Il Consiglio provinciale boccia la proposta di razionalizzazione degli Istituti Comprensivi proposta dal Comune di Como “in quanto prive degli elementi richiesti dalla normativa e dalle indicazioni regionali”, come si legge nella proposta di determina votata all’unanimità con il solo voto contrario del sindaco di Como Alessandro Rapinese, collegato in streaming.

Le ragioni di questa scelta, elencate nel corso della riunione di stasera a Villa Gallia, sono quindi strettamente legate a quanto stabilito dalle norme regionali in materia di scuole e, in particolare, “non risulta raggiunta l’intesa con le scuole richiesta dalla DGR n. XII/6621 del 27.07.2026. Invero, gli istituti interessati, pur confermando la disponibilità a confrontarsi con l’amministrazione comunale per condividere gli interventi di riassetto della rete scolastica cittadina, hanno formalmente manifestato il loro motivato dissenso sulle soluzioni proposte, dissenso di cui la deliberazione comunale non dà conto”.

Il riferimento è, in particolare, alla relazione contraria delle dirigenti scolastiche dell’IC Como Borgovico e Como Nord, le note formulate dai presidenti di buona parte dei Consigli d’Istituto cittadini a cui si aggiunge quella della referente di plesso della materna di via Zezio.
A queste, riporta il documento del Consiglio provinciale, si aggiunge la nota del Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale (ex Provveditorato) Imerio Chiappa che ha dichiarato che “Non può infine essere condivisa la decisione di chiudere o spostare i plessi quando la loro attuale popolazione scolastica consente ampiamente la formazione di classi e sezioni, e se viene proposta senza intese con le scuole. Comporterebbe infatti un rilevante impatto sociale su interi quartieri privati dei punti di erogazione del servizio, non è sostenuta da garanzie di adeguatezza degli spazi e insiste ancora una volta sulle stesse sedi oggetto di contenzioso amministrativo”.

Su questa decisione è inoltre pesato il fatto che sia per la scuola materna di salita Cappuccini che per la primaria Corridoni è ancora in corso una valutazione da parte del Consiglio di Stato e che “per le modifiche relative agli altri istituti comprensivi aventi sede nel Comune di Como mancano le deliberazioni di tutti i Comuni coinvolti e, nel caso di spostamenti o chiusure di plessi, le necessarie intese con le scuole”.

Ora la palla passa nelle mani della Regione a cui, entro fine anno, spetta la decisione finale riaprendo, però, anche il dialogo con il Comune per consentire di apportare, se lo volesse, le modifiche richieste prima del provvedimento definitivo. In alternativa, se non si raggiunge un accordo entro i termini del piano di dimensionamento scolastico regionale, l’assetto attuale degli istituti rimarrà invariato per il prossimo anno scolastico.
Il progetto del Comune, che avevamo raccontato qualche settimana fa, prevedeva la riduzione degli Istituti Comprensivi cittadini dagli attuali 8 a 5, oltre a ribadire l’intenzione di chiudere l’asilo Carluccio di via Volta e la primaria Corridoni di via Sinigaglia, a cui si aggiungerebbe la riapertura della materna di Ponte Chiasso – la cui chiusura era stata fortemente voluta dall’amministrazione Rapinese solo tre anni fa – per accogliere i bambini dell’asilo di Monte Olimpino dove i lavori di ristrutturazione non sono mai iniziati.
Idea fortemente contestata non solo dalle opposizioni, ma anche da insegnanti e famiglie che, tra appelli e lettere, avevano dato vita a una protesta nel cortile di palazzo Cernezzi durante la seduta del Consiglio Comunale nel quale, tuttavia, il documento era passato grazie a una maggioranza come sempre compatta, nonostante qualche scricchiolio con le astensioni di tre consiglieri.
