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Como, il voto sulle scuole: tre consiglieri di Rapinese si astengono. E il sindaco ‘sfiducia’ Roperto per 3 ore

La riorganizzazione della rete scolastica di Como è stata infine approvata ieri sera in consiglio comunale (qui trovate i dettagli). Sottolineata dalla protesta dei fischietti andata in scena sotto l’aula consiliare, il momento di schiacciare i bottoni in aula ha comunque riservato qualche piccola sorpresa.

Tre per la precisione, che corrispondono ai nomi di Milo Casati, Arianna Pellegatta e Camilla Veronelli. Ovvero altrettanti consiglieri della lista Rapinese Sindaco che si sono astenuti sulla delibera che modifica l’assetto scolastico a Como. Una presa di distanze dalle scelte del primo cittadino, pur senza arrivare alla rottura vera e propria.

A illustrare la delibera in un interminabile show di mossette, imitazioni, caricature e sfottò, cioè praticamente con tutto il suo bagaglio teatrale ormai ben noto, è stato sindaco di Como Alessandro Rapinese. Compatte, sul fronte opposto, le opposizioni che hanno votato contro il provvedimento.

Ma se è vero che fin qui non c’è nulla di nuovo, non si può non rimarcare l’evidentissimo dato politico mostrato da ciò che è accaduto in consiglio comunale ieri sera. Cioè la plateale sfiducia espressa dal primo cittadino nei confronti dell’assessore alle Politiche educative Nicoletta Roperto, della quale peraltro praticamente tutti i partiti di minoranza chiedono le dimissioni.

Che le figure degli assessori, nella giunta di Como, siano sostanzialmente ornamentali è ampiamente noto. Tanto è vero che persino sul sito istituzionale di Palazzo Cernezzi si legge una frase che ha del comico: “Ogni materia non conferita con delega ai singoli Assessori rimane in capo al Sindaco”.

Ma se già questa dichiarazione di onnipotenza non bastasse – e non è bastata, visto che nel febbraio scorso il primo cittadino tolse comunque altre due competenze importantissime agli assessori Colombo e Cappelletti, arrivando ad assommarne un numero oggettivamente assurdo -, si diceva, se questa situazione paradossale non fosse sufficiente, ecco un ulteriore elemento grottesco.

Tra le poche deleghe lasciate (almeno formalmente) da Rapinese ai componenti del suo esecutivo, ce n’è una piuttosto di peso: quella alle Politiche educative, che per l’appunto fa capo alla vicesindaco Nicoletta Roperto. La quale, dunque, dovrebbe occuparsi direttamente anche di reti scolastiche e organizzazione.

Eppure, anche ieri sera in consiglio, all’assessore non è stato permesso dire nemmeno una parola. Nemmeno una. Ridotta da Rapinese a spettatrice dei suoi folcloristici interventi, la titolare di una delle pochissime deleghe con un minimo di significato non è nemmeno stata presa in considerazione per affrontare una discussione importante come quella sulla riorganizzazione degli istituti comprensivi.

Il tempo c’era: il confronto sulla questione è durato oltre 3 ore. Eppure, il sindaco non ha ritenuto che la titolare di una delle pochissime deleghe che il primo cittadino non ha assorbito in se stesso e fuso con il suo ego fosse meritevole di esprimere un pensiero, di illustrare la riforma, di ribattere agli attacchi dell’opposizione. Lui in piedi, lei seduta alla sua immediata sinistra, silenziosa per oltre 180 minuti. Su una materia (teoricamente) di sua diretta competenza. Se non è sfiducia politica questa, difficile trovare altre definizioni.

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