore.

Legittima perplessità. Dialogo tra le parti.

Borgovico, il sogno delle chiusure la paura dei residenti. Negretti: “Nessun timore, solo nei weekend estivi” 

Il progetto, secondo l’associazione Borgovico Street, oltre a poter dare un po’ di respiro ai commercianti della via, rappresenterebbe l’occasione di sperimentare nuove forme di fruibilità anche in vista di una prossima riqualificazione della zona.

Ma, a strettissimo giro, ecco la replica di chi è contrario alla chiusura anche solo temporanea della via.

Un punto di vista altrettanto centrato, valido, e estremamente argomentato.

Perché via Borgovico incarna molte anime, tutte desiderose di fare il meglio questa strada-capolavoro. Per questo ogni voce merita attenzione.

Difficile dire, da semplici narratori, quale sia la scelta migliore ma speriamo che questo sia l’inizio di un dialogo proficuo.

Riportiamo l’intervento integrale:

Borgovico: l’incubo della chiusura o zona ztl.

Non si tratta di prudenza.

Si tratta di una vera e propria presa di posizione da parte di commercianti, professionisti e residenti contro una eventuale chiusura della via o limitazione al traffico – scrive a ComoZero Giada Pappalardo a nome del gruppo di lavoratori e abitanti della via – il progetto presentato in Comune dall’Associazione Borgovico Street è in stand by in quanto non condiviso dalla maggioranza dei commercianti, professionisti e residenti, i quali, una volta appresa la notizia di una eventuale chiusura della strada, hanno immediatamente manifestato la propria contrarietà e hanno richiesto una riunione d’urgenza per ripensare a un progetto da zero.

D’altra parte, bar e ristoranti, da varie settimane, stanno già usufruendo degli spazi pubblici concessi dal Comune gratuitamente per ospitare più clienti all’aria aperta quindi non c’è motivo di modificare la viabilità né di privarsi della facilità di accesso.

Il lockdown ha dimostrato che l’economia non è un trattore e quando chiudi poi non è cosi facile riaprire. Gli esperimenti possono distruggere un sistema economico.

Ci rendiamo conto che parole come “sostenibilità” “eco” “vivibilità” vadano di moda ma bisogna anche essere concreti e comprendere che tali concetti così altisonanti non sono identicamente declinabili a qualsiasi via o strada.

La via Borgovico non è Montmartre e non è una via di soli pittori o vignettisti, ma brulica di attività economiche e non si può pensare di trasformare una associazione di via in un movimento artistico-decadente.

Quasi tutti gli esercizi, infatti, a gran voce, rivendicano la possibilità di poter continuare a rimanere facilmente accessibili per i propri clienti, sempre più preziosi di questi tempi.

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