Dopo aver impugnato davanti al Tar il parere del 5 febbraio scorso con qui la Soprintendenza salvò – o almeno ha salvato finora – i ciliegi di via XX Settembre, il sindaco di Como Alessandro Rapinese ha tirato un’altra frecciata all’ente.
“Non è che i ricorsi vanno bene solo quando sono contro Rapinese – ha esordito sul tema durante la trasmissione di Etv di ieri sera – La Soprintendenza aveva detto sì (al progetto originario che prevedeva l’abbattimento dei ciliegi di via XX Settembre, ndr) e quando ha cambiato idea ha dato motivazioni che nessuno comasco conosceva, ad esempio che erano simbolo della pace. Ma non c’è un documento: sfido un comasco a dire che via XX Settembre era la via della pace. Gli avvocati hanno detto che non riscontrano nessun documento come motivazione, negli archivi di Palazzo Cernezzi non c’è niente. Allora abbiamo fatto un accesso agli atti in Soprintendenza e non ci danno niente, ma io non posso fare una delibera dando una motivazione non riscontrabile”.
E ancora: “Abbiamo chiesto alla Soprintendenza: hey, mi dai un documento che lo dimostri? E non l’ha dimostrato, però non puoi scrivere quello che vuoi in un atto pubblico”.
Infine, dopo aver premesso “il massimo rispetto per la Soprintendenza”, ecco la frecciata conclusiva, questa volta relativamente all’attesa per il parere richiesto su quali piante mettere lungo il cannocchiale del Tempio Voltiano: “Io so che la Soprintendenza, quando l’ha incontrata Gaddi (ai tempi del parere che salvò gli alberi, ndr), in 2 ore scambiavano messaggi. Ora sono sicuro che risponderà con le stesse tempistiche…”.