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Como, città nemica delle fontane: regalate, abbandonate, coperte. Rovi: “Meglio puntare su altro”

Ma quale città d’acqua, al massimo città di lago, quella sì, ma se si parla di fontane e fontanelle… nella storia di Como ci sono soltanto una serie di brucianti sconfitte e non solo negli ultimi anni. La riflessione è di Guido Rovi, il professor Rovi, 40 anni, docente di Storia dell’Arte e Disegno al Gallio, un’esperienza recente in consiglio comunale con la lista Civitas, in staffetta con Bruno Magatti. L’ultimo episodio della lunga scia di sconfitte, quando si parla di fontane e fontanelle a Como, riguarda piazza Grimoldi. I due “vasconi”, che a dire il vero, non convincevano neppure la Curia ai tempi dell’inaugurazione firmata Lucini-Gerosa sono diventate dei vasi di fiori. Manutenzione difficile che spessissimo li ha fatti diventare acquitrini infestati da alghe e rifiuti gettati da maleducati di passaggio. Ora il Comune ha detto basta.

Rovi ricorda bene i precedenti. Il laghetto di via Cairoli? Interrato ed eliminato. Le fontanelle di piazza Cavour? Spente. Certo non è che fossero proprio opere d’arte, il tremendo soprannome “bidet” che qualcuno gli aveva subito affibbiato la dice forse lunga.
“Ma a parte la Fontana di Villa Olmo, che è l’unica storica, quante fontane in città hanno avuto una manutenzione continua? – si chiede Rovi – Non che quella ne abbia ricevuta moltissima in passato, ma con i restauri almeno è rinata. Quella di via Garibaldi è sempre senz’acqua, ma almeno è una scultura – spiega – quella dei giardini a lago è in demolizione, il mascherone in cemento che imita i mostri di Bomarzo sopravvivrà ad una incuria almeno ventennale. Villa Geno? Gli articoli negli anni sulle volte che non va, non si contano, ma è poi un getto d’acqua”.

Poi ci sono i casi ancora più eclatanti ricordati dal prof, come “la fontana pseudo rinascimentale di piazza Cavour, venduta e spedita nel Bronx.

E infine quella di Camerlata, che periodicamente fa scandalo perché ciclicamente non viene pulita e sistemata (l’ultima pulizia comunque risale all’anno scorso dopo anni di attesa, dunque il problema sarà la prossima Ndr). Per piazza Grimoldi era destino o solo questione di tempo finire a far compagnia alle altre?” L’elenco potrebbe proseguire con l’altra fontana dei giardinetti di viale Geno o quelle galleggianti sul lago, quelle a terra del lungolago “Zambrotta – Amici di Como”, l’ex fontana di piazza Gobetti.
“Altre città italiane, europee e nel mondo riescono invece a conservarle, pensate al Castello Sforzesco di Milano”.

Perché a Como le fontane invece diventano soltanto un problema?
Non credo si tratti di mala-politica, non è il sindaco che sceglie il progetto di una fontana, anche se poi se ne prende il merito o le colpe. Qui è una questione di tecnici e di progettisti, che, evidentemente, non sono in grado di immaginare il futuro di un progetto soggetto a obsolescenza. Nulla è eterno e se, nel pubblico, qualcosa richiede una manutenzione costante, state sicuri che prima o poi non funzionerà più.

Esistono esempi anche virtuosi nell’arredo urbano?
Certo. Pensate ai giochi di cemento armato ai giardini a lago, progettati da Ico Parisi. A qualcuno non piaceranno, ma sono lì da sempre. Sono stati progettati per durare nel tempo. Le panchine di legno di piazza Volta, invece, probabilmente già il giorno dell’inaugurazione si sapeva che avrebbero avuto una vita difficile. La stessa fontana di Camerlata di certo non era stata progettata per essere messa lì, ma in mezzo a una piazza così trafficata, richiederà sempre interventi di manutenzione.

Quindi le fontane, meglio non farle del tutto?
No dai non ho detto questo, ma diciamo che forse è meglio focalizzarsi su altro. Su quello che già c’è. Avete mai notato i capitelli e altri manufatti posati tra gli alberi a giardini a lago? Sono diventati tavoli e sedie improvvisati, se non latrine. Basterebbe valorizzarli per quello che sono invece. Con dei podi di cemento alla De Chirico, in pratica a costo zero. Magari anche sul nuovo lungolago che invece è un grande spazio vuoto senza alberi. L’arte non si deve vedere soltanto nei musei, peraltro chiusi. Invece anche i progetti più alti si vanificano se non si fa lo sforzo di guardare alla manutenzione necessaria. Io sono più per la logica del riuso e di guardare e valorizzare meglio quello che si ha.

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